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del GIORNO
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ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
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MERAVIGLIE

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Messaggio di raggioverde da commentare:
Ventitré
29 marzo 2002

“C’è qualcosa che non va, tesoro?” Una mano accarezzò brevemente la guancia di Marina.
“No, Ivo, dai, stavo soltanto pensando e mi ero distratta.”
Venerdì Santo e mancavano quasi venti minuti all’ inizio della Processione dei Misteri. Marina e Floriana indossavano già il vestito bianco del ceto dei pastai. Accanto a loro stavano Ivo e Piero, che indossavano la giacca e i pantaloni scuri e la camicia bianca dei portatori volontari; tra un’ ora dovrebbero entrare alla chiesa per prepararsi per l’uscita del loro gruppo. Floriana teneva per mano il suo cuginetto Nino, che a quindici anni non aveva ancora finito di crescere; i loro genitori arriverebbero più tardi per vederli uscire dalla chiesa. Attorno a loro c’erano alcune centinaia di persone, tra fotografi e giornalisti, parenti e amici delle persone che partecipavano alla manifestazione, apassionati dei Misteri, rappresentanti dell’ Unione delle Maestranze e dei ceti, anche tanti altri trapanesi e pure alcuni turisti curiosi.
“Quando cominciano mettiti davanti a me,” disse Piero a Floriana, “così vedrai meglio.”
“Grazie, caro,” gli rispose con un sorriso e una strettina al braccio.
“E baciatevi pure,” disse Nino, lasciando la mano di Floriana, “mica vi guardo.”
Piero, Ivo e Marina stavano a Trapani da cinque giorni; Floriana, che era scesa insieme ai suoi genitori, da una settimana intera. Per Marina tornare a Trapani era come rivedere un’ amica del cuore; tanti parenti di Floriana e tutto il personale dell’ albergo le offrirono un’ accoglienza talmente calorosa che si sentiva sciogliere dalla tenerezza. Aveva anche promesso di cantare di nuovo per loro due giorni dopo Pasqua. Tante sensazioni da riscoprire, dal vento al colore dei tramonti, dalle forme delle case vecchie alle spezie nella cucina di Nonna Luisa, che sapeva che qualcosa di questa città rimarrebbe sempre dentro di lei. E forse anche qualcosa di lei era rimasto negli altri: Marina si era commossa fino alle lacrime leggendo una vecchia composizione di scuola di Anna, la figlia di Emmanuela, intitolata “La mia nuova zia bionda.” Dedicata a lei: “Marina ha i capelli biondi lunghi e gli occhi verdi, è più alta anche di Papà. Le piace tanto suonare la chitarra, cantare e fare passeggiate. Viene da un’ altra città, non siamo davvero parenti ma è la migliore amica di Zia Floriana. Un anno fa è venuta a stare con noi, adesso abita con la mia bisnonna. Qualche volta piange ma non mi dice mai perchè, se le chiedo soltanto mi abbraccia. Non essere triste, Marina, ti vogliamo bene…” Ma adesso era diverso, non era venuta per rifugiarsi, nemmeno per reconciliarsi col proprio passato. Per lei, era una specie di peregrinaggio, ma anche di affermazione.
Ad Aisievi, nella sua città, cercava di riportare qualche dimensione di quella che era la sua vita a Trapani. Non si decideva ancora se riprenderebbe i suoi studi, ma le lezioni di musica le aveva riprese, voleva prepararsi per gli esami del diploma di chitarra classica. Suonava pure in alcuni locali, ad Aisievi ma anche in provincia; se doveva andare un pò lontano, poteva sempre passare la notte a Montecastello, dove ormai si erano trasferiti Jonas e Annamaria. Pensava che tra alcuni anni le piacerebbe dare delle lezioni di canto e di chitarra a bambini. Forse a Milano ci sarebbero più possibilità, sia di perfezionamento che di lavoro, ma lei ancora si abituava di nuovo ad Aisievi, era troppo presto per pensare a trasferirsi in un’ altro posto. Aveva anche imposto la pace ai fratelli, spiegando a loro che era tornata liberamente, perche voleva e non perche ne sentisse qualsiasi obbligo o bisogno, ormai farebbe le sue scelte, la sua propria vita e se questo non garbava a qualcuno, potrebbe andare a vivere a Montecastello, oppure anche ripartire per Trapani o dove volesse lei. Ed erano stati di parola; alcune volte Marina si metteva apposta gli abiti più arditi che aveva soltanto per vedere la loro reazione, e non avevano detto niente. C’era anche un’ altra possibilità a cui lei non aveva accennato, ma che poco a poco le entrava in mente come un’ eventualità nel futuro, quasi come un posto da visitare nelle vacanze del prossimo anno, cioé quella di abitare insieme ad Ivo.
