L’annuncio della Iaaf, per molti autoritario e decisionista ai limiti della sopportabilità, è giunto ieri: Oscar Pistorius, l’atleta che corre i 400 metri con due protesi di carbonio al posto delle gambe che non ha, non potrà partecipare alle prossime Olimpiadi. Studi accertano che è avvantaggiato rispetto agli atleti normodotati del 30%. Mica noccioline. A conti fatti, è come se Pistorius corresse i 280 metri invece che i 400.
Sorvolando sulla questione tecnologica - comunque rimarchevole, in quanto un uomo con supporto meccanico oggi può dirsi avvantaggiato rispetto alla massa scalpitante di normodotati -, ora c’è da aspettarsi il coro deluso dei benpensanti, le voci indignate di chi urlerà alla discriminazione. Pistorius, dal canto suo, ha già annunciato battaglie in appello. Ma discriminazione non è non far gareggiare qualcuno con i normodotati perchè "diverso"; lo è, invece, far partecipare uno che ha come record personale un tempo di un secondo (!) più alto rispetto al minimo per le Olimpiadi: sia esso uomo, disabile, diversamente abile, macchina o alieno. Già, perchè Pistorius ha come record personale sui 400 metri un tempo di 46.56, e quest’anno è riuscito a fare solo 46.9, mentre il tempo minimo richiesto per Pechino è di 45.55. Ma questo nessuno lo dice, perché non aiuta la retorica della pietà e delle lacrime; quella di chi non vorrebbe vedere l’atleta sudafricano alle Olimpiadi perchè è bravo e tenace, ma solo perchè - poverino! - ha perso le gambe.
E’ discriminazione far gareggiare Pistorius alle Olimpiadi. Discriminazione prima verso quegli atleti (e sono tanti) che si sono visti negare il sogno di Pechino per una manciata di centesimi. Ma soprattutto è discriminazione verso i veri "disabili": quelli che se li chiami "diversamente abili" si mettono a ridere. E’ miope pensare che una persona senza una gamba, un braccio, o altre parti del corpo non sia stato privato di qualcosa rispetto ad un individuo tutto d’un pezzo. Ma soprattutto è insultante dare a queste persone la cosiddetta "spintarella", come si voleva fare con Pistorius. Le persone disabili non sono delle specie di "animali rari" da proteggere; non bambini che hanno bisogno del contentino, della carezza sulla testa. Certo, la linea dell’arrivo, per loro, è più lontana e forse è in salita. Ma il miglior modo per rispettarli è lasciare che ci arrivino da soli.
