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di pica da commentare:
...(continua)IL DOPOGUERRA L'ultimo cambiamento strutturale nel Palio ebbe luogo negli anni Cinquanta-Sessanta, con l'arrivo dei cavalli e poi dei fantini dalla Sardegna. I cavalli maremmani infatti si facevano sempre più scarsi; gli allevamenti chiudevano e con l'avvento della motorizzazione di massa erano quasi scomparsi i cavalli da lavoro e da vettura. Il Palio invece chiedeva cavalli sempre più rapidi e precisi. Iniziava così l'era dei cavalli sardi. La prima ad entrare tra i grandi del Palio fu Uberta de Mores, che nel 1960 e 1961 vinse 4 Palii consecutivi. La allenava il Gentili che la portava a correre in Provincia o con altri cavalli e fantini del Palio a Cinecittà, a far da comparsa nei primi "spaghetti western". Ben presto la presenza dei cavalli sardi si fece preponderante. Nel Palio d'agosto del 1962 corsero nove cavalli sardi su dieci. A contrastarne il predominio rimase solo l'ultimo leggendario cavallo maremmano del Palio, che cambiò spesso nome e proprietario: si chiamò Eucalipto, Ettore, Dragone e infine Topolone. In diciassette Carriere, regalò ai contradaioli sette vittorie. Nato nel 1954, Topolone era un cavallone possente, ben insellato, corto di vita ("ci si sta in poltrona" dicevano i fantini), preciso come pochi altri barberi mai visti in Piazza. La sua corsa vittoriosa nel Nicchio gli valse le lodi di un cantore d'eccezione, Gianni Brera, che in un suo lungo epinicio gli scrisse: "Ah, Topolone, diavolo saraceno! / Ah Topolone mio, ah Nicchio!". Nel 1969 Topolone avrebbe vinto il Palio più veloce mai visto fino ad allora in uno e quindici, un record che si diceva durasse dal 1926. Dopo di lui, negli anni Settanta, la Piazza avrebbe salutato Urbino de Orzieri, un cavallo estroso e ombroso, nervoso e vincente che tra il 1978 e il 1979 corse e vinse tre Palii, stabilì il record della pista, per uscire poi di scena, vittima di tutte le complesse ragioni legate alle strategie del Palio, e soprattutto della sua indiscussa superiorità. In quegli anni, con l'ultima impresa del Gentili, vincitore nell'Onda a 55 anni suonati, finì l'epoca dei fantini tosco-laziali. Dietro ai cavalli sardi dall'isola arrivarono i fantini agricoltori che trovarono il loro habitat naturale nella numerosa comunità agropastorale di sardi che si era trasferita massicciamente nelle crete senesi. La seconda ondata fu quella dei fantini sardi che invece giunsero in Piazza passando per il mondo degli ippodromi. Tra loro c'era quell'Andrea De Gortes che si sarebbe meritato il titolo di "Re della Piazza" e avrebbe dominato il mondo dei fantini e la scena del Palio per un quarto di secolo. Aceto fece vedere dall'inizio uno stile impeccabile sul cavallo, un sangue freddo e una grande determinazione che gli permisero di approfittare sia degli errori altrui che della propria fortuna, che gli regalò clamorosamente alcuni Palii; in altri avrebbe trionfato di forza o d'astuzia. Si legò a una Contrada, l'Oca, ma riuscì spesso a convincerla che la migliore strategia per far perdere la rivale di sempre, la Torre, era quella di mandarlo a correre nelle Contrade che avevano avuto in sorte i migliori cavalli. A contrastarlo o ad aiutarlo furono principalmente due fantini: Bastiano un arcade allampanato di Vescona, nelle crete senesi, e Canapino, discendente di butteri maremmani e grande allevatore di cavalli da Palio nel suo ranch nella zona di Asciano. Nella sua eclatante carriera, Aceto avrebbe vinto 14 volte indossando quasi tutti i giubbetti. Aceto è divenuto un personaggio a livello nazionale, al quale sono stati dedicati una miriade di articoli, tante interviste televisive, e, ad oggi, tre biografie. Aceto ha cambiato drasticamente l'immagine stessa del fantino. Le sue richieste sono state quelle di un professionista che negozia lucidamente il valore e i termini delle sue prestazioni secondo le leggi della domanda e dell'offerta. Dopo un clamoroso divorzio dall'Oca si è legato alla Tartuca e poi alla Torre. Con il suo ritiro dalla Piazza non sono cessate la sua influenza nel mondo dei fantini e la sua visibilità nazionale. E sono molti ad aspettarsi il suo ennesimo ritorno, il suo ennesimo gesto clamoroso.(FINE) |
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