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di ecce_ da commentare:
I Dico piacciono a un italiano su due Parere contrario dal 47%, a favore il 45. Sugli Usa prevalgono i giudizi negativi di Renato Mannheimer Due questioni emerse in questi giorni sembrano minare la coesione e la solidità del governo. La prima è costituita dal progetto sui Dico. Come si è già rilevato, la maggioranza assoluta della popolazione si dichiara decisamente favorevole sul principio ispiratore della legge: lattribuzione di molti dei privilegi dei coniugati anche alle coppie conviventi non sposate. Il consenso è però per lo più rivolto alle sole unioni eterosessuali: la concessione di diritti alle coppie gay è vista da gran parte degli italiani (compresa una quota significativa dellelettorato di centrosinistra) con molto minor favore. Anche per questo, in diversi settori dellelettorato si sono diffusi atteggiamenti di ostilità (o di delusione) nei confronti della proposta di legge governativa, inevitabilmente frutto di compromessi.
L’elettorato è praticamente diviso a metà, tra favorevoli e non al provvedimento. I contrari si trovano in misura maggiore tra chi ammette di essere poco al corrente dell’effettivo contenuto della legge: ma sono numerosi anche tra chi afferma di conoscerla bene. Ancora, i critici sono ovviamente più nel centrodestra (con una presenza rilevante, tuttavia, tra gli indecisi e i tentati dall’astensione), ma si trovano in misura significativa anche tra i votanti per il centrosinistra, con una particolare accentuazione nell’elettorato della Margherita, ove raggiungono il 40 per cento. La seconda questione è connessa alla manifestazione di Vicenza. Molti hanno voluto attribuire un significato univoco all’evento, denominandolo di volta in volta «autentica espressione della volontà popolare» sino a «mero raduno nazionale delle frange pacifiste, estraneo alla città in cui si è svolto». In realtà, al corteo non può essere data una sola interpretazione, dato che ha visto esprimersi allo stesso tempo posizioni molto differenziate e talvolta contraddittorie.
Dal disagio di buona parte della popolazione per la collocazione così centrale della nuova base, al rimanifestarsi del più generale (e preesistente) atteggiamento di scarsa simpatia, talvolta di ostilità, nei confronti degli Stati Uniti. Questa posizione coinvolge tuttora una porzione rilevante, circa un quinto, degli italiani. Con una diffusione relativamente maggiore (attorno al 25 per cento) tra i votanti per il centrosinistra, assieme a una presenza, in misura sensibilmente inferiore, anche nel centrodestra. Nell’insieme, le due questioni hanno ulteriormente messo in luce le contraddizioni — tipiche peraltro di qualunque coalizione—tra le diverse anime della maggioranza. Il governo pare vittima più di queste ultime (che, inevitabilmente, finiscono per scontentare l’uno o l’altro settore di elettorato del centrosinistra) che delle critiche esterne. Ma tutto ciò ha avuto sin qui scarso rilievo sull’atteggiamento dell’opinione pubblica verso l’esecutivo. Tanto che il clima di opinione non appare mutato granché rispetto al mese scorso.
Prodi e il governo nel suo complesso vengono tuttora visti criticamente dalla maggioranza dell’elettorato, compresa una parte consistente dei votanti per il centrosinistra. Al tempo stesso, c’è stato, negli ultimi mesi, un tendenziale recupero di popolarità, persino riguardo alle intenzioni di voto (che vedono comunque tuttora il vantaggio per il centrodestra), legato soprattutto alla cessazione del dibattito sulla Finanziaria e ai sintomi di ripresa economica in atto. Ciò suggerisce che il vero esame per la popolarità del governo avverrà nel momento della stesura dei prossimi provvedimenti in materia fiscale, in occasione del Dpef e, specialmente, della Finanziaria. Come si sa dall’esperienza passata, è specialmente sulla base di tematiche di questa natura che i votanti «mobili » (disponibili, cioè, a considerare il voto per entrambe le coalizioni) maturano la loro scelta e determinano, di conseguenza, il risultato elettorale. |
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