Ancora imparavano a stare insieme, in effetti, ma non avevano più segreti uno dall’ altro. Con la sua famiglia di Trapani – ormai la sentiva così -- Marina aveva imparato ad essere voluta bene senza l’obbligo di mostrarsi perfetta, con Ivo scopriva che poteva anche essere amata così. Aveva pianto tra le sue braccia, avevano anche pianto insieme, gli aveva raccontato pure ogni dettaglio della sua fuga, delle sue emozioni di allora. In alcune delle prime notti non avevano nemmeno dormito per tutto quello che c’era da raccontarsi ed ascoltare. E Ivo, coi suoi occhi piccoli, che la ascoltava con pazienza, le restava vicino, non si arrabbiava se lei non voleva essere baciata o toccata o aveva bisogno di stare da sola. Ma per fortuna non c’era soltanto questo. Marina si girò a sinistra, rendendosi conto all’ improvviso che Ivo le strofinava il palmo della mano.
“Sei tornata qui?” le disse con un sorriso. Ma che pazienza aveva questo ragazzo! “Ti avevo aspettata tanto prima, allora stavolta non era niente aspettarti per qualche minuto. Perche poi è sempre bello quando ti ritrovo.”
“Ecco, stavo pensando un pò a tutto, qualche volta mi sembra un pò strano riconoscere quello che succede, capirlo davvero, credere che sia vero…”
“Ti posso assicurare che è vero.” La guardava attentamente. “Siamo a Trapani, proprio tutti, tra un pò comincia la Processione. E ti voglio bene.”
“Te la do io la conferma che sono qui,” disse Marina, avvicinandosi al suo innamorato, prendendolo per le braccia e sfiorandogli le labbra con le sue. “Non mi credi ancora?” Un bacio veloce ma pieno d’ ardore, un abbraccio stretto. A giudicare dalla reazione di Ivo, ovviamente la credeva.
“Quello si chiama incoraggiamento del portatore?” chiese Piero.
“Non è esattamente una tradizione,” disse Floriana, “ma probabilmente funziona lo stesso.” E gli disse qualcos’ altro all’ orecchio che lo fece sorridere.
I gruppi della processione uscirebbero dal portone della Chiesa delle Anime del Purgatorio, all’ altro lato della strada. A Trapani le chiese non si staccavano tanto dagli altri edifici intorno, si distinguevano principalmente per la loro facciata. Quella di questa chiesa era di pietra tra grigia e marrone, con una colonna bianca ad ogni lato dell’ arco che stava attorno al portone. Più in là, la parete si curvava leggeramente, si formavano delle nicchie con piccole finestre e statue degli santi. Sotto una finestra rotonda c’era uno spazio rettangolare, che in altre chiese sarebbe stato coperto da un’ iscrizione. Più in alto, si alternavano disegni e simboli scolpiti in bassorilievo, e poi una cornice e una finta balconata. Appena sopra l’arcata del portone, due angioletti e la figura di Dio nel medaglione centrale sembravano sorvegliare il popolo che aspettava.
“Ci siamo,” disse Nino, guardandosi l’orologio, “adesso deve uscire ‘A Spartenza.” Infatti, tutti i cinquanta integranti della banda di Riesi coi loro abiti scuri si erano schierati a sinistra della chiesa, secondo come uscirebbero i gruppi.
“Non dimenticarti dopo di fare una battuta,” gli disse Floriana. “Ci saranno i ragazzi, ci sarà anche Massimo.”
Marina si era girata per vedere l’entrata della chiesa, ma Ivo la teneva ancora abbracciata. Dopo alcuni minuti in più, tutti cominciarono a rendersi conto che qualcosa non andava bene, non si era ancora aperto il portone, lì davanti vari uomini in giacca e cravatta discutevano rapidamente tra di loro, poi guardavano gli operatori delle telecamere che si erano posizionati in vari punti, sui balconi e sui tetti di palazzi vicini, all’ angolo della strada, e uno che stava in posizione esattamente perpendicolare, per avere i gruppi davanti al momento della loro uscita. Quest’ ultimo era un uomo basso, maturo ma dal viso ancora giovane, coi capelli castani corti. Nino si spostò velocemente tra la folla per raggiungerlo, gli rivolse due-tre domande, poi tornò vicino agli altri.
“Franco dice che qualcosa non va con le trasmissioni,” spiegò con un’ aria autorevole, “c’è il collegamento satellite e ci vedranno anche i trapanesi in Australia e in America, dappertutto.”
Ma subito si intonarono le prime note della marcia del compositore Lombardo e si aprì il portone. Floriana si spostò davanti a Piero, Nino si allontanò per raggiungere alcuni amici suoi che avevano preso un posto vicino all’ angolo della strada, per vedere i gruppi da davanti quando girerebbero. Marina prese un respiro profondo, come quando si preparava per cantare, e cominciò a sentire che le note ondeggiavano dentro di lei. Prese le mani di Ivo, cercando di renderlo partecipe alla sua emozione. E dopo due colpi di ciaccola, i massari, i portatori con la divisa azzurra scura dell’ Unione delle Maestranze e il capello arrotondito dello stesso colore, alzarono il mistere, avanzando a passo lento, in un movimento sussultorio che seguiva il ritmo della musica, spostandosi lateralmente e in avanti contemporaneamente, tutti insieme.
“Questa è l’annacata, dovrete farla anche voi,” disse Marina, rivolgendosi a Ivo, che stava dietro di lei, e Piero che stava un pò a destra.
“Ve l’abbiamo promesso, no?” rispose Piero, appoggiando brevemente il suo mento sulla testa di Floriana.
Santa Maria stava a sinistra, avvolta in un manto rosso e azzurro, coi capelli coperti da un velo bianco. Il suo braccio sinistro passava dietro la schiena di Gesù, che girava lo sguardo verso di lei. Gesù era vestito di azzurro, il suo mantello rosso non si vedeva molto da davanti. Guardava la sua madre con emozione evidente, mentre teneva la mano destra vicino al cuore e alzava la mano sinistra in un gesto di benedizione. Alla sinistra di Gesù, San Giovanni Evangelista, più alto degli altri ed anche lui vestito con un mantello rosso sopra una tunica verde, si asciugava le lacrime con la mano destra e teneva anche lui la sinistra davanti al cuore. All’ alteva dei loro piedi c’erano gli addobbi floreali, di molti colori ma anche di una semplicità armoniosa. La base del gruppo veniva avvolta da una tela nera, come erano neri e viola gli abiti delle giovani donne che erano uscite prima del mistere. Dietro di loro e più vicino ai portatori, c’erano i consoli del ceto degli orefici, principalmente uomini maturi dall’ aria concentratissima vestiti con giacche e pantaloni neri impeccabili, con la camicia bianca e la cravatta nera. Due di loro, quelli più bassi, sembravano essere padre e figlio. I portatori portavano il mistere davanti all’ uscita della chiesa e girarono a destra, poi una volta raggiunto l’angolo della strada, a sinistra, senza bisogno di istruzioni, con un coordinamento perfetto, seguiti dalla banda. La banda, condotta dal maestro musicista, avanzava mentre suonava la marcia, anche i suonatori adoperavano lo stesso passo dei portatori, alternandosi il peso tra un piede e l’altro, strisciandoli lentamente e con leggerezza.
“Anche tu stai annacando, Marinetta,” le disse Ivo. E aveva ragione. Senza rendersi conto, anche Marina si era adattata al ritmo della musica e dell’ avanzo del mistere, lo seguiva col proprio corpo.
“Ci siamo conosciute ad Aisievi,” le disse Floriana, toccandole la spalla brevemente, “ma ormai sei diventata chiù trapanisa di mia.”
