BLOG MENU:
szasz, 0 anni
spritzino di 0
CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona!
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO



HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

...esser pagato per non fare 1gaz, solo per il fatto che esisto

STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

CI VUOLE CORAGGIO!!!










(questo BLOG è stato visitato 2124 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]





martedì 6 ottobre 2009 - ore 17:18


approccio sistemico relazionale
(categoria: " Vita Quotidiana ")


la pragmatica della comunicazione di Bateson
giochi psicotici in famiglia di Selvini Palazzoli e altri (o anche ragazze anoressiche e bulimiche)
famiglia e terapia della famiglia di Minuchin
principi di terapia della famiglia di Hoffman

...sono alcuni interessanti libri da leggere!

LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



mercoledì 18 marzo 2009 - ore 07:32


Addio a Uomini Noiosi, Le Donne Ricche Preferiscono i Gigolò
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(...tutto questo mentre il premier francese ha deciso per la pace armata secondo le usanze NATO....il che mi preoccupa un pò di più di questa frivola notizia che è comunque allegra e mi piace or ora condividere...buona lettura!)



Roma, 16 mar. - (Adnkronos) - Donne ricche, ricchissime che sfidano la morale e si concedono amori a pagamento. Escort colti, spavaldi, gran truffatori e accorti collezionisti di signore mature alla ricerca di piaceri forti, con carte di credito a seguito e patrimoni da far rabbrividire. La coppia, quella tradizionale, e’ gia’ scoppiata da tempo. Si cercano nuove emozioni. Soprattutto tra il gentil sesso. Come e’ accaduto tra Susanne Klatten, figlia di Herbert Quandt, figlia del rifondatore della BMV e Helg Sgarbi, gigolo’ di professione, incastrato da frau Klatten, stanca dopo anni dei ricatti del suo amante. Sei anni di carcere, pubbliche scuse alle signore coinvolte e il perdono della moglie, madre della sua bambina di 6 anni. Un fenomeno in crescita, quello della ricerca spasmodica di gigolo’, escort o accompagnatori ufficiali, che denuncia un malessere atavico, la voglia di evasione, di fuga dalla routine quotidiana o semplicemente un modo per rimettersi in discussione.

Secondo lo psicologo e fondatore della ’Scuola di Sopravvivenza per la coppia’, Vito Frugis, ’’purtroppo oggi molte cose sono cambiate -spiega- Gli uomini, non nascondiamolo, sono diventati noiosi, prevedibili, privi di fantasia, incapaci di sorprendere una donna. Una situazione che ha generato malessere tra le donne - aggiunge - L’emancipazione femminile ha poi contribuito a far crescere il fenomeno. L’incontro con un gigolo’ per molte donne rappresenta ancora il mistero, il piacere del corteggiamento, la galanteria di maniera, l’eccitazione del primo incontro... Preludio al piacere sessuale’’.

Secondo Vito Frugis c’e’ un altro elemento da non sottovalutare. ’’Con i loro gigolo’ ogni donna puo’ esercitare un potere importante, derivato dal censo, dal denaro, sovvertendo in fondo i ruoli. Prima era l’uomo che ’pagava’, oggi puo’ avvenire anche il contrario. Una rivalsa dunque sul sesso forte - spiega ancora il noto psicologo - il desiderio di sentirsi ancora giovani e desiderabili spingono molte signore, ormai mature, anche sposate e madri felici, a sfidare il proprio destino e la pubblica morale, sapendo che non sara’ mai per sempre. Rassegnate, quasi, all’ineluttabilita’ di questa relazione, all’illusione di fugaci momenti di felicita’ con partner occasionali’’.

Difficile fare un identikit del gigolo’. Per il fondatore della ’Scuola di sopravvivenza per la coppia’ ’’si diventa gigolo’ per vocazione perche’ implica un lavoro sul corpo e sulla mente non indifferente. Si tratta poi di persone afflitte da un’ansia nevrotica - spiega ancora - C’e’ in loro il desiderio di collezionare donne, la conquista diventa una forma di dipendenza. Nulla a che vedere con il don Giovanni mozartiano. I gigolo’ moderni sono agguerritissimi e le loro agende piene di numeri e contatti delle signore che hanno conquistato, dalle quali difficilmente si separeranno, anche psicologicamente. Le donne invece - conclude - quando decidono di chiudere con un uomo, di mettere una pietra sopra una storia lo fanno, senza alcun ripensamento’’.

