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di Dio da commentare:
Il giocatore più amato in Italia e nel mondo è entrato nell'esclusivo club che ammette solo cinque 'soci' e si dice combattuto sul suo futuro. Deve continuare, tutti lo implorano. Lui: 'Vedremo, decisione difficile'. Oltre che in Nazionale ha incantato con le maglie di Fiorentina, Juve, Inter, Milan, Bologna e Brescia. Ora le Olimpiadi?
MILANO - 'E' difficile smettere'.
I nostagici di un calcio che sta svanendo si attaccano a questa frase di Roberto Baggio, per continuare a sperare che un'epoca non volga al tramonto.
Le parole sono uscite dalle sue labbra subito dopo il 2-2 tra Parma e Brescia, decisa da una invenzione del numero 10 bresciano che in questo modo ha celebrato la sua segnatura numero 200 in Serie A, con una rete pesante per la classifica della sua squadra. Per essere onesti ha anche detto: 'Sono combattuto, sarà molto difficile che continui. Sei operazioni di fanno sentire. Vedremo'.
E' il 74' quando il Codino sfonda il fatidico muro, dove stazionano indimenticabile come Piola 274, Nordahl 225, Altafini e Meazza 216. Poi c'è lui. Un grande pittore che con i piedi ha saputo regalarci opere stupende, ma a differenza degli artisti non ha avuto bisogno di uscire di scena per essere consacrato ed apprezzato. Non sempre dagli allenatori, però. Ovunque è andato è subito diventato l'idolo della piazza, per la sua semplicità fuori dal campo, per il suo candore, per le sue giocate che lasciano estasiati. Rispettato anche dagli avversari.
Difficile non essere banali parlando di un campione che si è fatto amare passando da uno sponda a quella dei più acerrimi nemici. Dalla Fiorentina alla Juventus, causando la rivolta di mezza Firenze, dal Milan all'Inter, mettendo il Bologna da 'cuscinetto', per riproporsi ad alti livelli tocca quota 22 gol e 9 assist. Infine il Brescia, che potrebbe rappresentare la sua chiusura. Ma non ora, non ancora, ti supplichiamo.
Un uomo che ha saputo vincere, forse meno di quanto meritasse (due gli scudetti, un Pallone d'Oro), regalando emozioni sempre e comunque. Un uomo vero, che ha saputo sconfiggere la sfortuna, che è stato più forte delle ginocchia che lo hanno messo alla prova, operate a più riprese. Ogni volta è tornato, da campione.
Il primo incidente, ai tempi della C1 a Vicenza poteva negarci questi 200 gol tutti da ricordare. Impossibile vederne altrettanti, però lasciateci sognare. Del resto ha 37 anni ma l'entusiasmo di un ragazzino. Magari lo rivediamo in agosto per le Olimpiadi, forse la chiusura più degna, magari da portabandiera. Perchè no?
E poi quel 'vedremo' ci autorizza a sperare.
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