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di ecce_ da commentare:
Gino Strada: «Via tutti» «Così ho mediato per uin governo che loro odiano» di Francesco Battistini
KABUL — Era lì ad aspettarlo sulla porta dellospedale di Lashkar Gah. Fumando. Nervosissimo. Gino Strada conosce Daniele Mastrogiacomo da una vita e da due settimane ce laveva stampato nei pensieri, negli incubi. Eppure: «Quando mi si è parato davanti, quasi non lho nemmeno guardato. Non lho riconosciuto: sembrava un talebano».
Labbraccio forte, un po di commozione intorno. Parole attese e una tensione che Gino, ci aveva confessato una sera, «raramente ho provato in vita mia». Dire che era cominciata bene, non si può. Prima ancora che arrivasse a Kabul, dovendo mollare linaugurazione dun ospedale in Sudan, il chirurgo sera trovato a ricucire lennesima gaffe. E martedì scorso, quandera atterrato per prendere in mano il più complicato e pericoloso sequestro dun italiano in Afghanistan, a un certo punto gli era anche scappato di dirlo: «Ma che cazzo gli è venuto in mente a DAlema di parlare di "canali umanitari"? È come metterci letichetta! Con che faccia vado a trattare laggiù? Con quella duno che sono sette anni che si fa un mazzo così per aiutare gli afghani e adesso, invece, si trova qui a rappresentare proprio il governo dun Paese che loro odiano? Sia chiaro, eh? Io lho detto subito — sera messo a gridare in cucina —: fuori dai coglioni il Sismi, i Ros e tutti quei signori! Se hanno un capo, che li richiami subito. O noi, o loro». Dire che non avesse ragione, non si può.
«Se non era per Emergency che aveva gli uomini giusti...», sospira adesso il Daniele liberato. Lospedale di Lashkar Gah è stato il crocevia dei contatti, delle liti, delle voci. Come quella dun elicottero militare inglese che laltro giorno a un certo punto si sarebbe messo di mezzo, nella fase più delicata dello scambio, facendo esplodere lira del dottor Strada. Ira annusata, trattenuta. Troppi contatti, troppa confusione nella trattativa: «Quel che sto vedendo, lho già visto altre volte — disse un altro pomeriggio, mentre in cucina si tiravano le tagliatelle che di solito tira lui per svagarsi e lui invece stava di là, al telefono, sempre appiccicato —. È cominciata la solita corsa, la solita gara a chi è più bravo. Tutti ad aprire i canali. Speriamo che non finiamo per incasinarci troppo...».
Una settimana senza dormire. Senza staccare un attimo. Le telefonate con DAlema, «ciao Massimo». Con Ezio Mauro. Con la moglie di Mastrogiacomo. A mangiare pochissimo, a giocarsi tutto, pensando a quanti mediatori si bruciano in queste trattative: «Non labbiamo mai visto crollare un attimo — raccontano i suoi —, neanche il giovedì dellaudio, quando sera messa proprio male e sembrava che i talebani lavessero tagliato fuori». «Grande, grande Gino!», è stato lemozionato saluto di Daniele. Ieri a Emergency hanno accolto quindici sciancati, feriti, ultimi che nessuno vuole. Come in un giorno normale. Almeno la sera, sè festeggiato? «Siamo tutti troppo stanchi. Si cena, si guarda un po di tivù. E poi a dormire». |
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COMMENTI:
Autore:
scriccy
( martedì 20 marzo 2007, ore 15:02
)
mi vengono i brividi a fior di pelle quando leggo di gente che ama talmente tanto "lumano", che ha degli ideali e fa di tutto per renderli concretezza....in mezzo a tanti burocrati....
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