Questo è il link alla notizia

(sì vabbè avrei comunque qualche dubbio sulle donne così ’’fredde e determinate’’... ma che cavolo sta succedendo a questo mondo?)

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



lunedì 12 gennaio 2009 - ore 13:51


Approfondiamo sta storia del mito di Medea
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Visto che in questi giorni mi sto dando tanto da fare per capite come gira il mondo e come funzionano un pò di cose in relazione a me stesso...TAAK! Ecco un bel mito che fa sempre piacere leggiucchiare


Carlo Varotti
Medea/Medee
La storia tragica di Medea è una delle più cupe nell’universo del mito antico; ma soprattutto la storia di Medea è forse la più nota tra le vicende del mito antico legate alla figura dell’altro e dello straniero.
Medea viene vista pertanto come figura dell’alterità (donna, sapiente e straniera), figura-tema-problema presente in testi classici, ma ancora aperto, vivo e vicino. Medea è in questo senso testo esemplare in una misura addirittura sorprendente, perché il nostro tempo è segnato profondamente da uno dei temi fondanti della Medea, cioè dal confronto-scontro di civiltà, in generale dal problema dell’alterità.



Medea, maga, figlia del re della Colchide, si innamora del greco Giasone che è giunto nel suo lontano paese (sul mar Nero) per impossessarsi del vello d’oro. Per Giasone Medea tradisce il padre, uccide il fratello, abbandona la patria; ma l’atto che la distingue per la selvaggia tragicità è quello che Euripide scelse di rappresentare nel suo dramma (rappresentato nel 431 a. C): l’uccisione dei figli, l’atto estremo con cui essa si vendica dell’abbandono di Giasone.
Della storia di Medea esistevano infatti in epoca antica numerose versioni, ma la vicenda più nota è quella fissata da Euripide, interamente "costruita" nella prospettiva del tragico infanticidio che costituisce per lei un punto di non-ritorno.

La storia di Medea ha affascinato da sempre scrittori e artisti, tanto che la lista dei rifacimenti e delle riscritture del mito sarebbe lunghissima.
In questa proposta didattica concentriamo il nostro interesse su alcune riletture moderne del mito di Medea.

I destinatari delle proposte che seguono (che sono articolate in modo unitario, ma conservando ognuna una relativa autonomia, anche formale) sono classi terminali di un istituto secondario di II grado.




Articolazione del percorso

Alla Medea di Euripide dedichiamo una scheda di lettura che possa essere utile agli studenti che non conoscano, se non vagamente o indirettamente, la tragedia di Euripide. Affianchiamo alla scheda sulla Medea di Euripide due proposte di letture: la prima è dedicata alla figura dello straniero nella Grecia classica; la seconda indica alcuni approfondimenti (di natura intertestuale) sulla figura di Medea. La prima proposta (solo in parte la seconda) presuppongono una certa conoscenza (anche linguistica) del mondo greco: sono pertanto approfondimenti rivolti soprattutto a studenti e insegnanti del Liceo classico.
Nessuna particolare conoscenza del mondo greco e del mito di Medea è data invece come prerequisito per le proposte di letture sulle ’Medee’, per le riletture del mito proposte cioè da scrittori moderni e contemporanei.

