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di ecce_ da commentare:
La zarina sulle orme degli antenati: lultima Romanov turba la Russia di LEONARDO COEN
MOSCA - Nulla è ufficiale. Ma tutto è ufficioso. La cinquantaquattrenne Granduchessa Maria Vladimirovna Romanova, pronipote di Alessandro II e capo della casa imperiale russa, ha cominciato ieri una visita di quattro giorni a Vladivostok, perché intende celebrare il ricordo di unaltra visita imperiale (o quasi) avvenuta 116 anni fa. lultima di un Romanov nella stessa città che per i russi è più di un simbolo: rappresenta infatti la loro potenza sul Pacifico e in una regione cruciale dellAsia.
Vladivostok si affaccia sul Mar del Giappone. È capoluogo della regione di Primorje, al confine con la Cina. Lì, nella baia di Zolotoje Rog, si trova il comando della flotta del Pacifico. Lì cè il capolinea della mitica Transiberiana. Negli ultimi anni, Vladivostok è diventata una delle vetrine più sfavillanti della nuova Russia. Che ci va a fare, dunque, la Granduchessa Maria Vladimirovna? Non risulta che il Cremlino labbia nominata ambasciatrice ad honorem per riscoprire gli itinerari storici - culturali della Grande vecchia Madre Russia.
Anzi, a Mosca sono in molti ad avere storto il naso per questa iniziativa. Tanto che lufficio stampa della regione di Primorje ha scelto un atteggiamento di britannico understatement, per evitare polemiche dannose a soli quattro mesi dalle elezioni parlamentari di dicembre. Così, si è preferito optare per una conferenza stampa finale, alle ore 11 del 9 agosto, non a caso giorno di san Romano. Ma linvito è ben circostanziato, le prerogative nobiliari dellospite imperiale ci sono tutte: "Capo della Casa imperiale russa, Sua Altezza Imperiale Sovrana Granduchessa Maria Vladimirovna", e la sua visita viene definita "di conoscenza".
Forse, volevano scrivere di "riconoscenza". A cavallo tra il 1890 e il 1891, il principe Nicola Romanov, futuro Nicola II imperatore di tutte le Russie, si recò a Vladivostok, capoluogo della remotissima e turbolenta regione di Primorje, per tutta una serie di incombenze che il rango gli imponeva e che il governo dallora riteneva opportune: la posa del ramo Ussuri della Grande Ferrovia Transiberiana; linaugurazione del terminal ferroviario e quella del monumento allammiraglio Nevelskj. Ma soprattutto fu inviato laggiù perché si apriva il primo bacino di carenaggio russo dellEstremo Oriente. Indispensabile nelle strategie dellammiragliato zarista. La Russia fronteggiava lemergente potenza del Sol Levante, di lì a poco sarebbe scoppiata la guerra col Giappone nel 1904.
A Tokyo bastò poco meno di un anno per sconfiggere larrogante Russia nel 1905: la drammatica battaglia dellisola di Tsushima fu vissuta dai russi come la più grande vergogna e in un certo modo innescò la prima rivoluzione contro il regime zarista. Insomma, nel bene e nel male, Vladivostok è una città che ha tanta parte nella storia russa contemporanea.
Pure in quella della Granduchessa Maria Vladimirovna: il nonno Cirillo, fu gran protagonista della guerra russo-giapponese. E un altro antenato, il Granduca Costantino, è ricordato come "il padre di tutti i cadetti" dopo il suo eroico comportamento nella guerra navale russo-turca del 1870. Lei ha confessato di voler "cominciare a familiarizzare" con i "luoghi sacri e le bellezze" della città, e questo ha riempito di orgoglio i suoi abitanti. E le autorità. Come Serghei Darkin, governatore della città, un buon putiniano, o il clero ortodosso della diocesi locale: reciterà la preghiera del Ringraziamento nella cattedrale di san Nicola.
Tappe significative cerimonie al Museo Arsenyev, alla stazione ferroviaria appena rinnovata (come fece il principe Nicola...), allArco Trionfale dove la Granduchessa incontrerà delegazioni di militari, marinai, studenti del Politecnico locale, media, Cosacchi. E poi cene, escursioni: nella penisola di Kamchatka, a Magadan, alla casa del primo governatore militare di Primorje, rappresentante dello zar a Vladivostok. Porterà i fiori al Memoriale della Gloria della flotta del Pacifico. Pranzerà a bordo del Maresciallo Shaposhnikov, grande nave antisommergibile.
Sono questi, segni e segnali ben precisi: non si tratta di una visita qualsiasi. Ma di una sorta di consacrazione. Perché nove anni fa, quando si celebrarono i funerali dei poveri resti di Nicola II, della moglie Alessandra, di tre dei cinque figli e della servitù massacrata nel 1918, tra i Romanov cera guerra aperta, per stabilire chi ne fosse il capo. La Granduchessa, appoggiata dal clero greco ortodosso, disertò le esequie. Non il rivale Nicola Romanov. Al Cremlino va meglio unirriducibile aristocratica come la Granduchessa piuttosto che Nicola, pericolosamente autodefinitosi "principe democratico". |
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