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di ecce_ da commentare:
Sulla pista della crisi lItalia dei vecchietti di FILIPPO CECCARELLI
E SE LA CRISI, anche di governo, fosse una specie di Gerovital? Si perdoni qui leffettaccio. Ci fu un tempo in cui alcuni potenti della Prima Repubblica, discretamente, andavano in Romania per farsi ringiovanire dalla celebre dottoressa Aslan. Dopo di che, per ringraziamento, scrivevano improvvide prefazioni alle opere di Ceaucescu. Adesso, cioè nellera dei "bibitoni" dimmortalità del dottor Scapagnini, i nonnetti della Seconda non hanno più tanto bisogno di volare sul Mar Nero. Ma il dubbio, limpressione, il sospetto, è che una tempesta come quella che sè abbattuta sul governo Prodi sia per molti di loro un bel toccasana.
Non che abbiano tutti contribuito allaffondamento di Prodi per sentirsi più giovani, o svagarsi. Vero è che Giulio Andreotti, fresco ottantottenne, ha ammesso che "la contesa" per la presidenza del Senato laveva ringiovanito "sotto molti punti di vista. Era un po - ha detto - che non partecipavo a un corpo a corpo così serrato". Ma il punto vero di tutta la faccenda è che questa crisi mette a nudo, come mai finora era apparsa, la più manifesta, invasiva, rassegnata e perciò desolante gerontocrazia italiana.
Non è in questione solo la parte giocata al momento del voto dai senatori a vita. Il ruolo di Cossiga e Andreotti, lassenza sanitaria di Scalfaro, laccompagnamento al seggio di Pininfarina da parte del redivivo Zanone, segretario del partito liberale alla metà degli anni settanta. Né qui si insisterà sui tanti moduli espressivi e simbolici, per lo volgari e crudeli - "la Repubblica della prostata" (per bocca del consigliere prodiano Rovati), "la dittatura dei pannoloni" (titolo dapertura di Libero) - entrati ormai a far parte del discorso pubblico. Varrà giusto la pena di segnalare che poco prima del patatrack di Palazzo Madama la senatrice Franca Rame aveva additato al pubblico ludibrio televisivo la (supposta) nuova dentiera del suo ministro della Difesa, Parisi. Ricevendone peraltro in risposta un pepato corsivo del quotidiano della Margherita, Europa, che ricordava letà avanzata (77) dellaccusatrice, alla quale perciò "non converrebbe approfondire troppo simili temi".
E tuttavia, al di là di insolenze e pietismi, ognuno può constatare con i propri occhi che a partire dal presidente della Repubblica Napolitano (82 a giugno) i protagonisti e i comprimari dellattuale e difficile passaggio politico non soltanto sono tutti vecchi, o anziani, se preferiscono; ma certo sono sempre e disperatamente gli stessi. Nelle istituzioni e in tv, come in un rito, un film o un talk-show già visto decine di volte; e ogni volta, al suo interno, celebrato, riavvolto e insieme bloccato attorno al sempre meno tacito e segreto presupposto che il potere sia monopolio dei nonni. O degli zii, al massimo. Mai dei fratelli, nemmeno maggiori; mentre dei figli non se ne parla nemmeno.
Basti pensare ai due eterni contendenti, Prodi (68) e Berlusconi (70), i medesimi del 1996. Come a volersi mondare da un peccato, il primo ha bisogno di esibire un corpo giovanile; e ce lha pure, il presidente uscente, o meglio se lè costruito con pazienza e dedizione come stanno lì dimostrare, incessantemente, le gare ciclistiche, i massaggi, le pomate, la depilazione dei polpacci; e poi le maratone, le discese sugli sci, la ginnastica quotidiana, la cyclette, gli allenamenti in tuta azzurra "Italia" con collaboratori, giornalisti e poliziotti al fianco e al seguito, tipo Forrest Gump.
