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Stalida
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Messaggio
di Stalida da commentare:
La campagna a destra dell'argine e' un catino dicalore. Il sole estivo spacca. L'acqua verde del fiume e' leggermente increspata da una debole brezza che non riesce a mitigare l'afa del primo pomeriggio. Il cielo, grigio dal gran caldo, e' attraversato da qualche nuvola solitaria, che nulla promette e per questo nulla mantiene. Le cicale mi accompagnano col loro canto piacevole e ininterrotto, dando il ritmo alla mia pigra pedalata. Di tanto in tanto passo sotto all'ombra di un pioppo e godo dell'invitante e temporanea frescura mentre i fiori di sambuco profumano l'aria. Quasi quasi mi fermo, ma se mi fermassi, interromperei probabilmente quell'accavallarsi di meravigliose e pacifiche sensazioni di cui il mio corpo e la mia anima si stanno beando. Meglio continuare a pedalare e lasciare che i pensieri passino come le nuvole, si infrangano nella mente come onde sulla battigia, dissolvendosi e portando con se' tutti gli spiacevoli effetti collaterali che sono soliti causare. Non ho bisogno di loro, sto bene cosė, anche se inevitabilmente arrivano. Quando sono solo, nel silenzio, mi si presenta davanti la mia vita. Ed alzarmi in piedi sui pedali per spingere piu' forte non serve: magari la distanzio un attimo ma la vita mi sta incollata addosso. Meglio cosė, pedalare mi fa sentire vivo, faticare mi fa sentire vivo, stare da solo mi fa sentire vivo. Non sento la stanchezza, il caldo non mi da' fastidio e non sono tormentato da sete o fame. Quando arrivero' mi berro' una bella birra fresca, riempiro' la borraccia d'acqua e faro' un bel bagno. Sto andando in spiaggia, e quasi sicuramente arrivero' prima dei miei vicini che sono partiti per la stessa mia destinazione, ma rinchiusi in quella maledetta scatola di latta che č l'automobile: uno dei cancri del nostro tempo. La gente ci nasce dentro, ci vive dentro e molto spesso ci muore dentro. Me li immagino in una coda chilometrica, sotto il sole cocente, soffocati dai gas di scarico e dai vapori del bitume rovente, ad imprecare contro quelli che come loro si sono messi in viaggio tutti alla stessa ora e per la stessa destinazione. Poveri cristi che pena mi fanno. Io invece me la sto godendo come non mai. Vado piano ma non mi fermo, non trovo colonna, e anche se la trovassi, agilmente sulla mia due ruote avrei la meglio, sorpassandola. Quando pedalo non mi puo' fregare di meno di chi sta al governo, se la mia squadra del cuore perde o vince, se le tasse aumentano o se il "Bartali" di turno mi sorpassa con sguardo irridente, poveretto, quanti ce ne sono come lui che il sabato o la domenica inforcano la bici per emulare "Re Leone" o il "Pirata" (pace all'anima sua), che lottano col cronometro, a testa bassa, duri. Si perdono il gusto della bici, quello che la bici deve significare: due ruote di liberta'. Mi piace pedalare, ma anche guardarmi intorno. Se voglio mi fermo, altrimenti continuo a far girare le ruote, lentamente o velocemente, non importa: assaporo la Natura che mi circonda.
(Massimo) |
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