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E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì
- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]
Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’
Le omelie di Padre Aldo Bergamaschiwww.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...] ![]()
Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23![]()
Sulla strada di Emmaus
Polvere... Incontri... Provocazioni...
’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!
Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza
Dalla Parte dei Bambini
AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)
Una Suora per Amica
[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]
Movimento dei Focolarini
"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"
"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."
Chiara Lubich
Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).
n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.
Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio
Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube
Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso![]()
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer
Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer
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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Hazrat Inayat Khan
Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.
Albert Camus
PARANOIE
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Thursday, January 17, 2008 - ore 01:07
’’Se vuoi puoi guarirmi’’
(categoria: " Riflessioni ")
Mc 1,40-45 40 Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!". 41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!". 42 Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. 43 E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: 44 "Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". 45 Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
‘’Ma c’è una speranza?’’ si recitava in questo bellissimo cortometraggio ‘’E’ essenziale agli occhi del cuore’’
Ho risposto immediatamente dentro di me: ‘’e come potremmo vivere senza?’’ Come tanti,
Che si trascinano o anche ci trasciniamo a volte o piu spesso giorno dopo giorno cercando di cogliere quell’attimo in cui ci sentiamo amati, prima da noi stessi che dagli altri, ma scordandoci di quel dolcissimo Dio che ci amò una volta e per sempre, ecco che ancora non possiamo vedere quello che avremmo dentro, e volerlo accettare…
‘’Se Vuoi Puoi Guarirmi’’
Mc 1,40-45
’’ E quel "se vuoi "... Ha tutta l’apparenza di un uomo che chiede qualcosa al suo Dio, che ad esso si rimette. Ma sono certo del fatto che, in fondo, il vero "gentiluomo" è proprio il nostro Dio: " se vuoi, posso guarirti ".’’ Angelicus
(…….)..E’ un episodio che cercheremo di sviscerare il più possibile, in ogni parola proprio per la sua importanza: è la guarigione del lebbroso.
A. Maggi - Perchè (solo) Gesù
Saltiamo al versetto 39. Gesù ha insegnato nella sinagoga, l’effetto nella gente è di piena adesione a un messaggio che sentono provenire da Dio; la sua fama si diffuse ovunque e, al versetto 39, si legge che Gesù andò predicando nelle loro sinagoghe - quindi la sinagoga è sempre tenuta e dominata dagli scribi - per tutta la Galilea e scacciando i demoni.
Scacciare i demoni significa liberare da ideologie che rendono refrattari alle azioni e alla parola di Dio. Ed ecco l’effetto di questa predicazione: “Si avvicinò a lui un lebbroso, e lo supplicò in ginocchio: “Se vuoi, puoi purificarmi”. Gli evangelisti, qui è Marco, presentano un individuo anonimo. Quando nei Vangeli incontriamo dei personaggi di cui l’evangelista non fornisce le generalità, non fornisce il nome, si tratta di personaggi anonimi in quanto sono personaggi rappresentativi.
Non è tanto un episodio storico quello che l’evangelista vuole presentare, un fatto della vita di Gesù, ma un profondo insegnamento a favore delle comunità dei credenti di tutti i tempi. Quindi non storia ma teologia, non riguarda la cronaca, ma la fede. Un personaggio anonimo significa un personaggio rappresentativo nel quale tutti gli individui che, in qualche maniera, si trovano a vivere la stessa situazione si possono identificare. E qual era la sua situazione?
Un lebbroso non era considerato un infermo, un ammalato, ma un peccatore castigato e maledetto da Dio. La lebbra era scagliata da Dio contro i peccatori, quindi dire lebbroso non equivaleva a dire infermo; il lebbroso non attirava la misericordia ma attirava il disprezzo, perché era uno che si era cercato la lebbra. Aveva peccato e Dio lo aveva castigato. I lebbrosi dovevano vivere al di fuori dei villaggi, quando vedevano qualche persona dovevano fuggire gridando: “Immondo, immondo!”. La lebbra era considerata la figlia primogenita della morte, secondo il libro di Giobbe e nel libro dei Numeri si legge che i lebbrosi sono come i nati morti, la cui carne è già mezzo consumata.
Nella storia di Israele, per quanto grave fosse questa piaga della lebbra, si trovano soltanto due - praticamente nulla - casi di persone guariti dalla lebbra (dalla lebbra non si guariva). Il primo è quello di Maria, la sorella di Mosè. Maria era una donna ambiziosa, che approfittando del calo di popolarità del fratello che si era sposato con una donna di pelle scura, insieme all’altro fratello Aronne incomincia a spargere maldicenze su Mosè. E Dio - Dio ha sempre un occhio di riguardo per gli uomini - punisce soltanto Maria con la lebbra, che è quindi un castigo divino e quando, dietro le suppliche di Mosè, Dio finalmente guarisce la donna, diventa l’unico caso in cui Dio guarisce dalla lebbra.
