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Hollywood, sciopero degli sceneggiatori, sospesi i programmi di satira politica in tv

LOS ANGELES - La protesta è appena cominciata e gli effetti già si vedono nella normale programmazione televisiva. Gli spettatori del David Letterman Late Show e del Tonight Show di Jay Leno, in onda rispettivamente sui canali Cbs e Nbc, e degli altri spettacoli serali quotidiani, sono infatti stati i primi a risentire dello sciopero degli sceneggiatori cominciato ieri a Hollywood, dopo il fallimento delle trattative tra la Writers Guild, il sindacato degli scrittori, e l’Alliance of Motion Pictures and Television Producers (Amptp) che rappresenta le case di produzione.

Se il cinema non è a rischio, perché le sceneggiature delle grandi produzioni hanno tempi di lungo periodo, la televisione rischia invece il tracollo in tempi brevi. Perché la satira politica quotidiana vive delle battute prodotte giorno per giorno da squadra di quindici, venti sceneggiatori a trasmissione. Ecco perché al posto degli show serali di attualità sono andate in onda delle repliche. Stessa sorte toccherà al Saturday Night Live (Nbc) che intanto ha affrontato i primi momenti di crisi ospitando un politico: Barack Obama, candidato alla corsa per la nomination democratica alla Casa Bianca, con satirica, divertita disponibilità ha accettato di interpretare se stesso. E gli ascolti hanno premiato la scelta.

Se da un lato lo sciopero era stato ampiamente annunciato, dall’altro non era mai stato davvero preso sul serio. I rappresentanti delle maggiori compagnie cinematografiche erano convinti che la montagna di proteste allestite dagli sceneggiatori da fine ottobre per il rinnovo del loro contratto avrebbe alla fine prodotto un topolino, che un’intesa sarebbe stata trovata. Invece gli sceneggiatori delle principali major, quelli che scrivono non tanto i grandi film di Hollywood, quanto i testi di soap-opera, show serali e intrattenimento vario, questa volta sono andati fino in fondo e dopo vent’anni dalla loro ultima volta sono entrati in sciopero. Mettendo in ginocchio la satira politica americana e non solo.

Tutte le sedi dei principali studi cinematografici e televisivi sono presidiati dai manifestanti. Jay Leno ha sostenuto i suoi autori: "Sono dalla loro parte - ha detto il comico - questo sciopero non è capito da chi crede che questa gente guadagni un sacco di soldi, in realtà non è così". Leno si è intrattenuto con i dimostranti davanti agli studi della Cbs portando loro un vassoio di ciambelle. "Nessuno di noi voleva arrivare a questo" ha detto John Medeiros, una delle menti dietro le battute del talk show. "Ci hanno portato a questo punto, e combattiamo per il futuro di tutti gli scrittori".

Anche Jon Stewart, conduttore di uno show di satira politica che strizza l’occhio a sinistra, ha dimostrato la sua solidarietà con gli sceneggiatori in sciopero, dichiarando che continuerà a pagare per due settimane di tasca sua lo stipendio ai manifestanti che usualmente scrivono le sue battute. Stewart, che conduce il Daily Show del canale via cavo Comedy Central, si è impegnato a far lo stesso per gli sceneggiatori del Colbert Report, lo show gemello di Stephen Colbert (un finto talk show di destra) in onda sullo stesso canale subito dopo il suo.

Marc Cherry, creatore e produttore di Desperate Housewives, ha spiegato i problemi cui andrebbero incontro gli appassionati della sua serie televisiva. "Abbiamo finito di girare il decimo episodio" ha detto mentre protestava, cartello alla mano, insieme agli altri autori. "Arrivati a metà dicembre, gli spettatori si troveranno davanti alla morte di un personaggio, non capiranno chi è e dovranno aspettare chissà quanto per avere la risposta, nell’episodio successivo".

Tra le serie che hanno già chiuso i battenti, non per la mancanza dei copioni ma dei revisori pronti a correggere una battuta che non funziona, c’è anche Two and a half men, che ha come protagonista Charlie Sheen, mentre sul set della commedia della Nbc The Office si è continuato a lavorare, ma senza la presenza di Steve Carell, dalla parte degli autori.

Lo sciopero del 1988, durato 22 settimane, aveva causato danni economici stimati in circa 500 milioni di dollari, ma aveva anche interrotto la routine degli spettatori: "Un sacco di gente ha smesso di guardare la televisione - ha commentato James L. Brooks, produttore esecutivo dei Simpson - e alcuni non sono tornati".

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