[SCHEDA: la Medea di Euripide]
di Gianni Ghiselli

Stranieri nella Grecia classica
di Mariella Donnarumma

Medea e la tipologia dell’eroe omerico e sofocleo
di Gianni Ghiselli



Riletture moderne del mito

1. La Medea romantica di Grillparzer (1821)
di M. Raffaella Cornacchia

2. "La lunga notte di Medea" di Corrado Alvaro (1949) di Daniela Matarazzo

3. La Medea di P.P.Pasolini (1969)
di Francesca Ricci

4. Medea. Voci di Christa Wolf (1996)
di Carlo Varotti



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 11 gennaio 2009 - ore 13:37


IL MITO DI MEDEA (da wikipedia)
(categoria: " Riflessioni ")



Maria Callas (?) in Medea

Medea (greco: Μήδεια, Mèdeia) è una figura della mitologia greca. Figlia di Eete, re della Colchide, e di Idia. Era inoltre nipote di Elio (secondo altre fonti di Apollo) e della maga Circe, e come quest’ultima era dotata di poteri magici.
Indice
[nascondi]

* 1 Mito
o 1.1 La Medea di Ovidio
o 1.2 La Medea di Draconzio
o 1.3 Balletto
o 1.4 Letteratura
o 1.5 Musica
o 1.6 Pittura
o 1.7 Cinema
o 1.8 Teatro
* 2 Altri progetti
o 2.1 Collegamenti esterni

Mito [modifica]

Figlia di Eete, re della Colchide, è uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze", infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini.

Quando Giasone arriva in Colchide insieme agli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro, lei se ne innamora perdutamente. E pur di aiutarlo a raggiungere il suo scopo giunge ad uccidere il fratello Absirto, spargendone i poveri resti dietro di sé dopo essersi imbarcata sulla nave Argo insieme a Giasone, divenuto suo sposo. Il padre così, trovandosi costretto a raccogliere le membra del figlio, non riesce a raggiungere la spedizione, e gli Argonauti tornano a Corinto con il Vello d’Oro.

Dopo dieci anni, però, Creonte, re della città, vuole dare sua figlia Glauce in sposa a Giasone, dando così a quest’ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta, abbandonando così sua moglie Medea.

Vista l’indifferenza di Giasone di fronte alla disperazione della donna, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda in dono un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è pieno di veleno, lo indossa per poi morire fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch’egli il mantello, e muore.

Ma la vendetta di Medea non finisce qui. Secondo la tragedia di Euripide, per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i figli avuti con lui e ne divora le carni: il dolore per la perdita dei propri discendenti porta Giasone al suicidio. La maggior parte degli storici greci del tempo di Euripide, tuttavia ricorda che i figli di Medea, che ella non riuscì a portare con sé, furono uccisi dagli abitanti di Corinto per vendetta.

Fuggita ad Atene, a bordo del carro del Sole, Medea sposa Egeo, dal quale ha un figlio: Medo. A lui Medea vuole lasciare il trono di Atene, finché Teseo non giunge in città. Egeo ignora che Teseo sia suo figlio, e Medea, che vede ostacolati i suoi piani per Medo, suggerisce al marito di uccidere il nuovo venuto durante un banchetto. Ma all’ultimo istante Egeo riconosce suo figlio, e Medea è costretta a fuggire di nuovo.

Torna nella Colchide, dove si ricongiunge e si riappacifica con il padre Eeta.

LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



mercoledì 24 settembre 2008 - ore 03:19


God save the queen and BabelFish
(categoria: " Vita Quotidiana ")




british psychological association

nhs careers

how to work in UK

LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



lunedì 15 settembre 2008 - ore 00:01


THE HIPPOCRATIC OATH
(categoria: " Lavoro ")



I swear by Apollo, the physician and AEsculapius, and Health and All-heal, and all the gods and godness, that, according to my ability and judgement, I will keep this Oath and this stipulation to reckon him who taught me this Art equally dear to me as my parents,
to share my substance with him, and relive his necessities if required; to look upon his offspring in the same footing as my own brothers, and to teach them this art if they shall wish to learn it, without fee or stipulation; and that by precept, lecture and every other mode of instruction, I will impart a knoweldge of the Art to my own sons, and thoose of my teachers, and oath according to the law of medicine, but to none others.

I will follow that system of regimen which, according to my ability and judgement,
I consider for the benefit of my patients, and abstain from whateher is deleterius and mischievous.

I will give no deadly medicine to any one if asked,
not suggest any such counsel;
and in like manner I will not give to a woman a pessary to produce abortion.
With purity and with holiness I will pass my life and practice my Art.

