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Italia a rischio "deriva feudale"
Ma uscire dal declino è possibile
di ROSARIA AMATO

ROMA - Un Paese neofeudale governato da un premier che, "come gli imperatori tedeschi, regna ma non governa". Una società che riflette la logica dei reality televisivi, dove per eccellere possono bastare "un’infarinatura di tutto e una conoscenza di niente", purché si abbia "grinta" o si vada "al di sopra delle righe o delle regole". Una grande voglia "di lasciarsi alle spalle quell’atmosfera di declino" che grava sull’Italia ormai da diversi anni, e che deve però fare i conti con "ritardi, con le fragilità strutturali ma soprattutto con una classe dirigente inadeguata". E’ così che l’Italia appare nel Rapporto 2007 presentato stamane a Roma dall’Eurispes.

Spinta all’innovazione e desiderio di conservazione
Se nell’edizione del 2006 del Rapporto si parlava di declino quasi inesorabile, quest’anno si segnala invece la "spinta interiore" del Paese, intesa come "il desiderio cosciente di guarire da una affezione", spiega il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, citando Spinoza. Però si riscontra anche "una spinta altrettanto forte alla conservazione", alimentata dalle "resistenze di coloro che considerano l’innovazione, le riforme e il cambiamento come un pericoloso nemico capace di mettere in discussione i vantaggi e le rendite di posizione acquisite nel tempo", osserva Fara.

Italiani leggermente più ottimisti per il 2007
I sondaggi Eurispes sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni hanno rilevato un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente. Se infatti nel 2005 il 49,2 per cento aveva dichiarato una "sfiducia generalizzata" nelle istituzioni, tale percentuale nel 2006 scende al 46,7 per cento. Raddoppia inoltre, passando dal 4,1 al 9,9 per cento, la percentuale di coloro che si dichiarano maggiormente fiduciosi. In dettaglio, gli italiani si fidano molto del presidente della Repubblica (63,2 per cento), poco (38,1 per cento) o niente (28,6 per cento) del governo (ma anche in questo caso si registra un miglioramento di pochi punti percentuali), poco del Parlamento e della magistratura. Si fidano molto delle associazioni di volontariato (78,5 per cento), delle forze dell’ordine (73,5), della Chiesa e delle altre istituzioni religiose (60,7 per cento, in calo tuttavia rispetto al 66,1 per cento del 2006).

Il ceto medio tra indebitamento e scelte low cost
Nell’analizzare le difficoltà del ceto medio, schiacciato dal declino economico del Paese e da quella che viene descritta come "una struttura a deriva feudale", il Rapporto Eurispes evidenzia però anche dei tentativi di "emersione". Innanzitutto è leggermente migliorata la percezione della propria situazione economica: a definirla stabile è il 56 per cento degli intervistati, ed è la prima volta in cinque anni che tale percentuale non cresce rispetto all’anno precedente, segnala il Rapporto.

Questo non significa che ci siano miglioramenti, significa soprattutto che il ceto medio ha elaborato alcune strategie di sopravvivenza. Da un lato il credito al consumo, in costante aumento (solo quello erogato dalle banche è cresciuto tra il 2002 e il 2006 del 77 per cento): l’Eurispes stima che il ricorso delle famiglie a questo tipo di prestiti aumenterà nel 2007 dell’11,9 per cento, e il ricorso ai mutui dell’11,6 per cento.

Dall’altro, si fa sempre più spesso ricorso a scelte che l’Eurispes definisce in blocco ’low cost’, citando Ryanair per i viaggi aerei, Ikea per l’arredamento, Skype per la telefonia. E segnalando fenomeni in crescita, come quello del ’couchsurfing’, che permette di viaggiare a costo zero dando in cambio la propria disponibilità per "lavori di casa, preparazione di piatti tipici della propria nazionale e la promessa di ricambiare l’ospitalità".

La criminalità temuta più delle difficoltà economiche
Per la prima volta dopo molti anni, rileva l’Eurispes, al primo posto tra le preoccupazioni degli italiani non c’è più l’elevato costo della vita ma la criminalità organizzata. Infatti un italiano su cinque (il 19 per cento degli intervistati) è stato vittima di almeno un realto nel 2006: nel 21,7 per cento dei casi si tratta di furti in casa o furti dell’automobile o del motorino, seguiti da scippi e borseggi e minacce. In testa ci sono però (27 per cento) le truffe, dalle clonazioni di carta di credito o bancomat alle truffe su Internet.

E’ tramontata l’idea della legalità
A rendere più minacciosa la criminalità per gli italiani è la percezione che l’Italia sia un paese nel quale "è tramontata un’idea condivisa di legalità". Il 22 per cento degli intervistati ritiene che questo sia dovuto al deterioramento del tessuto socio-economico.
Fa sempre più paura inoltre la criminalità organizzata: un quinto degli omicidi in Italia è "mafioso". L’Eurispes ha anche elaborato un "indice di penetrazione mafiosa", che vede al primo posto Napoli, al secondo Reggio Calabria e al terzo Palermo.

Una rivoluzione culturale per uscire dal declino
Di cosa ha bisogno l’Italia per uscire da quello che l’Eurispes definisce senza mezzi termini come "un quinquennio di declino vero"? Il Rapporto dà alcune indicazioni: una maggiore equità fiscale, "scoprendo tutte le carte truccate del meccanismo impositivo nazionale, fatto non solo di sommerso ed evasione fiscale, ma anche di forme elusive sfruttate con grande maestria e sapienza da singoli e società". L’Eurispes ha calcolato che nel 2007 "il maggior carico per gli onesti sarà tra 9,5 e 10 punti percentuali in più rispetto alla pressione consueta". Cioè chi paga le tasse le pagherà ancora di più per chi non lo fa e non lo farà.

Ancora, l’Istituto suggerisce un efficace riordino del sistema pensionistico, un nuovo patto tra famiglie e imprese che passi anche attraverso una netta divisione tra flessibilità (vera) e precarizzazione, e una valorizzazione del capitale professionale e umano. E ancora, una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione e della giustizia, e una efficace politica dell’immigrazione. "Una rivoluzione culturale e politica nello stesso tempo di cui l’Italia ha un enorme bisogno", conclude Fara. Per non sprofondare ancora di più in "un declino economico, sociale e morale che a qualcuno fa paventare il pericolo di una deriva populista e demagogica".

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