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Cina, la rivolta degli intellettuali Lappello: "Vogliamo democrazia" di FEDERICO RAMPINI
PECHINO - La Cina democratica esiste e non ha paura di sfidare il regime autoritario. Ieri il movimento per i diritti civili è uscito allo scoperto con uniniziativa clamorosa, lanciata non appena il partito comunista ha convocato il suo prossimo congresso nazionale. Subito dopo che lagenzia stampa Nuova Cina ha divulgato la data del congresso (15 ottobre), più di mille personalità hanno reso nota una lettera aperta al presidente della Repubblica e segretario generale del partito, Hu Jintao. I firmatari chiedono la liberazione immediata dei prigionieri politici e la libertà di stampa, come condizione per "creare una nuova immagine del paese".
"Secondo la Costituzione della Repubblica popolare - si legge nellappello pubblico - il partito comunista si è impegnato solennemente a governare il paese come uno Stato di diritto, rispettando i diritti umani. In realtà la polizia e la magistratura sotto il comando del partito hanno continuato ad arrestare e condannare scrittori, giornalisti, avvocati e militanti democratici negli ultimi tre anni, per reati dopinione, di parola, e per lespressione di idee politiche".
La lettera aperta naturalmente è stata censurata da tutti i mezzi dinformazione e la massa dei cittadini cinesi non ne verrà mai a conoscenza. Tuttavia lampiezza del numero dei firmatari è significativa. Era dai tempi del movimento di Piazza Tienanmen (primavera 1989) che non si manifestava un fronte così ampio per chiedere al regime le riforme politiche e le libertà individuali.
La coraggiosa iniziativa ha coinciso ieri con lultimo giorno della visita a Pechino del cancelliere tedesco, Angela Merkel. A differenza del suo predecessore Gerard Schroeder che coi cinesi parlava solo di affari, la Merkel ha dato alla sua visita una forte impronta di impegno sui diritti umani. Ha incontrato un gruppo di giornalisti dissidenti, tra cui il celebre Li Datong, che fu licenziato dalla direzione del Quotidiano della Gioventù per non essere abbastanza "in linea" con Hu Jintao.
In un discorso pubblico prima di partire la Merkel ha dichiarato che "in preparazione delle Olimpiadi di Pechino del 2008 il mondo guarda alla Cina con unattenzione senza precedenti. Resta da verificare come la Cina si presenterà a quellappuntamento, sul terreno della libertà di espressione e della libertà di stampa. I diritti umani sono cruciali per la percezione della Cina in Germania".
Gli oltre mille firmatari dellappello a Hu Jintao hanno voluto sfruttare la "finestra di opportunità" dei Giochi. Con lavvicinarsi delle Olimpiadi, che il regime ha inteso sfruttare per consacrare definitivamente la sua rispettabilità internazionale, i dissidenti sperano di ottenere più attenzione nel resto del mondo. I promotori della lettera aperta si augurano che al prossimo congresso possa emergere unala riformista del partito, quella componente democratica che prima del massacro di Piazza Tienanmen aveva autorevoli esponenti anche al vertice della nomenklatura.
Il 17esimo congresso sarà un evento cruciale per gli equilibri di potere interni al regime. Hu Jintao, insieme con il fedele premier Wen Jiabao, si è preparato con cura negli ultimi anni. Da una parte Hu ha consolidato linfluenza di una nuova generazione di cinquantenni nei ruoli chiave della nazione. Questa leva di dirigenti ha quasi sempre una formazione tecnocratica, talvolta cosmopolita. Non solo Hu e Wen sono ingegneri, ma nellultimo rimpasto di governo hanno cooptato un ministro degli Esteri che ha studiato alla London School of Economics, e un ministro della ricerca scientifica laureato in Germania e con una lunga carriera nel management tedesco della Audi.
Unaltra caratteristica che unisce molti dirigenti della nuova generazione è la provenienza dalle file della Gioventù comunista di cui Hu Jintao fu a lungo il segretario generale. Daltra parte il numero uno del regime non ha esitato a usare metodi molto antichi per rafforzarsi, come le inchieste giudiziarie sulla corruzione, che hanno sistematicamente epurato esponenti del vecchio clan legato al precedente presidente Jiang Zemin, come il sindaco di Shanghai arrestato lanno scorso.
Lideologia di questo gruppo dirigente è stata enunciata con chiarezza da Hu Jintao negli ultimi tre anni. Sul fronte politico, nessuna concessione alle "concezioni occidentali della democrazia". Sul fronte economico Pechino punta a una moderata svolta in senso "socialdemocratico", riequilibrando la crescita in favore dei ceti più poveri e delle campagne, e riducendo i costi ambientali dello sviluppo. Ma finora queste ambizioni sono irrealizzate.
Una delle ragioni è proprio il rifiuto di affrontare la questione della democrazia. Senza i contrappesi di uno Stato di diritto la corruzione dilaga e i clan di potere locali disattendono le direttive del governo. Sul fronte dellinformazione lapprossimarsi del Congresso e delle Olimpiadi ha segnato addirittura una stretta del controllo autoritario. Sono state inasprite le leggi sulla censura di Internet e proprio da ieri è entrata in funzione una nuova cyber-polizia: immagini animate di poliziotti in divisa appaiono allimprovviso sugli schermi dei computer, per ammonire gli utenti a non visitare siti proibiti. |
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