I will not cut persons labouring under the stone,
but will leave this to be done by men who are practitioners of this work.

Into wthever houses I enter,
I will go into them for the benefit of the sick,
and will astain from every voluntary act of mischief and corruption:
and, further, from the seduction of females or males, of freemen or slaves.

Whatever, in connection with it, I see or hear, in the life of men,
which ought not divulge, as reckoning that all such should be kept secret.

While I continue to keep this Oath unviolated,
may it be granted to me to enjoy life and the practice of the Art,
respected by all men, in all times!

But should i trespass and violate this Oath, may the revers be my lot!

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 14 settembre 2008 - ore 23:27


Giuramento di Ippocrate
(categoria: " Lavoro ")


Giuramento antico [da WIKIPEDIA]

L’originale greco: 1pò impegnativo...

La versione italiana:

« Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.

Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.

E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.[1][2] »

Giuramento moderno:

"Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente;
di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’"accanimento" diagnostico e terapeutico."

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



sabato 30 agosto 2008 - ore 10:27


UNIBS > Medicina e Chirurgia
(categoria: " Università / Scuola ")


MEDICINA E CHIRURGIA

CORSO DI LAUREA IN BIOTECNOLOGIE

CORSO DI LAUREA SPEC. IN SC. TEC. ATT. MOTORIE E PREVENTIVE E ADATT.

CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN BIOTECNOLOGIE MEDICHE

CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN SC. INFERMIERISTICHE E OSTETRICHE

© 2003 Università degli Studi di Brescia - Piazza Mercato 15 - 25121 - BS Tel. 800 904081 - Fax. 030 2988329

Mi iscrivo a Medicina?

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 13 agosto 2008 - ore 03:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Soko - My enemy

LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



domenica 10 agosto 2008 - ore 16:18


Shiva’s third eye
(categoria: " Pensieri ")


Cristo disse che è meglio venire al mondo con un occhio piuttosto che con due, i quali vi getteranno nell’inferno. Tutti hanno due occhi sul volto, che funzionano sin dalla nascita. Per tutta la vita abbiamo agito con gli occhi; l’ottanta per cento circa di tutte le impressioni che si ricevono dall’esterno, giungono attraverso gli occhi. Quelli che agiscono solo a livello degli occhi, ricevono le buone o le cattive impressioni. Le buone impressioni reagiranno come buone azioni; le cattive impressioni risulteranno in azioni cattive. Le stesse impressioni che traboccano nel cuore, si irradiano all’esterno. Stiamo vivendo in modo assai superficiale.
I Maestri ci dicono che c’è pure un altro occhio, chiamato in modo diverso il terzo occhio, l’occhio singolo o shiv netra. Finché non aprirete quel terzo occhio (il che è possibile solo quando siamo nel corpo umano), non andrete da nessuna parte. È l’occhio dell’anima, non dell’intelletto né delle facoltà esteriori. Siamo corpi animati, entità coscienti operanti attraverso la mente e le facoltà esteriori. Quell’occhio interiore si apre quando la nostra anima, la cui espressione esteriore è l’attenzione, si ritira alla sua sede nel corpo, ossia dietro gli occhi. Ora l’attenzione opera tramite gli occhi con la mente e le facoltà esteriori. Siamo identificati col corpo e abbiamo dimenticato noi stessi. Finché l’attenzione stessa non si ritira dall’esterno e non si libera al di sopra delle facoltà esteriori, non possiamo conoscere chi siamo veramente. Al momento della morte vi eleverete a questo punto. Per questo si dice: “L’anima di coloro che vengono iniziati ai Misteri dell’Aldilà, ha le stesse esperienze di lasciare il corpo e i sensi che prova al momento della morte”. Quell’occhio si apre allorché l’attenzione è ritirata dall’esterno e poi innalzata al di sopra dei sensi, alla sede dell’anima nel corpo, che si trova dietro gli occhi. Quello è il punto dal quale l’uomo abbandona il corpo al momento della morte. Kabir dice: “Dirigete semplicemente l’attenzione alla sede sopra le facoltà esteriori”. Allorché l’attenzione raggiunge quel punto, l’occhio interiore si apre. Tutti possiedono l’occhio interiore. Ecco perché si dice che è meglio venire al mondo con un occhio piuttosto che con due, i quali vi getteranno nell’inferno.
Ora vi è stato spiegato questo con molta chiarezza. Se potete farlo voi stessi, benissimo. Altrimenti cercate l’aiuto di qualcuno che sia competente a farlo per voi. Chiunque può predicare con uno sforzo minimo le pratiche esteriori come japa, mantra e l’esecuzione al livello delle facoltà esteriori. Si tratta, direi, di ritirare l’attenzione dall’esterno e di trascinarla oltre i sensi, fino ad aprire l’occhio interiore. Quest’occhio si apre per vedere il Potere di Dio in espressione, che è Luce e Principio Sonoro. Per darvi un esempio, quando una gallina si siede sull’uovo, emana calore, che viene trasmesso all’uovo e nasce il pulcino. Ma il pulcino è tutto attorniato dai vari strati del guscio. Così la gallina dice: “Ascolta, fuori c’è un grandissimo sole e ci sono campi e valli”. Il pulcino dice: “Madre, può essere, ma io sono immerso nell’oscurità”. Che cosa fa la gallina? Col becco batte leggermente sul guscio finché non si rompe l’uovo e il pulcino è libero.
“Se il tuo occhio sarà singolo, tutto il tuo corpo sarà pieno di luce”. Sapete che cosa significa? È una dimostrazione, una prova che quando il terzo occhio si apre, vedete la luce di Dio in voi. Per farvi un altro esempio, supponete che ci siano cento scalini in una casa e che un uomo ne salga trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, tuttavia non vede ancora alcuna luce. Come si avvicina al tetto, vede lampi di luce; arrivato in cima, vede la luce. Questo è solo un primo passo per mostrare quando si apre il terzo occhio. Lo si può fare solo nel corpo umano, che abbiamo ottenuto con la grazia di Dio. Quando la pioggia cade a torrenti, inonda tutto il mondo. Similmente, quando viene il vero Maestro, porta con sé l’Acqua della Vita. Uso la parola “vero” giacché vi sono così tanti maestri da inondare il mondo. Essi vi danno semplicemente qualcosa a livello delle facoltà esteriori. Il loro terzo occhio non è aperto e non possono aprire quello degli altri. La grandezza di un vero Maestro sta nel fatto che ha aperto l’occhio interiore e può aprirlo anche agli altri. Il nostro Maestro soleva dire: “Bene, a che serve comunicare i cinque nomi, i cinque mantra o altre pratiche esteriori? Persino una bambina che fila la lana può darveli”. Con un po’ di allenamento chiunque può apprendere i metodi esteriori per eseguire un rituale. Ma solo un uomo competente può innalzarvi oltre la coscienza fisica e aprirvi l’occhio singolo. Vi darà una seduta e vedrete la luce. Quanto più seguirete con accuratezza le sue istruzioni, tanta più luce vedrete. Anche un cieco ha il terzo occhio. Nel primo giro in Occidente nel 1955 andai a Los Angeles. Durante l’ora mattutina di meditazione c’era un dottore cieco che si sedette e vide la luce. I Maestri danno la vista al cieco. Agli occhi dei Maestri noi siamo tutti ciechi. Essi vedono che il nostro terzo occhio non è aperto. Kabir dice: “Vedo che sono tutti ciechi”. Chi è non cieco? Chi vede la luce di Dio in sé, chi ha il terzo occhio aperto. Ora seguite esattamente ciò che voglio dire? Quando i Maestri vengono, inondano il mondo. Le loro radiazioni si riversano a torrenti e tutto il mondo è inondato dall’Acqua della Vita. Kabir dice: “I Maestri inondano con l’Acqua della Vita. La gente può prenderne quanto desidera".
