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raggioverde
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Messaggio
di raggioverde da commentare:
In memoriam Philip Arthur Fisher (1907-2004)
Oggi, alle 12.35 a.m. ora del Pacifico, le 10.35 a.m. ora mia, è morto il mio nonno paterno, Philip Arthur Fisher. Io stavo nuotando in piscina, quando sono tornato a casa dopo più di due ore ho sentito il messaggio lasciato dal mio babbo in cui mi ha raccontato tutto. Di lontane origini sefardiche, nacque nel 1907 a San Francisco, primo figlio di Arthur Fisher ed Eugenia Samuels. Studiò economia all’ Università di Stanford, dove dopo divenne anche professore. Infatti è diventato uno dei primi grandi teorici del funzionamento delle borse di valori, delle azioni e delle società quotate, sviluppando non soltanto teorie ma anche modelli matematici che si usano anche oggi. Il suo libro “Common Stocks and Uncommon Profits” (Azioni Comuni e Guadagni Insoliti) continua ad essere insegnato in facoltà di economia e commercio di tutto il mondo, ha scritto anche alcuni altri libri su argomenti simili. (per una biografia più dettagliata visitate www.fi.com ) Dopo vari anni decise di lasciare l’università e fondò la Società Fisher & Co., una società di consulenza finanziaria, in effetti mettendo in pratica tutti i principi e i modelli che insegnava da anni. Ogni tanto scriveva pure degli articoli per riviste finanziarie. Al contrario di molti che si sono dedicati a questo campo, è rimasto un uomo semplice per tutta la sua vita, abitando in una casa bella e ampia ma non imponente a San Mateo, spesso andando al lavoro e tornando col treno (quando manteneva il suo ufficio a San Francisco) o a piedi (quando lo trasferì a San Mateo), senza mai cedere alle tentazioni di una vita lussuosa o spendacciona. Continuò a lavorare fino a raggiungere l’età di 90 anni, quando ormai i suoi problemi di salute lo obbligarono a ritirarsi. Del suo primo matrimonio non so quasi niente a parte il fatto che finì con un divorzio e senza figli. Poi circa nel 1942-3 connobbe e sposò la mia nonna, Dorothy Whyte; mio papà, il primo di tre figli, nacque nel 1944. Per me era semplicemente mio nonno, era “Guck” (nomignolo nato dall’ incapacità di mia cugina di pronunciare la parola “grandfather” quando era piccolissima). Non c’è bisogno di raccontare tutte le volte che ho cenato a casa sua coi miei fratelli, o quante volte ho anche dormito lì nella stanza che una volta era quella di mio padre. Anche dopo, quando sono cresciuto e sono apparsi vari litigi nella mia famiglia (o sono stato informato di alcuni che erano successi nel passato), anche se so bene che non approvava tanto la mia vita (e io trovavo le sue idee piuttosto soffocanti ed inadatte a me), i nostri rapporti non sono mai diventati acrimoniosi, al massimo un pò distanti (come quando mio fratello ed io chiamavamo le nostre visite a casa sua “missioni diplomatiche nell’ Unione Sovietica”). Comunque un riconoscimento glielo devo: è stato lui a pagare le mie spese universitarie, anche quando ero riuscito a vincere una borsa di studio. Quindi in effetti mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi. Ci ha sostenuti tutti da quando il negozio di Papà era andato in bancarotta, senza il suo aiuto tutto sarebbe stato molto più difficile. Negli ultimi anni, la salute poco a poco lo abbandonò. L’ultima volta che l’ho visto, a gennaio del 2003, appena riusciva a stare seduto sul letto e siamo riusciti a conversare soltanto per pochi minuti, era riuscito a riconoscere i miei fratelli e me (cosa che ormai non succedeva ogni volta). Dopo cominciava a ripetersi, a dire delle cose senza senso, soprattutto “non riesco a svegliarmi stamattina, svegliami!” Poco a poco ha perso la capacità di capire cosa succedeva attorno a lui. Alla fine il suo corpo ha ceduto e ha lasciato la sua anima. Se tornerò in qualche momento in California dove abitano vari parenti miei, lui non ci sarà più. E mi sembra che non l’ho capito ancora, come probabilmente non ho nemmeno capito esattamente cosa ci sia dentro me che provenga da lui. Rest in peace, Guck… |
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COMMENTI:
Autore:
vale2002
( mercoledì 17 marzo 2004, ore 17:05
)
mi spiace...
Autore:
nevebianka
( domenica 14 marzo 2004, ore 19:38
)
mi disp tanto raggio... le mie piu' sentite condoglianze... era prorpio un bel nonno...
Autore:
Less77
( domenica 14 marzo 2004, ore 18:24
)
mi dispiace,magari nn te ne fai niente delle condoglianze di un estranea,ma ho letto il tuo messaggio,e come sempre succede ho pensato al mio di nonno,io avevo sette anni quando è morto. mi spiace.
Autore:
SixtyNine
( venerdì 12 marzo 2004, ore 23:31
)
Le Mie Condoglianze Raggio! ...
Avevi Un Gran Nonno Non C'e' Che Dire...
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