Spritz.it - ecce_'s HOME - BLOG DIRECTORY - IL TUO BLOG - Segnala qs BLOG



NICK: ecce_
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO


HO VISTO



STO ASCOLTANDO


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO


ORA VORREI TANTO...


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...


OGGI IL MIO UMORE E'...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata

Messaggio di ecce_ da commentare:
Io, processato per una fatwa
di RENZO GUOLO

ACCADE questo: sono stato querelato da Adel Smith per le poche pagine che ho scritto su di lui in Xenofobi e xenofili: gli italiani e l’islam, edito da Laterza nel 2003. E, sin qui, dovrei dire, sono in buona compagnia: Smith ha querelato, o ha annunciato di voler querelare, papi e cardinali, ministri e parlamentari, famosi scrittori e giornalisti, ricercatori ed esponenti di altre organizzazioni islamiche. Scomparso dalla scena mediatica, Smith ha cercato di restare al centro dell’attenzione attraverso una sorta di "via giudiziaria" all’islam.

Anche se le aule di tribunale le ha frequentate anche come imputato. È stato condannato in primo grado, in più sedi, per vilipendio alla religione cattolica.
Com’era ovvio, la maggior parte delle querele sono state archiviate: a me non è andata così. A Bari una pm ritiene che ci siano elementi per andare a giudizio.

Sono sempre stato garantista: lo sarò anche nei miei confronti. In un processo il pm è parte: sarà il giudice a determinare se vi sia o meno diffamazione. E, come afferma Smith, addirittura vilipendio della religione islamica. Si, perché questo è il teorema, diffamando il leader dell’Umi avrei vilipeso anche l’islam. Ciascuno potrà farsi un’idea sulla vicenda leggendo il libro, di cui naturalmente, nel suo poco astratto furore censorio, Smith ha, invano, chiesto il sequestro.

Ma la querelle si presta a considerazioni che non vanno affatto sottovalutate. Perché rinviano alla messa in discussione della libertà di opinione garantita dall’art. 21 della Costituzione e della libertà di ricerca garantita dall’art. 33 della nostra Carta. Vi è nell’aria una preoccupante indifferenza per l’affievolimento di queste libertà.

Questioni storiografiche o di grande rilevanza sociale si discutono ormai più nelle aule di giustizia che nelle sedi scientifiche o davanti all’opinione pubblica. Con il risultato che si processano gli autori per i loro libri ma senza parlare dei libri: estrapolando il testo dal contesto, le parole dalla loro cornice concettuale. Facendole navigare nel vuoto dell’inevitabile astrattezza giuridica della norma.

La "via giudiziaria" di Smith fa dunque emergere questioni, come lo strumentale uso della tutela penale della religione, che pure va protetta, a scapito della libertà di opinione e l’inflazione del diritto penale nell’affrontare simili temi. Questioni cui il Legislatore dovrebbe dare una chiara risposta, anziché delegarla a un’interpretazione in sede giudiziale che rischia spesso di essere discrezionale. Anche perché nei prossimi anni questo sarà un terreno destinato a diventare oggetto di conflitto.

Nel frattempo, però, gli effetti dell’offensiva giudiziaria di Smith sono evidenti: le querele a raffica funzionano anche come efficace strumento di interdizione per quanti operano nel campo dell’informazione e della ricerca. Una preoccupazione ben presente a sociologi e storici che, commentando il caso di Stefano Allievi, altro noto studioso dell’islam portato in tribunale da Smith e condannato pesantemente in primo grado per quanto scritto in un volume pubblicato da Einaudi, hanno rilevato come sia ormai sempre più difficile, in Europa e in Italia, esprimersi su simili argomenti.

E allora chiediamo: andiamo verso una repubblica dell’autocensura indotta da un malinteso senso del politically correct? È utile al paese una simile deriva? Ci rifiutiamo di crederlo; tanto più nel momento in cui non solo l’opinione pubblica ma anche le stesse istituzioni (tutte, nessuna esclusa) chiedono a chi ha sapere in materia elementi utili ai loro ambiti di intervento.

L’interdizione è rinforzata dallo scagliare contro i ricercatori l’accusa, pesante non tanto sul piano della sanzione quanto per le sue implicazioni, persino esistenziali, di vilipendio della religione islamica. Accusa che, per quanto mi riguarda, è particolarmente dolorosa perché fa strame della mia biografia di intellettuale impegnato nel dialogo tra civiltà e nel far distinguere all’opinione pubblica l’islam come religione dall’ideologia islamista, i credenti dai fondamentalisti, e nel proporre la piena integrazione dei musulmani nella società italiana.

Ora è come se tutto quello che ho scritto come studioso e per cui mi batto come cittadino non contasse. Sentirsi affibbiare da Smith, in questa sorta di "fatwa" che si serve del diritto penale nazionale per raggiungere i suoi scopi, un’etichetta che non corrisponde al proprio vissuto, alla propria storia intellettuale, è già, di per sé, alienante ma rientra nella tipica strategia del personaggio. Ma che un magistrato prenda per buona questa tesi appare sorprendente.

Infine un argomento scomodo ma che non può essere eluso: non occorrono particolari conoscenze per comprendere come, di questi tempi, chi si occupi professionalmente di fondamentalismo islamico cammini su un rischioso crinale. Tanto più se sovraesposto mediaticamente. Una realtà che costringe talvolta a scelte difficili: come quella tra libertà di espressione e sicurezza personale.

Occorrerebbe cautela nell’avallare accuse che bollino qualcuno come "diffamatore dell’islam". Soprattutto se esiste il ragionevole dubbio che, per la biografia e le pubbliche posizioni dell’accusato, non sia proprio così. La possibilità che qualche fanatico invochi un giorno tale etichetta come una specie di legittimante "certificazione doc" a conferma delle proprie intenzioni non troppo pacifiche non può mai essere esclusa.

Certo, ciascuno ha il diritto di agire in giudizio; ma la vicenda rivela una concezione della giustizia che, avrebbe detto un grande giurista come Federico Stella, allontana una società dalla stessa idea di giustizia. La battaglia per smontare le conseguenze dell’insidioso "teorema Smith" è una battaglia di libertà. La faremo sino in fondo.

ATTENZIONE:

Per commentare questo BLOG
è necessario essere iscritti
alla community di www.spritz.it

 

COMMENTI:

NESSUN COMMENTO DISPONIBILE

APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

RICERCA:
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:

misia chiara@ ebe dpa glendida daisychain gigio9 favola blink sharmel autarkeia kispriss pippiri tiredbrain opo elenya AFInside81 scriccy crystal83 epthavale trilly86 Jane_D


BOOKMARKS

fumetti della gleba

(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )

UTENTI ONLINE: