Los Angeles, 2Al rientro abbiamo convenuto che dovevamo assolutamente trovare un posto dove dormire che fosse comodo alle zone vitali della città. è capitato un miracolo di culo e abbiamo rimediato una stanza in un motel proprio su Hollywood Boulevard, gestito da un cinese pazzoide che girava con delle cuffie enormi e diceva frasi sconnesse, ma che in compenso era in grado di farti il calcolo delle tasse su un prezzo in un nanosecondo.
Con questo campo base l’ultima giornata californiana è trascorsa senza patemi: pomeriggio al Kodak Theater, precena a Rodeo Drive, giusto il tempo di renderci conto che nella strada più costosa di tutti gli Stati Uniti la roba da vestire, a prezzo pieno, costa ancora meno che scontata da noi ai magazzini, un po’ di ssiòppin’ dell’ultim’ora tanto per gradire e affossare un altro po’ la carta di credito (estratto conto finale mese di agosto: 1093 euri, di cui però 250 spesi precedentemente alle ferie... davvero pensavo peggio, anche se il piano budget iniziale è stato ampiamente abbattuto), e serata nei localini Hollywoodiani.
Giusto il tempo la mattina dopo di riconsegnare la macchina, vedere che nessuno si è lamentato per il coglione che ci è venuto addosso, e 14 ore di aereo (con scalo ad Atlanta per la gioia del Pipel che ha rivisto un saccone di neri amici suoi) ci hanno separato da Venezia, dove incredibilmente sono arrivate anche le nostre valigie, sane e salve (a parte il Pipel che è stato ispezionato, si devono essere ricordati dell’incidente alla frontiera col Messico

).
Commento finale: grandissima vacanza, assolutamente spossante sul piano fisico, ma di quelle che non si dimenticano. E adesso vediamo per il futuro, ho in mente la Giappolandia tra un paio d’anni sicuramente, l’estate prossima ho delle proposte per Dubai o Stoccolma, ma forse me ne sto a casa a lavorare, chissà.