Si allontanava il primo gruppo e poi toccava al ceto dei pescatori, che portava il gruppo sculturale della Lavanda dei Piedi. Una bambina dal viso dolce di circa sette-otto anni portava in alto lo stendardo del ceto. Precedevano il mistere i consoli e un gruppo di ragazzi vestiti come i pescatori del Lago di Tiberiade, ricordando quando Gesù chiamò due discepoli a diventare pescatori di anime. Non c’era nessun portatore in divisa; quasi tutti erano giovani e indossavano abiti scuri identici e cravatte. “Questi sono tutti volontari,” spiegò Floriana, “alcuni vengono anche da lontano ogni anno per portare il mistere, nella notte alcuni di loro aiuteranno anche gli altri gruppi.” Marina riconosceva alcuni anche dalla Processione della Madonna del Popolo che si era svolta due giorni prima. Gesù si chinava a lavare i piedi di Simone Pietro, che lo guardava stupito dalla sua azione e indeciso se era giusto accettare questo gesto o no, mentre un’ altro discepolo col capo coperto li osservava. Gesù e Simone Pietro si guardavano negli occhi, entrambi indossavano delle tuniche scure, azzurra quella di Gesù e verde quella di Pietro, mentre l’ altro discepolo indossava una tunica con decorazioni d’oro e anche un mantello rosso. Seguiva il mistere la banda dell’ isola di Favignana, tutti i suoi musicisti erano vestiti di un colore grigio verdoso.
Il terzo mistere che usciva era quello di Gesù nell’ Orto di Getsemani, dove l’angelo veniva ad annunciargli la sua morte imminente mentre tre discepoli dormivano. Alcuni bambini vestiti come angeli precedevano il gruppo. I colori delle statue splendevano sotto il sole di mezzogiorno, mentre gli addobbi floreali erano stati realizzati così accuratamente, con tanti fiori di colori diversi, che sembrava che i personaggi si trovassero davvero in un orto. L’annacata dei portatori dava l’impressione che l’angelo sorvolasse la strada. Floriana spiegava ai ragazzi alcuni dettagli della storia della Processione o dei gruppi particolari, ad esempio che i gruppi erano stati recentemente restaurati, per far risalire all’ evidenza i loro colori originali, mentre prima avevano l’aspetto più scuro. Per Floriana l’inizio della processione era un ritorno a qualcosa di familiare, mentre anche i ragazzi cominciavano a entrare nel clima, a guardare attentamente le statue e le mosse dei portatori, a prestare più attenzione alle note struggenti delle marce.
Il prossimo gruppo sculturale raffigurava una scena più drammatica, quella dell’ Arresto, curata dai metallurgici. Giuda aveva appena baciato Gesù e i soldati romani si affrettavano ad arrestarlo, mentre Simone Pietro teneva la spada, in effetti una scimitarra e aveva buttato giù il servo Malco, stava per tagliargli l’ orecchio. Gesù accettava serenamente il suo arresto, guardando verso l’ alto; secondo i Vangeli, aveva detto a Pietro di non resistere. I colori dei processanti del ceto erano il bianco e il nero e gli uomini indossavano davanti alla loro tunica una spilla grande, l’ abitino.
Appena era passata la banda, arrivò anche Massimo, il più grande dei cugini di Floriana, un uomo non molto alto di trentacinque anni dai capelli castani pettinati a sinistra. Anche lui, come Ivo e Piero e tanti altri che partecipavano alla Processione, indossava un abito scuro e una camicia bianca. “Scusatemi Floriana e Marina, ma devo pigliare i vostri ragazzi per un pò. Ivo, Piero, è meglio se stiamo tutti insieme dentro la chiesa fino all’ uscita. Sono pronte le vostre spalle?”
“Signorine benvolute, ci richiama il dovere,” disse Piero. “Ma lo so che il futuro prossimo ci riserva altri incontri.”
“Un attimo soltanto,” disse Ivo a Massimo. Poi abbracciò Marina di nuovo, tenendola per le spalle. “Per te anche cento processioni,” le disse prima di darle un bacino. “Volim te mnogo,” rispose lei mentre si lasciavano lentamente, “Vai, starò pensando a te.” Anche Piero e Floriana si congedarono allo stesso momento tenendosi le mani brevemente. Erano meno apertamente affettuosi di lei ed Ivo, ma Marina sapeva quanto anche loro si volevano bene. E sorrideva al pensare che in certo senso, fosse stata lei a unire due persone che avevano fatto tanto bene nella sua vita. Ivo salutò anche Floriana abbracciandola brevemente e dicendole qualcosa che Marina non poteva sentire. Sentì pero la risposta di lei, “posso dire lo stesso anche a te.” Piero, come sempre, voleva metterci qualche tocco di umorismo, dicendo mentre partivano “I portatori incoraggiati vi salutano!” Dovevano fare il giro dell’ angolo per arrivare all’ entrata di dietro della chiesa, come più tardi dovrebbero fare anche Floriana e Marina per schierarsi con le altre ragazze del ceto.
Continuarono a uscire i Misteri, uno per uno, ognuno con un’ annacata leggeramente diversa, con la sua banda impegnata ad eseguire una marcia. Marina aveva imparato dall’ anno scorso a riconoscere le note di tante delle musiche: “‘A Vella” con le sue note staccate, la Ione, “Lacrime”, “‘A Catanisa”, la marcia funebre di Chopin, “Battesimo di Sangue” che cantavano i pescatori, anche quelle che aveva cantato lei stessa. Passarono i naveganti, con la caduta di Gesù al Cedron, un episodio tratto dai Vangeli apocrifi. Era impressionante quante emozioni si potessero attribuire allo sguardo di Gesù, rassegnazione, dolore, consapevolezza, anche una specie di tranquillità celestiale. I ragazzi del ceto erano vestiti da marinai e tenevano in alto delle lunghe funi azzurre; un bambino che stava davanti portava appeso dal suo collo un cuscino nero decorato dal segno dei quattro punti cardinali della bussola. Seguivano i fruttivendoli; alcune ragazze vestite di bianco e rosso, i colori della storica Confraternità di San Michele, secondo aveva letto Marina l’anno scorso, portavano dei cuscini e alcuni ragazzi indossavano una tunica bianca col mantello nero e portavano delle candele lunghe. Tutti i processanti indossavano i sandali. Il loro gruppo rappresentava l’ interrogazione di Gesù da parte del sacerdote Hanna, con un soldato romano pronto a schiaffeggiarlo col guanto di ferro.
Marina non aveva bisogno di guardare per capire che anche la sua amica era impegnata quanto lei a seguire la processione. Infatti quando si girò, noto che Floriana aveva abbassato lo sguardo e messo insieme le mani, come se volesse pregare discretamente. Marina non era cresciuta in una famiglia religiosa, ma a momenti come questo, poteva sentire attorno a lei la forza della fede e della devozione. Anche lei riconosceva il bisogno di ringraziare Dio per la svolta che aveva preso la sua vita, per l’amore di Ivo che aveva ricuperato dopo di averlo respinto, per tante cose che sapeva che non dipendevano soltanto da lei stessa.
“Cosa ti ha detto Ivo quando vi siete salutati?” Marina chiese a Floriana qualche minuto più tardi, mentre si allontanava la banda e non era ancora uscito il prossimo mistere.
“Mi ha detto ‘grazie per tutto quello che hai fatto per Marina,’”rispose.
“Sai una cosa? Anche se quello che c’è tra te e Piero non finisce bene, tu sarai sempre una sorella per me.”
“Come anche tu per me,” disse Floriana e si abbracciarono. Era così la processione, faceva uscire tanti sentimenti che magari si riconoscevano da tempo ma non si dichiaravano.
