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di ecce_ da commentare:
Alcol, si beve già a 11 anni. «Basta spot in tv»
ROMA — Bevono non perché piace, ma perché «è una figata». Perché mostrarsi fuori dal bar con bottiglia in una mano e sigaretta nellaltra aiuta a stare nel branco e a non sentirsi normali. Meccanismi psicologici sfruttati ad arte negli spot che mostrano una gioventù bella, spensierata, vincente. Sullo sfondo marchi di drink alcolici. E che funzionano, visto laumento dei bevitori tra i giovanissimi e soprattutto tra le ragazzine. Tanto che il governo vuole mettere un freno. Anche perché, secondo lOms, i morti per alcol in Italia sono 25 mila allanno, 7 mila dei quali donne.
PERICOLI — Dopo i ripetuti allarmi lanciati da esperti e operatori di servizi, sembra che questo governo sia davvero intenzionato a imporre regole etiche al mondo della comunicazione. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, ha annunciato larrivo in Consiglio dei ministri di una legge che limiterà la pubblicità degli alcolici in televisione e sui giornali. Verranno imposte inoltre etichette che avvertono dei pericoli legati allabuso. «Vogliamo puntare su una grande campagna di informazione su rischi e danni alla salute — ha detto Ferrero —. È possibile arrivare ad una legge che limiti, o abolisca del tutto, la propaganda scorretta, subdola. La società di oggi spinge ad andare al massimo in ogni situazione e lalcol è uno dei mezzi per sentirsi allaltezza. È ora di uscire da questa pazzesca ipocrisia e aprire una discussione nellopinione pubblica per combattere il fenomeno». Doveva esserci anche Livia Turco, titolare della Salute, alla presentazione dellAlcol prevention day organizzato dallIstituto Superiore di Sanità. Se non avesse cancellato lappuntamento per motivi personali avrebbe ricordato il piano governativo sulla correzione degli stili di vita presentato qualche settimana fa.
MODA — «Se si vuole invertire la tendenza occorre far comprendere cosa significa bere troppo. È unabitudine che può trasformarsi in dipendenza e uccidere», non va per il sottile Linda Laura Sabbadini, direttore centrale Istat, nel commentare gli ultimi dati su abuso di alcol e binge drinking. Tre le criticità: il consumo in età precoce, laumento delle ubriacature, il fuori pasto. Il 70% dei ragazzi dagli 11 anni in su hanno provato almeno una volta negli ultimi 12 mesi il gusto della bottiglia. Quasi la metà tra 11-15 anni sono già clienti abituali di bevande alcoliche. Tra 11 e 17 anni prevale la birra, seguita dalla triade aperitivi-superalcolici-amari, il vino è il meno richiesto. Classifica leggermente invertita nella fascia che va dai 18 ai 24 anni. Il vino resta ultimo, seconda la birra, al primo posto gli altri prodotti. Nella fascia 14-17 anni, la percentuale di chi beve lontano dai pasti è passata dal 12,6% del 98 al 20,5% dellanno scorso. E la crescita maggiore riguarda le ragazze: quasi raddoppiate: dal 9,7 al 16,8%.
STILI — La popolazione dei consumatori è rimasta sostanzialmente invariata tra 98 e 2006, non altrettanto le abitudini. I giovani hanno appuntamento fisso con lubriacatura del fine settimana, si beve fuori pasto e altre bevande. Spesso sono i genitori a dare il cattivo esempio. Lalcol viene considerato innocuo. E invece è gravemente dannoso specie prima dei 15 anni (manca lenzima per metabolizzare) e dopo i 70, quando si esagera (massimo un bicchiere di vino al giorno).
REAZIONI — Apprezzano ma non si illudono gli alcolisti anonimi. «Liniziativa di Ferrero è encomiabile, ma non è la prima e non sarà lultima. La legge non passerà, troppe resistenze interessate», è pessimista il presidente dellassociazione, Maurizio M. E Dorina Bianchi (Dl), propone lavvio di campagne choc anche nelle scuole e il potenziamento dei centri di cura. Contraria Donatella Poretti (Rosa nel Pugno: «È un divieto assurdo che nulla farà per una concreta soluzione del problema». |
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