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di ecce_ da commentare:
Cheney, il volto oscuro del potere La vicepresidenza più potente della storia Usa di MARIO CALABRESI
NEW YORK - Ogni sera tutti i documenti, gli appunti e le minute del lavoro del giorno vengono raccolte e chiuse in una cassaforte Mosler, alta un metro e ottanta, e gli elenchi dei visitatori vengono distrutti. La sua agenda resta il più possibile riservata, si rifiuta di fornire i nomi dei componenti del suo staff e perfino il numero di persone che lavorano al suo servizio. Da quattro anni nega ogni informazione sui documenti riservati in transito per il suo ufficio e anzi ha proposto di chiudere lorganismo di controllo. Tutto deve avvenire nellinvisibilità, senza fare rumore.
Dick Cheney è luomo che ha inventato la vicepresidenza imperiale. Un ruolo nuovo, che non ha precedenti, che sfugge ai controlli e coltiva lossessione per la segretezza e il fastidio per le burocrazie e i contrappesi.
Da anni si dibatte sul ruolo del presidente degli Stati Uniti, sui suoi poteri, sugli organismi di controllo, sui rapporti di forza con il Congresso. Arthur Schlesinger Jr, il grande storico da poco scomparso, impose il termine "Presidenza imperiale" con uno tra i suoi libri più famosi, in cui analizzava la crescita del potere della Casa Bianca dai tempi di Roosevelt fino al tonfo di Nixon, quando grazie allo scandalo Watergate il Congresso diede battaglia per limitare la libertà dazione del presidente.
Dick Cheney frequentava già lo Studio Ovale, come giovane assistente reclutato da Donald Rumsfeld, quando Richard Nixon fece le valige: vide un presidente umiliato, nella polvere, sotto lattacco della stampa e del Congresso e si convinse che quel potere andava restaurato. Conosce alla perfezione le leve del potere, è entrato alla Casa Bianca consapevole di ogni meccanismo della macchina imperiale, perché dopo Nixon cè stato con Ford, è tornato come ministro della Difesa di Bush padre e sette anni fa con il figlio. Dal gennaio del 2001 lavora per aumentare lautorità di George W. Bush ma anche per costruire un ruolo nuovo, senza precedenti storici, per se stesso, per aumentare la sua sfera di influenza nellamminstrazione americana.
Lo strapotere di Dick Cheney è da ieri meno oscuro, il Washington Post ha pubblicato la prima di quattro puntate di una mastodontica inchiesta dedicata al vicepresidente, costruita intervistando più di duecento persone che lavorano o sono state alla Casa Bianca in questi ultimi sette anni. "Gli è concesso di sedersi ad ogni tavolo e di partecipare a tutte le riunioni" sulla guerra, sulla difesa nazionale, sullenergia, lambiente, le tasse, il bilancio pubblico e le nomine alla Corte Suprema. Partecipa ad ogni decisione ed è il primo ad incontrare il presidente ogni mattina. Ha una portentosa capacità di lavoro: si sveglia alle 4:30 ogni mattina, due ore dopo riceve le informative riservate dei servizi e alle otto è al briefing con Bush.
Il suo peso si sente continuamente: blocca la decisione di chiudere Guantanamo, spinge per una risposta forte al regime iraniano, rifiuta di discutere il ritiro dallIraq. I suoi avversari hanno scoperto presto con chi avevano a che fare. Accanto allo Studio ovale cè una saletta con un tavolo di legno tondo: è lì che il presidente e il suo vice pranzano insieme, a quattrocchi, una volta alla settimana. È lì che Cheney, allinizio di novembre del 2001, consegnò a Bush un documento di quattro pagine scritto dal suo consigliere giuridico. Un documento che nessuno conosceva, che non era mai stato letto dagli staff della Casa Bianca e nemmeno dal Diaprtimento di Stato o della Giustizia.
Nel giro di unora quelle quattro pagine cambiarono aspetto e finirono in una cartellina blu con il sigillo presidenziale, trasformandosi in un ordine militare firmato dal Comandante in Capo, George Bush. Erano le direttive che stabilivano le regole di trattamento per i sospetti terroristi catturati dagli americani: veniva negato il diritto di un processo o di un tribunale, civile o militare, e si stabiliva che sarebbero stati detenuti a tempo indeterminato e senza formalizzazione dei capi daccusa.
"Ma che diavolo sta succedendo?" urlò Colin Powell, il segretario di Stato di Bush, quando apprese la notizia dalla Cnn, e sbigottiti rimasero tutti nelle stanze del potere a Washington. Era successo che "Angler", il pescatore, come lo chiamano in codice gli uomini del secret service, aveva segnato il più importante punto a suo favore.
Quella decisione di Cheney avrebbe plasmato la presidenza e definito le regole della "Guerra al terrore" accantonando la Convenzione di Ginevra: da lì nascono il carcere di Guantanamo, le autorizzazioni alle torture, le prigioni segrete della Cia. Due dei suoi avversari in quella partita hanno abbandonato la partita sconfitti: Powell e lex ministro della Difesa Ashcroft. Ma nellultimo anno anche lui ha perso due tra i suoi migliori alleati: Rumsfeld e Lewis "Scooter" Libby, condannato a 30 mesi di carcere. Gli resta, seppur azzoppato, il ministro della Giustizia Gonzales.
Dallaltra parte la sfida è continua con Condoleeza Rice e con il nuovo segretario alla Difesa, Robert Gates. La sua immagine è terribile oggi in America, per il fallimento della guerra in Iraq, i conflitti di interesse con la Halliburton, che ha guidato per sette anni, e per un incidente di caccia, quando sparò in faccia ad un amico. Ma lui non se ne cura, è convinto di lavorare per la Storia e per il Paese, il resto non lo tocca. |
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