Dopo l’ uscita di altri gruppi, giunse il momento che Marina e Floriana aspettavano da mesi. Anche loro fecero un giro largo per arrivare all’ entrata posteriore della chiesa e raggiungere le altre ragazze vestite di bianco come loro. Il Signor Natale le salutò brevemente prima di indicare a ognuna il suo posto. Usciva l’ ultimo gruppo prima di loro, il trasporto di Gesù al sepolcro, quello dei salinai e tutti dovevano mettersi a posto, processanti, portatori e consoli. La squadra dei pastai era una squadra mista, composta sia di massari, portatori pagati che indossavano la divisa, che da parenti dei consoli e collaboratori e volontari come Ivo e Piero. La tensione dell’ anticipazione si sentiva quasi fisicamente nell’ aria della chiesa e Marina lo sapeva che il suo non era per niente l’unico cuore che avesse cominciato a battere più in fretta. Guardò indietro e vide che tutti i portatori e i consoli stavano insieme, alcuni si tenevano le mani, altri si erano abbracciati. Si scambiavano il tradizionale “in bocca al lupo” prima di uscire e poi si schierarono tutti sotto le aste, nelle posizioni stabilite dai consoli durante i preparativi della sera precedente. Marina non poteva più vedere Ivo e Piero perche la loro posizione era dietro la scultura di Cristo nell’ urna.
Il console Vincenzo Candelaria, un uomo di quarantacinque anni coi capelli cortissimi tra il nero e il grigio prese in mano la ciaccola, avvicinandosi alle aste. Colpì la punta dell’ asta anteriore sinistra con l’estremo della ciaccola. Gridò “A postoooooooo!!!!”
Al primo colpo di ciaccola, il maestro musicista segnalò alla banda di cominciare la musica. Al secondo colpo di ciaccola, i portatori alzarono lentamente il mistere e i processanti cominciarono ad avanzare a passi lenti per uscire dalla chiesa e poi girarsi. Come le altre ragazze, Marina lasciò che il ritmo della marcia conducesse i suoi piedi. Floriana stava un pò più avanti e a destra, mentre Marina era una delle ultime processanti prima del mistere perche era più alta, infatti la più alta delle ragazze del ceto. A destra dopo l’ uscita dalla chiesa, poi a sinistra in Via Domenico Giglio per dirigersi verso Corso Vittorio Emmanuele. Quando la banda intonò “Ah! Si versate lacrime”, anche Marina si mise a cantare, come pure le altre ragazze e anche alcuni dei portatori. Quando invece suonarono le paia di note staccate della marcia “Una lacrima sulla tomba di mia madre” di Vella, quella che i trapanesi chiamavano soltanto ‘A Vella, anche il passo di lei diventava più veloce. Tutto il passato, tutti i ricordi, anche i dolori si scioglievano tra le note della marcia e i passi dell’ annacata.
Così il mistere, come quelli che lo avevano preceduto, attraversava le strade strette del centro storico, con la gente che si stringeva tra la strada e gli edifici per vedere un pò meglio e anche tanti che guardavano dai balconi. I consoli e i collaboratori passavano avanti, cercando di raccogliere offerte dalla gente. Teneva la ciaccola il caporale Giovani Catanzaro, che aveva scelto la squadra dei massari. A volte i portatori giravano il gruppo sculturale, per offrire un’ altra vista alla gente che guardava, oppure per fare onore a qualche cittadino che abitava o aveva il suo negozio su quella strada. Cambiavano posto tra di loro, i consoli e collaboratori più giovani, come Agostino Marettimo, il figlio di Natale, si mettevano pure sotto le aste. In Via Torrearsa aspettavano i genitori di Floriana, anche Nonna Luisa. In una breve sosta, riuscirono tutti a salutarsi e abbracciarsi, anche se Piero e Ivo dovevano restare vicino alle aste. “I vostri ragazzi portano bene u’ mistere,” disse Nonna Luisa a Floriana e Marina, abbracciandole tutte e due contemporaneamente, “anche se sono un pò lunghi.” I genitori di Floriana, Gasparre e Lucia Adragna, erano più riservati, ma non potevano nascondere del tutto il loro piacere al vedere che Piero partecipava alla processione per dedizione verso la loro figlia. E poi era di nuovo tempo di andare avanti, c’era una città intera da attraversare.

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COMMENTI:


Autore: vale2002
( giovedì 10 luglio 2003, ore 16:01
)

ti volevo solo ringraziare per le parole che hai sempre per me...nn farò mai del male a nessuno,perchè va contro la mia natura...devo trovare il modo di scaricare il dolore che mi trafigge il cuore e lo stomaco...ma sopravvivo...l'importante è questo!!! grazie. un bacio.




Autore: giulietta
( mercoledì 9 luglio 2003, ore 22:42
)

E aspetto il finale!




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