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pica
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di pica da commentare:
...(continua)IL DOPOGUERRA Nel Palio d'agosto del 1946 colse il primo dei suoi nove successi un fantino di Manziana, Giuseppe Gentili detto Ciancone, che restò indiscutibilmente il primo fantino di Piazza fino all'avvento di Andrea De Gortes. Il Gentili fu un fantino di grande intelligenza e di mestiere insuperato. Fu amato e odiato, temuto e rispettato come pochi altri in tutta la storia del Palio. I suoi detrattori lo chiamavano "Beppe er goloso" per la sua cupidigia, i suoi estimatori invece "il professore", un soprannome che avrebbe passato ad Aceto. Alcune delle sue carriere vittoriose sono rimaste nella memoria dei senesi come corse perfette. Ma nel 1961 vestì il giubbetto dell'Oca, e al canape si trovò nono. La Torre, l'arcirivale di sempre era decima, di "rincorsa" con Vittorino che gli sfrecciò accanto e lo sfiorò senza che Ciancone potesse riuscire ad ostacolarlo, o almeno a mostrare a tutti che cercava di farlo, e andò a vincere. "M'ha scartato 'a cavalla" provò a giustificarsi agli ocaioli inferociti, che quasi lo linciarono, mentre la Torre, in beffardi stornelli, cantava al rialzo il prezzo del tradimento per la "rigirata": tre, cinque, sei milioni. Il Gentili, nonostante il suo fisico da stuntman, ne ebbe per sei mesi. Ma questi anni videro anche la favola bella di Vittorino e Gaudenzia. Giorgio Terni veniva da Monticello Amiata; nel 1953 approdò al Nicchio che divenne la sua Contrada, la sua casa e il suo luogo di lavoro. Col giubbetto del Nicchio corse dieci volte e vinse tre Carriere; in tutto collezionò ventun corse e sei vittorie. Fantino atleta, freddo e dai riflessi fulminei, restò famoso per partenze brucianti dopo attese snervanti. Vittorino fu l'allenatore di Gaudenzia, una storna maremmana giunta in Piazza a dieci anni nel 1952. Gaudenzia era dolce e velocissima, precisa e generosa: doti ideali per le caratteristiche di Vittorino con il quale costituì un'accoppiata imbattibile. Nell'agosto del 1954 la sorte e le strategie di contrada divisero Gaudenzia e Vittorino e li fece correre l'uno contro l'altra. Gaudenzia perse il fantino - si disse di proposito - e per due giri continuò a cercar di passare Vittorino che era primo e che la tenne indietro con ogni mezzo. Ma nonostante le nerbate Gaudenzia riuscì a passarlo negli ultimi metri; e vinse con la Piazza in delirio. Vittorino andò ad abbracciarla con le lacrime agli occhi. Terminata in gloria la sua avventura nel Palio, Gaudenzia tornò nelle colline di Celsa nella tenuta di Benito Giachetti dove morì a trenta anni suonati, circondata dall'affetto dei contradaioli...(continua) |
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