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di ecce_ da commentare:
La sindrome di Golia Allettante il ritorno alla guerra asimmetrica: lIran è una minaccia strategica di Niall Ferguson
Due inquadrature la dicono lunga su come gli americani fanno la guerra. Nella prima, due piloti riservisti col dito sul grilletto lanciano un attacco letale contro un convoglio corazzato britannico nella fase iniziale delloperazione «Iraqi Freedom», nonostante sia ben chiaro che i bersagli sono i loro stessi alleati.
Nella seconda, si vedono gli agenti dellAutorità provvisoria della coalizione che scaricano dai camion pacchi di biglietti da cento dollari, avvolti nel cellofan, poco prima del passaggio dei poteri al governo iracheno di transizione, malgrado il rischio evidente e reale che i soldi possano finire nelle mani dei ribelli.
Fuoco amico e soldi buttati via: si è davvero tentati di dire che questo binomio riassume tutto quello che è andato storto in Iraq sin dal 2003. Se lefficienza militare si misura dal rapporto tra gli obiettivi strategici raggiunti e il denaro speso allo scopo, allora questa campagna militare sembra la meno efficiente di tutta la storia moderna.
Eppure solo la settimana scorsa il governo Bush non si è fatto scrupolo di chiedere maggiori risorse per finanziare la sua sempre più disastrata «Guerra al Terrore». Per essere precisi, è stato chiesto al Congresso di approvare una richiesta aggiuntiva di 98 miliardi di dollari, che vanno a sommarsi alle proposte di bilancio per il 2008 che già sfiorano un totale di 145 miliardi di dollari. 243 miliardi di dollari è una cifra seria, sotto ogni punto di vista. Supera il prodotto interno lordo di un Paese come il Sud Africa. Ma teniamo presente la cifra totale spesa dagli Stati Uniti per la Guerra al Terrore dal settembre 2001, che secondo lufficio del bilancio del Congresso è di 503 miliardi di dollari. Aggiungiamo questa allammontare appena richiesto e si arriva a un totale di 746 miliardi di dollari, di poco inferiore a tre quarti di un trilione di dollari.
E potrebbe andar peggio, se gli uomini con le mostrine e le medaglie sul petto otterranno quello che pretendono. Lanno scorso il generale Peter J. Schoomaker, capo di stato maggiore uscente, è riuscito a far approvare un aumento dei finanziamenti allesercito per il 2008. Oggi i massimi vertici della Marina e dellAeronautica si sono messi a ripetere il ritornello che la spesa militare americana è in realtà troppo esigua in rapporto al prodotto interno lordo. A onor del vero, i generali non hanno tutti i torti.
In confronto alla Guerra fredda, la Guerra al Terrore è una bazzecola in quanto a costi. Tra gli anni 1959 e 1989, gli Stati Uniti hanno speso per la difesa una media del 6,9 per cento del Pil. Da quando Bush è entrato alla Casa Bianca, la percentuale è salita dal 3 ad appena il 4 per cento. Tuttavia, i nemici dellAmerica dal 2001 in poi sono stati semplici moscerini, se paragonati al possente orso sovietico, mentre leconomia americana conosce una crescita molto rapida dagli anni Novanta. Allora sembra ragionevole chiedersi perché, con un bilancio annuale pari allintero Pil dellOlanda, lesercito statunitense non riesce a riportare la pace in Iraq.
Si tratta semplicemente di gravissima inefficienza del Pentagono? O forse è cambiato qualcosa di fondamentale nel carattere della guerra, come sostiene il generale inglese in pensione Rupert Smith? Nel suo libro, The Utility of Force, Smith afferma che «non esiste più la guerra... concepita come uno scontro sul campo tra uomini e macchine». Lavvento di quella che egli definisce «la guerra tra la gente» ha trasformato il Colosso americano in un grande, ma vulnerabile, Golia. Lipotesi di Smith è che il Pentagono si ostina ad armare le forze americane per lultima guerra, non tanto la Guerra fredda, quanto piuttosto le guerre altamente asimmetriche combattute negli anni Novanta in Kuwait, in Bosnia e Kosovo, dove laeronautica ha svolto un ruolo decisivo. Solo con estrema lentezza lapparato militare si sta adattando alle nuove esigenze operative, in Iraq come in Afghanistan, che abbinano elementi di ricostruzione economica, il mantenimento dellordine pubblico di stampo neo-coloniale e le azioni di contrasto ai ribelli. «La guerra tra la gente» si rivela davvero simmetrica, poiché conduce allo scontro tra pattuglie americane dotate di armi leggere e milizie locali irregolari. Gli americani avranno anche gli armamenti migliori e un addestramento ineccepibile, ma i ribelli hanno dalla loro una conoscenza superiore del territorio.
Esiste unalternativa a questo duro impegno, ed è evidentemente unopzione che Bush trova molto allettante. Perché non torniamo a combattere quel genere di guerra asimmetrica per la quale gli Stati Uniti sono già equipaggiati e non lanciamo un attacco aereo contro lIran? Si capisce perché il presidente potrebbe contemplare questo genere di iniziativa. Sotto il profilo strategico, lIran rappresenta una minaccia. Sotto il profilo politico, Bush non ha più nulla da perdere. E sotto quello militare, Bush può star certo che lAeronautica sarà in grado di colpire almeno un certo numero di impianti nucleari iraniani in modo spettacolare.
Eppure i rischi che tali attacchi comportano sono gravissimi: le ritorsioni sul terreno in Iraq — e altrove — sarebbero feroci. Non esistono inoltre garanzie che il programma nucleare iraniano possa essere davvero fermato. E il contraccolpo politico in Iran (per non parlare di tutto il Medio Oriente) non farebbe che rafforzare lala radicale attorno al presidente Mahmoud Ahmadinejad proprio nel momento in cui sembra perdere parte del suo sostegno popolare. In breve, esiste il pericolo reale che unazione preventiva contro lIran rischi di trasformare Golia in Sansone, e di travolgere nel crollo del tempio tutto il Medio Oriente, Sansone compreso. |
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COMMENTI:
Autore:
scriccy
( lunedì 5 marzo 2007, ore 23:53
)
:-O
Autore:
scriccy
( lunedì 5 marzo 2007, ore 23:53
)
:-O
Autore:
( lunedì 5 marzo 2007, ore 16:49
)
articolo preso da un giornale di parte: il corriere della sera! ci vuole unoperazione di tabula rasa!!!
Autore:
BlindZoom
( lunedì 5 marzo 2007, ore 16:46
)
Quello che mi chiedo sempre....ma tutti questi soldi spesi in guerre a CHI vanno?Persone società governi?
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