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Cercava lavoro, finì a Dachau: il primo italiano ucciso nei lager di JENNER MELETTI
INNSBRUCK - Era stato uno dei primi a partire, Cristiano Carri da Castelnuovo. Voleva arrivare subito in quel Terzo Reich che sembrava lEldorado: un operaio specializzato veniva pagato 3.000 lire al mese, contro le mille lire scarse degli operai italiani. E poi la Germania era il Paese di Hitler e del suo Patto di ferro con Mussolini.
Befreundete Auslander, stranieri amici, così venivano chiamati gli italiani che prendevano il treno organizzato dal sindacato fascista. Cristiano Carri è partito nel 1938 ma è caduto presto in disgrazia. Non si sa di quale colpa si sia macchiato, fra quelle per le quali gli italiani venivano messi sotto inchiesta: "Indisciplina, abbandono del lavoro, licenziamento, scarso rendimento". Si sa solo che il 21 settembre 1940 viene internato a Dachau, matricola 19988. Due anni di lavoro forzato e di fame e luomo diventa una larva. Su una corriera del "trasporto invalidi" viene portato al castello di Hartheim - un centro per leutanasia, dove già erano stati uccisi bambini handicappati e malati di mente - e messo nella camera a gas. E il 12 ottobre 1942. Cristiano Carri, che avrebbe compiuto 34 anni un mese dopo, è il primo italiano avvelenato dai gas. Anche la sua vita è stata giudicata, come diceva Hitler, Ballast-Existenzen, unesistenza insignificante.
Non è certo il solo, loperaio di Castelnuovo, a finire nei lager delle Ss quando Hitler e Mussolini ancora si stringono la mano nei cinegiornali Luce. "Studiando la deportazione dallItalia nei campi di concentramento e di sterminio - dice il professor Brunello Mantelli delluniversità di Torino - abbiamo scoperto che almeno 22 italiani sono già nei lager prima dell8 Settembre. E questi sono i primi numeri di una storia che ancora deve essere studiata a fondo".
Secondo il sindacato fascista, dal settembre 1938 allaprile del 1942 sono espatriati per recarsi a lavorare in Germania 253.869 operai delle industrie. Ma 30.665 di questi sono stati espulsi in Italia per indisciplina o scarsa produttività. "Non tutti - dice Brunello Mantelli che sullemigrazione nel Terzo Reich fra il 1938 e il 1943 ha scritto "Camerati del lavoro" - sono riusciti a superare il confine. Per molti si aprono le porte dei campi di concentramento, i Konzentrationlager o quelle degli Arbeitserziehungslager, i campi di educazione al lavoro".
Già alla fine dellottobre 1941 un funzionario dellufficio del lavoro dellacciaieria Hgw scrive che "in particolare dalle zone minacciate dai bombardamenti giungono quotidianamente a Innsbruck, dato che è territorio di confine, sbandati che hanno rotto il contratto di lavoro. Solo nelle ultime 8 settimane sono stati fermati oltre 4.000 italiani, e ci sono giorni in cui compaiono fino a 300 fuggiaschi".
LArbeitserziehungslager di Reichenau, alla periferia di Innsbruck, diventa uno dei più importanti del Reich proprio perché vicino al Brennero. Fino a ieri era anche uno dei meno conosciuti perché - dice il professor Erich Schreder di Innsbruck - "Reichenau resiste nella memoria nascosta di alcuni anziani e nelle poche pagine di alcuni storici. Tutti gli altri preferiscono dimenticare". Un giovanissimo allievo del professore, Johannes Breit, è riuscito però a trovare documenti che rompono il silenzio sul campo degli italiani.
"Era composto - dice - da 7 grandi baracche. E poi cera la Waschhaus, la casa dellacqua, che è stata inventata proprio qui a Reichenau. Getti dacqua gelata venivano lanciati contro gli internati fino a quando non perdevano conoscenza. Poi, appena si riprendevano, venivano chiusi in celle in cui si poteva stare solo in piedi". Sono venute alla luce cartelle cliniche dellospedale di Innsbruck ("Sono riuscito a trovare solo quelle del 43 ma sono alla ricerca anche di quelle del 41 e 42") che raccontano come tanti internati (Giuseppe Pavan di Vicenza, Emanuele Romanelli di Firenze, e altri italiani di cui non si conosce la città di origine, come Stefano Donei e Augusto Biselli) siano giunti "moribondi" allospedale, per gastroenterite, congelamento, polmonite. Non tutti resistevano allacqua gelata. Data dingresso in ospedale e data di morte quasi sempre coincidono.
"Altri italiani, come Silvano Leoni e Giuseppe Di Pastena sono stati impiccati, assieme a 5 russi, il 17 dicembre 43. Erano usciti dal campo per rimuovere le macerie dei bombardamenti e in una bottega distrutta avevano rubato un chilo di pane e un barattolo di marmellata".
E stata trovata anche la "lista delle punizioni", in vigore dal 41. 1) Niente cibo a chi commetteva uninfrazione. Se la baracca non denunciava il colpevole, niente cibo per tutti. 2) Corsa dentro al campo, 15 giri. Quando qualcuno cadeva sfinito, colpi di bastone per farlo rialzare. 3) Percosse - da 10 a 25 colpi - con tubi di acciaio, frusta o bastone. 4) Reclusione da 1 a 15 giorni nel bunker che aveva un solo buco per respirare. 5) Doccia gelata e poi chiusura nel bunker. I capi fascisti sapevano che tanti italiani finivano in campo di concentramento.
"Già il 17 settembre 1941 - dice il professor Brunello Mantelli - il capo dellUfficio sindacale di Berlino, Cecchi, scrive una lettera per denunciare "lesistenza in parecchie località della Germania di campi di concentramento o di disciplina nei quali, su semplici denunce delle ditte o anche di capi squadra, vengono inviati i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità. Le nostre proteste non hanno avuto alcun esito".
Finiscono nei campi gli uomini che si lamentano per il cibo e quelli che hanno relazioni sentimentali con le tedesche. Gli italiani sono alleati ma "razzialmente indesiderabili". Anche le donne tedesche vengono punite con 20 giorni di campo di rieducazione. LItalia fascista protesta ma non troppo. "Bisogna riconoscere - scrive il ministro Galeazzo Ciano il 14 novembre 1941 - che fra di loro (gli italiani in Germania, ndr) cè una notevole percentuale di lazzaroni, sfaticati, intemperanti". A metà novembre 1941 il rappresentante della polizia italiana a Berlino, Osvaldo Chiavaccini, firma un accordo con il capo della Gestapo, Heinrich Muller. Gli italiani "cattivi" verranno rimandati in Italia, in stato di arresto. Finiranno poi in "confino, casa di lavoro, colonia agricola". Ma il patto non viene sempre rispettato. Italiani come Cristiano Carri finiscono nella camera a gas. "A Reichenau - dice Johannes Breit - non cè più traccia del campo. Al suo posto cè un centro per la raccolta differenziata dei rifiuti". |
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