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di ecce_ da commentare:
Più morti per errore medico che in incidenti Remuzzi (Istituto Mario Negri): «Il rapporto è di due a uno negli Usa, e non cè ragione per non pensare che sia così anche in Italia»
MILANO - Si rischia maggiormente la vita in una corsia dospedale che in unautostrada affollata. Per ogni americano che muore a causa di un incidente stradale, ce ne sono almeno due che perdono la vita a causa di un errore medico. «Ma non cè ragione per non pensare che sia così anche da noi, in Italia». A dirlo è Giuseppe Remuzzi, direttore dellIstituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che a Milano ha partecipato a un convegno sul contenzioso tra medico e paziente, presieduto dal ministro di grazia e giustizia Clemente Mastella.
ERRORI MEDICI - «Gli errori medici in Usa - ha spiegato lesperto - hanno ucciso nel 2005, 90 mila pazienti; nello stesso anno i morti per incidenti stradali sono stati 45 mila, 42 mila quelli per tumore al seno, e 16 mila i morti per Aids». E le proporzioni, grosso modo, possono rispecchiare la realtà italiana. Non è allora un caso se nel mondo si moltiplicano le denunce ai medici: solo in Italia, dove secondo lOrganizzazione mondiale della sanità il sistema sanitario è tra i migliori al mondo, ogni anno sono 15 mila i medici che affrontano cause di risarcimento avviate dai pazienti. Di questi, due terzi vengono assolti «per non aver commesso il fatto», ma questo non toglie che, come ha ricordato Lorenzo Menicanti, cardiochirurgo del Policlinico San Donato (Milano), «otto chirurghi su dieci sono o sono stati indagati».
RIDURRE I CONTENZIOSI - Cosa si può fare per ridurre il numero dei contenziosi? «Bisogna innanzitutto curare solo chi è malato - ha detto Remuzzi - e solo con terapie di provata efficacia. E poi bisogna distinguere tra la responsabilità del singolo medico e quella dellorganizzazione allinterno della clinica, perchè lerrore medico è quasi sempre dellorganizzazione». Ma, soprattutto, deve cambiare il rapporto tra il medico e il paziente, in modo da distribuire tra questi due soggetti la responsabilità: «Il medico - ha concluso Remuzzi - dovrebbe essere un consulente, che spieghi al paziente tutti i vantaggi e gli svantaggi di un intervento, gli effetti collaterali, discutere dei possibili rischi. Ma è il paziente a dover decidere se farsi curare. Se si fa così, è più difficile arrivare ad una conflittualità». |
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