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Antitutto, ma specialmente antijuventino.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)


Messaggio di RickyM. da commentare:
LA FRASE: "Se lei sapesse com'è sporca la verità di questa storia, forse sarebbe meglio lasciar fare a Dio".
Nell' intervista di Bianconi a Franceschini pubblicata dal Corriere della sera del 21 maggio, piu' delle parole di Franceschini, che non dice in realta' nulla di nuovo, c' e' questa frase di Noretta Moro, la vedova dello statista ucciso dalle Br, riferita dal regista Martinelli. Una frase importante, caduta pero' nel disinteresse generale. Nell' articolo si legge:"Ma il regista è comunque soddisfatto della telefonata ricevuta dalla vedova di Moro, la signora Eleonora, silenziosa da 25 anni, che l'ha chiamato prima ancora che uscisse il film per dirgli:'Se lei sapesse com'è sporca la verità di questa storia, forse sarebbe meglio lasciar fare a Dio'".



Il caso Moro
Una favola


UNA FAVOLA (dal finale tragico, come a volte succede anche nelle favole)
C' era una volta un politico, un uomo mite e saggio.

C' era una volta (ma questa probabilmente c' e' ancora) anche una rete segreta e clandestina, creata con il compito di "governare" realmente la situazione italiana, al di la' delle temporanee oscillazioni politiche. Questa "rete" aveva strutture militari, politiche, economiche, informative, criminali, religiose addirittura, con una compartimentazione tale che quasi tutti quelli che appartenevano ai vari spezzoni ignoravano il disegno generale e che ci fossero altre strutture come la propria. E la "rete" e il suo segreto dovevano essere tutelati in tutti i modi.

Da chi dipendeva ? Dall' estero, ma anche (e soprattutto) dall' Italia. E in Italia da chi ? Da qualche "santuario economico" ? Da qualche "alta istituzione" ?

Ma qualcuno sapeva tutto e aveva organigrammi reali e aggiornati della "rete". E quel politico, che era il maggiore candidato alla carica di Presidente della Repubblica (e questo non piaceva a "qualcuno"), era uno di questi.

Un anno prima era gia' stato rapito (dalla camorra ?) il figlio di un altro autorevole candidato alla presidenza della Repubblica.

Un brutto giorno anche il nostro uomo fu rapito da un gruppo di terroristi (tutti terroristi e solo terroristi ?), che portarono via anche una borsa, una tra le tante, che quell' uomo portava sempre con se'. Ma molto piu' importante delle altre.
L' "entita'" naturalmente entro' in grande preoccupazione, anche perche' nelle sue lettere, il rapito non parlo' direttamente di questa struttura, ma vi accenno' piu' volte, tra l' altro attaccando apertamente un altro politico che di alcune strutture di questa "rete" era stato, se non il fondatore, almeno uno dei principali referenti. E in un'altra lettera, che doveva restare segreta, si rivolgeva ad un altro politico, un giovane emergente che forse era anche lui in contatto con la "rete".

Probabilmente il nostro uomo aveva capito che quello che interessava al "potere" non era di salvare lui, ma di salvare la "rete" e la "rete" poteva essere salvata meglio con la sua morte. Se il politico rapito fosse uscito vivo dalla sua avventura ci sarebbero stati forti rischi che qualcosa potesse trapelare. E infatti fu studiato, in caso di una sua malaugurata liberazione, un piano di "trattamento medico". Se invece fosse morto, la possibilita' di rivelazioni sarebbe probabilmente morta con lui e le carte potevano sparire piu' facilmente. E cosi' infatti purtroppo avvenne.

Ma non era piu' facile ucciderlo subito, direte voi ? E no, se ne sarebbe fatto un martire e si sarebbe rafforzata la sua politica di apertura, che invece andava logorata piano piano, come andava logorata piano piano l' immagine del politico, in modo che non fosse piu' credibile, ne' presentabile.

Comunque "chi doveva" riusci' a trovare dove le carte erano custodite dai terroristi e le recupero', organizzando in contemporanea una messinscena per distrarre l' attenzione. Ma "chi doveva" capi' anche che copie delle carte erano gia' in circolazione e in mano a qualcuno (i terroristi ? chi arrivo' nel covo ? qualcuno che al covo arrivo' prima della scoperta ? o piu' di una di queste cose ?). E allora comincio' una lunga ricerca: alcune carte furono recuperate in un' altra citta' e anche queste furono duplicate (e fatte sparire). Altre si sospettava che circolassero in qualche carcere, e probabilmente anche queste furono trovate. Altre ancora furono recuperate in piu' di un covo di terroristi. Altre sono ancora in mano a qualcuno, ma molti di quelli che le hanno avute (o stavano per averle) non possono piu' raccontarlo.

Di tutta la storia fu data una versione di comodo, che andasse bene piu' o meno a tutti i protagonisti, perche':
1) il "potere" non poteva raccontare quello che era successo realmente.
2) i terroristi avevano tutto l' interesse a difendere la versione di aver ottenuto un grande successo e non volevano ammettere di essere stati incapaci e fregati (forse facendosi addirittura "scippare" il rapito).
3) la famiglia temeva che il politico potesse apparire come una delle persone coinvolte in questa "rete".
4) l' opposizione aveva fortemente da temere che nelle carte ci fosse qualcosa di compromettente anche per lei (informazioni su analoghe "reti" di altro colore ?).

In piu', poiche' era evidente che molte cose della ricostruzione non quadravano, "chi doveva" costrui' apposta, cominciando da subito e proseguendo negli anni (ogni volta che qualcuno sembrava imboccare una pista pericolosa) una serie di indizi contorti, mescolando sapientemente cose vere e cose false, in modo da distrarre l' attenzione dal problema reale e rendere sempre piu' difficile avvicinarsi alla verita'. E giornalisti e storici continuano a discutere delle diverse versioni di un innocuo memoriale o ad arrovellarsi su improbabili musicisti russi.





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