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di pica da commentare:
...(continua)La Nobile contrada del Nicchio La storia Il mal del calcinaccio, primi sintomi
I problema, infatti, era adesso quello di reperire un locale che potesse ospitare l'associazione. Mica facile trovarne uno che fosse nel territorio della contrada e che fosse economicamente abbordabile. Qualche cosa, alla vista, si materializzò: era un locale - anche abbastanza vasto - al numero 30 di via dei Pispini: tre quartieri più terreno. Ma lo scoglio era il costo. La contrada era disponibile a partecipare alla spesa, ma non poteva coprire tutto il fabbisogno: c'era bisogno del concorso di tutti i contradaioli. La commissione nominata per studiare il problema si rivolse al corpo della contrada: la neo-società - si leggeva nella circolare che i Nicchiaioli si videro recapitare - sarebbe servita a cementare sempre più e sempre meglio la passione e l’entusiasmo" e avrebbe avuto inoltre lo scopo di rendere alla contrada quel "tangibile aiuto, soprattutto finanziario per conquistare in occasione di sorte benigna L’agognata vittoria del Palio". Capacità profetiche a parte (da lì a poco più di un anno la sorte benigna di cui sopra avrebbe debitamente fatto il suo dovere, e la società avrebbe messo a disposizione della contrada 5.000 lire come contributo alle spese sostenute per la vittoria) si chiedeva ai Nicchiaioli di farsi carico di un prestito infruttifero, basato su azioni del valore nominale di 500 lire (che era una bella somma) rimborsabili e garantite dal valore dell'immobile stesso e delle altre proprietà della contrada. "Nicchiaioli - concludeva la circolare-proclama - dimostrate con i fatti il vostro attaccamento alla Contrada del cuore, e fate che il sogno si traduca quanto prima in realtà; il patrimonio della Contrada ne riceverà un notevole incremento ed il Nicchio, al pari di molte altre Consorelle, avrà finalmente una propria Società ed un proprio locale, degni delle sue tradizioni e auspicio di nuove vittorie. Viva il Nicchio". La risposta ci fu, ma i problemi non si risolsero facilmente. Il proprietario dell'immobile intendeva vendere tutto e tutto insieme: la Contrada - anche con il contributo delle obbligazioni sottoscritte dai contradaioli - non poteva far fronte alla spesa. Si ricorse ad una scappatoia: la Contrada avrebbe acquistato una parte dell'immobile, e un'altra parte sarebbe stata acquistata da contradaioli disposti, in seguito, a cederla alla società quando quest'ultima avesse avuto le disponibilità per farlo. Due Nicchiaioli - Gaetano Salvatori e Aroldo Chiavistrelli (peraltro membri della commissione che doveva trovare soluzione al problema) si dichiararono disposti all'acquisto e alla successiva cessione alla Contrada; poi, la questione si concluse con il subentro di un altro Nicchiaiolo - Cesare Marchesi - al posto del Chiavistrelli. Così fu possibile finalmente ratificare la vendita: la contrada acquistava la parte che le era indispensabile per il primo impianto della società, e i due contradaioli acquistavano il resto. Era il primo atto di quello che, scherzosamente, i Nicchiaioli avrebbero definito, parlando del continuo affannoso lavorio di incremento e adattamento dei loro locali, il "mal del calcinaccio". una sindrome che avrebbe costituito il filo rosso della storia della Pania fino ai giorni nostri. I "Convenuti della Befana" avevano acceso il motore. Ma ora la società viveva per un impegno corale: dei tanti Nicchiaioli che avevano sottoscritto per farla decollare, e di quanti mettevano a disposizione il loro tempo e le loro energie per farla funzionare...(continua) |
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