Anche il Cavaliere sembra dominato dalla stessa colpa e quindi dallo stesso bisogno di ostentare un fisico allaltezza degli sguardi, soprattutto a distanza. Nel suo caso, più che alla condizione atletica, lo sforzo si rivolge a espedienti dietetici, tecnologie di make-up o manipolazione chirugica. Come pure, secondo evoluti dispositivi di transfert mediatico, sempre più Berlusconi tende a mostrarsi gioioso e vitale circondandosi di belle e giovani donne - anche se con i dovuti inconvenienti famigliari.
Ma leffetto non cambia poi molto. Così come, rispetto a tanti altri leader ex quarantenni affermatisi tra gli anni ottanta e novanta, non muta il quadro rappresentativo di una intera classe dirigente - da Fini a Rutelli, da DAlema a Fassino passando per Amato, Bossi e Casini - che comunque appare saldamente inchiodata alle stesse poltrone di segretari e ministri, come alle stesse poltroncine di Porta a porta. Ora. Questa specie di serializzazione anagrafica avrà tante ragioni, ma non è senza conseguenze. Nellera post-ideologica della bio-politica, là dove i modelli dautorità si applicano non più alla "polis", ma alla vita nuda della casa, della famiglia e della tribù, la "vecchiettitudine" (sintomatico neologismo del Foglio) fa un po ridere e un po piangere, come succede spesso in Italia. Però forse pone anche un problemino alla democrazia; e di sicuro, intanto, alla soluzione della presente crisi di governo.
Invano i media, affamati come sono di carne fresca, si sono provati a smuovere le acque, di solito esortando a un impossibile ricambio. Si moltiplicano nel frattempo gli appelli dalla società civile. E si producono con una certa assiduità schemi, tabelle e imbarazzanti confronti con altri paesi, lInghilterra, la Spagna, la Francia, gli Stati Uniti, dove è possibile diventare presidente a quarantanni - e gli ex presidenti della Repubblica, esaurito il mandato, escono regolarmente di scena.
NellItalia del 2007, invece, lo spazio pubblico è attraversato da continui e sintomatici micro-episodi a sfondo meta-sanitario. Operazioni, incidenti, malanni, cliniche, ospedali, infermerie. Il vecchio Transatlantico di Montecitorio, là dove un tempo il pettegolezzo si limitava alle debolezze per lo più inorganiche degli uomini politici, funge ora da cassa di risonanza di diagnosi selvagge, e debitamente malevole. Quello è sordastro, quellaltro è caduto in bagno, quello simbottisce di Viagra, quello è arteriosclerotico, quellaltro ancora non si riprende più.
Si discute se sia il caso di affrontare i ferri in Italia o allestero; in casa di cura privata o nelle strutture pubbliche. Gustavo Selva, che a suo tempo contestò Pertini per letà, scrive ora lelogio del pacemaker. Non che sia la cosa peggiore, anzi a suo modo è tenera, ma quando stanno male i nonnetti si scrivono messaggi augurali, si vanno a trovare, sincoraggiano lun laltro. Nascono nuove figure: una, per dire, è la compagna dospedale o di malattia del potente, in genere sono giovani donne con cui gli illustri ammalati hanno fraternizzato nei loro momenti più difficili. E successo a Bossi e poi anche a Berlusconi. Non cè niente di brutto, in tutto questo, ma certo non dà lidea di un paese proiettato nel futuro.
E appena uscito un piccolo libro agghiacciante, "Elite e classi dirigenti in Italia" (a cura del professor Carlo Carboni, per Laterza); uno studio serio e pieno di numeri che certifica non già lo stato dinvecchiamento della classe di governo, che sarebbe la scoperta dellacqua calda, ma che soprattutto documenta le barriere, i filtri, i freni, le procedure che i vecchi o gli anziani, carichi di risorse e prestigio, scaricano addosso alle generazioni più giovani. Queste ultime sempre più atterrite. E nemmeno tentate dal Gerovital o dai beveroni tibetani del dottor Scapagnini. |
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