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Ultimamente molte partiture, ma ho riscoperto un mio vecchio libro di fiabe e leggende...
HO VISTO
Ho visto gente invecchiare da sola ho visto vendere davanti alla scuola ho visto la vita una vita che inizia buttata in un sacco come fosse immondizia ho visto l’aria arroventata dal piombo e terre assetate in troppe parti del mondo non è da molto che io vivo che esisto eppure ti giuro sono cose che ho visto chiedo solo che intorno a me la gente sia più vera questo al di là di ogni età ideologia o bandiera chiedo solo che che si faccia poi insieme qualcosa perché finiscano presto le cose che ho visto ho visto il cielo diventare pesante coperto dall’ombra di una nube gigante ho visto l’acqua che nessuno può bere ho visto e mai avrei voluto vedere spero solo che sopra di me la gente che comanda sappia quel che fa e se lo sa almeno ci risponda spero solo che che la gioventù futura non veda mai più nemmeno in tv le cose che ho visto e mi domando cosa si deve fare di certo lottare e non solo parlare per fare finire far cessare l’orrore mi chiedo se può bastare solo l’amore
STO ASCOLTANDO
Musica,musica e musica...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Casual,sportivo...
ORA VORREI TANTO...
Un posto dove non ci sono vecchi soli che amavano molto la moglie e tengono i nipoti in un portafoglio di foto ciancicate,dove gli uccelli tagliano l’autunno e l’aria non si rompe in uno sparo. Dove nessuno è un’isola e l’anima non si incarta nel denaro. Dove la paura non passa più nei nostri occhi di conigli e non c’è più da scavalcare nessun muro. Dove i soldati tornano alle case e si accovacciano coi figli a colorare un cielo un pò più largo di futuro...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Per concorsi e varie selezioni...
OGGI IL MIO UMORE E'...
Altalenante come ogni tanto succede...
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 FONTE: LA STAMPA

Il Divo Claudio: la musica deve
aiutare l’integrazione tra culture
MARINELLA VENEGONI
Festa di musiche cugine, nella notte al Porto della Valletta, incuriosito da un concerto non canonico, che ha fatto correre 30 mila persone da tutta Malta. Un concerto durato ben oltre la mezzanotte, su un grande palco su cui s’affacciavano pure migliaia di barche: quel diavolo d’un Baglioni ha salutato e cantato in maltese, e ha dato spazio alle band locali. L’aria ha poi tremato per Questo piccolo grande amore, ed è stato tutto un fiorire di duetti: Baglioni/Cocciante (E tu come stai), Cocciante/Morandi (Celeste Nostalgia), Morandi/Baglioni (Un mondo d’amore); nel finale, in trio, la provvisoria e pregiata ditta intona Volare.
Non è proprio come la diplomazia del ping-pong di cinese memoria, ma siamo lì. Prendi un musicista di successo come Baglioni, lo sbatti a cantare qui a Malta, in questa sorta di triangolo delle Bermude del Mediterraneo dove Libia, Italia e la stessa Malta controllano con esiti incerti acque percorse dalle barche di disperati alla ricerca di una vita umana e di un pezzo di pane, e all’improvviso le tensioni politiche si smorzano. Si finge per quieto vivere di non ricordare che il 27 maggio scorso, 27 persone appese per giorni alle gabbie degli allevamenti dei tonni nelle acque fra Malta e Libia, furono alla fine salvate dalla Marina Militare Italiana, perché altri si erano tirati indietro.
Son cose che lasciano il segno. E magari non accadranno più solo perché è arrivata la musica e tutti all’improvviso si sentono più buoni: al tavolo che annunciava il concerto, con Gianni Morandi e Riccardo Cocciante venuti a dar man forte al collega, c’erano il ministro maltese della Cultura, e soprattutto Tonio Borg ministro della Giustizia e degli Interni, che si affanna a dire: «Noi finora abbiamo salvato 8 mila persone. Il peso dell’accoglimento deve essere diviso fra tutta l’Europa e non solo fra noi che siamo nel Mediterraneo». Annuisce energicamente Clemente Mastella, uno dei tipi più italiani di Montecitorio: fra un invito a Cocciante a tenere un concerto benefico a Ceppaloni, una intenzione positiva di asilo per la lesbica iraniana respinta da Londra, e una energica difesa della tesi di Borg, il messaggio (in qualche modo) passa.
Potere della musica, del glamour, dei volti noti della nostra canzone che anche qui alle porte della Sicilia - in quest’isola che guida a sinistra ed è una versione più grande e pettinata della vicina Lampedusa, con cui condivide i drammi di cui sopra - hanno grande richiamo e successo. Baglioni poi è un tipo poco ideologico e piuttosto pragmatico, non da proclami, uno che con Mastella si capisce al volo, e non a caso il Ministro è qui con lui: a Malta, il Divo Claudio ci è venuto per volontà propria, sulle ali di un sogno che da cinque anni si alimenta al Festival O’Scià di Lampedusa, di metter insieme cantanti e politiche europee dell’immigrazione in nome della solidarietà umana. Ci sarà ambizione, ci sarà un pizzico di utopia e pure (dice lui) il desiderio di restituire qualcosa di quel tanto che la vita gli ha dato, ma insomma la faccenda marcia, e a novembre «O’ Scià» si dovrebbe trasferire pure in Libia, dopo un avvicinamento morbido che dura da mesi, ad opera della compagna dell’artista, Rossella Barattolo, presidente della Fondazione che dà vita al Festival, che si è ritagliata un ruolo da Cécile quando di Cécile Sarkozy nemmeno si sapeva. Per l’anno prossimo, promette Claudio: «contiamo di andare alle Canarie», magari a far diventare più buoni pure gli spagnoli.
Particolare divertente. Qui ieri sera la kermesse si è intitolata «Ciao’Scià» perché «O’Scià», che in lampedusano significa mio respiro, in maltese rappresenta invece l’organo sessuale femminile, e non pareva il caso di creare confusione e ilarità. Il Divo Claudio è riuscito comunque a tirar dentro la causa della «grande musica italiana per l’integrazione tra le culture del Mediterraneo» ministeri italiani e maltesi e l’intera UE. In attesa della futura edizione del Festival lampedusano, a fine mese, ha messo su ieri un programmino concui s’è fatta notte, tutto rigorosamente italo-maltese. Presentatori il nostro Fabrizio Frizzi e la locale Luise Tedesco, cantanti le glorie isolane Ivan Filletti, Winter Moods e Ira Losco. Ma le attenzioni sono tutte sul trio italiano. Baglioni rivela di aver inciso un duetto con Morandi per il prossimo cofanetto di Gianni: che si dice molto sensibile al problema della convivenza razziale e religiosa, ma poi scappa dal figlio Pietro quando gli si chiede cosa pensi del PD. Cocciante ricorda che si è ritirato dalle scene per scrivere opere, e però è venuto volentieri qui: «E’ bello perché si improvvisa, in un momento in cui tutto è meccanizzato e sterile».
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