Quando lasciate il corpo al momento della morte, non potete far altro che pentirvi. Dovreste morire mentre vivete e questo si può fare solo nel corpo umano e ai piedi di un Maestro competente, il cui terzo occhio sia aperto e che possa aprirlo agli altri. Anche l’uomo cieco ha il terzo occhio. Quelli che non vedono la luce esterna, vedono quella nell’intimo allorché l’occhio interiore è aperto. Quest’occhio si apre solo quando vi innalzate al di sopra della coscienza fisica, si deve rinascere. “A meno che non nasciate di nuovo, non potete entrare nel regno di Dio”. “Imparate a morire cosicché possiate cominciare a vivere”. Al momento della morte la vostra anima si ritirerà dall’esterno e dalle facoltà esteriori. Sorgerà alla sua sede dietro gli occhi. Se si esegue questo processo in vita, l’occhio interiore si apre per vedere la luce trascendentale. Tutta la gloria sta in voi. Così quando i Maestri vengono, v’è un’inondazione di spiritualità nel mondo. È ora che prendiate quanto potete. Questa è la vera ricchezza che potete accumulare mentre siete nel corpo umano, tutte le altre ricchezze rimangono qua insieme al corpo. Quando i Maestri vengono, proclamano: “O gente, ora è il momento, fatene l’uso migliore. C’è un’inondazione d’Acqua della Vita: prendetene quanta potete, è concessa liberamente”. Si devono sviluppare solo un po’ di devozione, di ricettività; sia che viviate vicini o lontani, non fa differenza.
Perché siamo fortunati ad avere il corpo umano? Perché solo nel corpo umano possiamo aprire quell’occhio. Quando il vostro occhio è aperto, contemplate l’Aldilà mentre siete ancora in vita. Dovreste laurearvi mentre siete qua, allora manterrete la laurea dopo che lasciate il corpo. Se siete ignoranti ora, come potete laurearvi dopo che abbandonate il corpo? Il nostro Maestro diceva sempre: “Chi diviene un uomo istruito mentre è in vita, rimane tale dopo aver lasciato il corpo. Quelli che sono analfabeti qua, come possono diventare colti dopo?”. Seguite ora perché si lodano così tanto i Maestri? Non i cosiddetti maestri: il mondo ne è invaso. Se i loro occhi non sono aperti, non possono aprire quelli altrui. Continuare nella vostra condizione attuale non servirà a nulla. Rimarrete sempre al livello degli occhi e delle facoltà esteriori. Quindi se riuscite ad innalzarvi per conto vostro, benissimo. Che altro volete? Altrimenti potete ricevere aiuto da qualcuno il cui occhio è aperto e che vi dia qualcosa con cui cominciare, un po’ di capitale per vedere la Luce di Dio. Ora potete apprezzare la bellezza del consiglio: “È meglio venire al mondo con un occhio piuttosto che con due, che vi getteranno nell’inferno”.
Quando i Maestri vengono, parlano lingue diverse, ma dicono le medesime cose. Tutto il mondo agisce secondo sentimenti ed emozioni oppure deduzioni intellettuali. Non hanno visto. Dunque sentimenti, emozioni e deduzioni sono tutti soggetti all’errore; vedere è al di sopra di tutto. Quelli che hanno visto, dicono le medesime cose. Ecco perché si dice: “Ascoltate le parole del Maestro. Egli dice ciò che vede ed è competente a far vedere agli altri”. I libri non possono spiegare queste poche parole, che sono assai semplici, essenziali e di buon senso. Il nostro occhio interiore è chiuso, ma esiste e possiamo aprirlo mentre siamo nel corpo. Perché non potete farlo voi stessi? Perché la nostra anima, unita alla mente, è diventata una jiva ed esprimendosi attraverso le facoltà esteriori, si è identificata con il corpo e con il mondo esterno a tal punto da dimenticare la propria vera natura. Se continua per anni ed anni con tutti i metodi di adorazione esteriore e li usa per la meditazione a livello delle facoltà esteriori o dei sensi, non riesce a innalzarsi. Se può innalzarsi coi propri sforzi, benissimo, altrimenti dovrebbe ricorrere all’aiuto di qualcuno l’occhio del quale sia aperto e che sia competente ad aprire l’occhio interiore altrui.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
GENNAIO 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31


Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:


Panocia hihu USA scriccy pancio77 SPIDER-MAN

BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!


UTENTI ONLINE: