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di ecce_ da commentare:
Quando emergono le false paure di GIUSEPPE DAVANZO
CLEMENTE Mastella sbanda, straparla. Quasi posseduto da una "follia" narcisistica che non gli permette di vedere al di là del suo naso e del suo destino politico, della sua famiglia, della sua Ceppaloni, del suo piccolo partito, sovrappone errore a errore, cantonata a strafalcione incurante degli esiti che possono danneggiare il governo e la maggioranza di cui fa parte.
Questo fino a ieri. Ieri è andato oltre da New York, dove era per festeggiare il Columbus Day (ma era proprio necessario mettere in mostra altri viaggi, altre spese pubbliche, altre presenze familiari come se un ministro di Giustizia, con i tempi che corrono dalle nostre parti, non avesse altro da fare che passeggiare nei dintorni di Central Park). Mastella ha voluto dare così un altro giro di vite al cupio dissolvi che si è impadronito di lui combinando un altro pasticcio, molto più grave di un gravissimo abbaglio.
Quel che il ministro ha deciso di muovere è un giudizio politico di dubbia responsabilità. Ha ipotizzato che in Italia si annuncia addirittura una nuova stagione di terrorismo. Lo aveva già bofonchiato, in verità nel disinteresse generale, qualche giorno dopo essere stato colpito sotto la cintura negli studi di Ballarò. "Chiederò al ministro di avere una tutela, cioè una scorta, più adatta a me", aveva detto e non si era capito che cosa chiedesse al Viminale perché la sua scorta è già più che robusta. I suoi dellUdeur avevano spiegato che "dopo lallarme lanciato dallex ministro Pisanu sulla potenziale recrudescenza del pericolo terrorista e i rigurgiti Br delle ultime settimane, chiediamo ufficialmente al ministro dellInterno Amato di garantire la massima sicurezza al ministro Mastella e alla sua famiglia, vittime di questa infame aggressione".
Suoni sconnessi che erano caduti nel nulla. Rigurgiti delle Br? Quando, dove? Come ministro avrebbe dovuto sapere che Cristoforo Piancone era soltanto un rapinatore e non un brigatista in cerca di finanziamenti. E poi perché evocare gli allarmi di Pisanu e non le più serene analisi del ministro in carica, Giuliano Amato. Insomma, una sortita alquanto penosa che nessuno ha preso molto sul serio, nemmeno nel suo governo. Ma evidentemente Mastella non si è perso danimo e ieri ha denunciato che in Italia cè clima politico che "rischia di essere un terreno di coltura di un neo-terrorismo che da noi non è mai stato eliminato completamente", neppure dopo lattentato a Marco Biagi. "Questo clima rischia di essere uguale a quello della prima volta in cui venne messa in discussione la legittimità di un governo della Dc". E con tutta evidenza il ministro pensava al 1978, allanno in cui le Brigate rosse rapirono Aldo Moro.
Si potrebbe liquidare il tutto come unennesima sciocchezza di uomo, forse scoraggiato da linciaggio mediatico che ha dovuto subire nelle ultime settimane. Ma sarebbe un errore. Le parole di Mastella sono gravissime. Dove sono le tracce, anche nascoste, di questo terrorismo che incombe? Quali sono gli indizi, gli annunci? Ne sa qualcosa il ministro dellInterno? La verità è che non cè alcuna traccia di una nuova stagione di terrorismo, ma soltanto un diffuso malessere che attraversa il Paese, uninsoddisfazione radicale che separa larghi strati della società dalla politica, dai politici, dal governo.
Questa irritazione si è concentrata su Mastella per la sua esibita spensieratezza nelluso privato di risorse pubbliche. È diventata rabbia per le mosse improprie decise dal ministro contro un pubblico ministero che indaga anche sul conto del capo del governo. Ora reagire a queste legittime proteste criminalizzandole, dicendole eversive, dipingendole - per di più dallestero - come potenzialmente assassine è un atto irresponsabile che Prodi e, per quel che gli compete Amato, farebbero bene a smentire già nelle prossime ore. |
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