Il secondo episodio, cui fa riferimento anche l’evangelista, è la guarigione di un ufficiale siro, Naaman, che si reca dal profeta Eliseo. Eliseo, quando sente che alla sua porta c’è un lebbroso, viene preso dalla paura, dal panico, perché un uomo di Dio non può accostarsi a una persona impura; non lo vuole ricevere e lo manda via. Gli dice: “Vai a tuffarti sette volte nel Giordano e sarai guarito”. La situazione dei lebbrosi, pertanto, è senza speranza. Sono considerati maledetti da Dio, emarginati dalla società e sono incrostati nella loro impurità. L’unico che eventualmente li può rendere puri è Dio ma loro, fintanto che sono impuri, non possono rivolgersi a Dio, non possono naturalmente entrare in una sinagoga, non possono entrare nel tempio di Gerusalemme, è una situazione senza speranza. Allora l‘evangelista, ponendo come primo infermo che si avvicina a Gesù per ottenere la purificazione proprio il lebbroso, in lui intende rappresentare tutte le persone che, per propria colpa o non colpa, vivono una situazione che la religione considera di peccato, la società considera di irregolarità o di immoralità, e sono esclusi da Dio.
L’unico che può toglierli da questa situazione di impurità è Dio ma loro, fintanto che sono impuri, non possono rivolgersi a Dio, quindi non c’è speranza. Dio non si rivolge a una persona impura, l’impuro non può rivolgersi a Dio e allora cosa fa questo lebbroso? Trasgredisce la Legge divina. Era proibito a un lebbroso avvicinarsi alle persone, le avrebbe infettate. Ebbene, il desiderio di pienezza di vita è più forte dell’osservanza della Legge, l’effetto dell’annunzio, dell’insegnamento di Gesù sta dilagando.
E’ arrivato anche alle orecchie di questo lebbroso: si avvicina a Gesù, trasgredisce la Legge, e “lo supplicò in ginocchio”. Perché in ginocchio? Sta commettendo una trasgressione grave, una grave infrazione alla Legge, e non è tanto sicuro: usa la formula “se vuoi” e stranamente, non come ci saremmo aspettati, non chiede la guarigione. Non chiede: “Se vuoi puoi guarirmi, se vuoi puoi curarmi”; il verbo curare, il verbo guarire, non appaiono in questo brano. “Se tu vuoi, puoi purificarmi”: quello che il lebbroso chiede da parte di Gesù è l’eliminazione di quell’ostacolo che gli impediva di sentire l’amore di Dio. Lui è l’uomo che si sente, per la sua situazione, rifiutato da Dio. Ha sentito parlare di Gesù che parla di un Dio che vuole bene a tutti quanti, un Dio che non premia i buoni e neanche castiga i malvagi, ma un Dio che a tutti, indipendentemente dal loro comportamento, comunica, trasmette amore.
Allora va da Gesù e gli chiede di essere purificato. Il verbo purificare appare tre volte e il numero tre nella teologia ebraica significa ciò che è completo, ciò che è definitivo: chiede di essere purificato, vuole tornare ad avere un rapporto con un Dio che sente lo rifiuta.
Quando leggiamo il Vangelo, per gustare il sapore che gli evangelisti mettevano a queste parole dovremmo metterci nei panni degli ascoltatori delle prime generazioni, che non sapevano come andava a finire la situazione descritta. Qui c’è un peccatore che ha meritato il castigo, perché Dio non sbaglia, se ti ha castigato con la lebbra vuol dire che hai sbagliato, te lo sei cercato. E’ un peccatore, colpevole del suo stato, che non soltanto è colpevole ma trasgredisce la Legge di Dio e si avvicina a una persona considerata santa, quindi sta compiendo un’infrazione grave.
Se Gesù - ricordate Eliseo? Neanche vuole vedere il lebbroso che gli è andato a chiedere la guarigione, non l’ha voluto ricevere - fosse stato una persona pia, religiosa, avrebbe dovuto allontanare o allontanarsi da questo uomo. “Come ti permetti tu, peccatore infetto, di avvicinarti a me, l’inviato di Dio?”.
Sentiamo Gesù: “Gesù, mosso a compassione”: nella Bibbia e nel Nuovo Testamento si distinguono due atteggiamenti. Uno è espresso con il verbo “avere compassione”, che è un’azione esclusiva di Dio, l’altro con “avere misericordia”, un’azione umana.
Gli evangelisti, ma anche gli autori dell’Antico Testamento, non confondono mai le due espressioni. Gli uomini possono avere misericordia, tipico di Dio è avere compassione. Qual è il significato di questo verbo? Avere compassione è un’azione divina con la quale Dio restituisce vita a chi non ce l’ha o arricchisce la vita di chi ce l’ha. Quando Gesù si incontra con un peccatore - ricordo: non è un ammalato, è un peccatore - non lo minaccia, non gli presenta i castighi (ha trasgredito la Legge per avvicinarsi a lui), ma si sente mosso a compassione. Gesù sente suscitare in lui un atteggiamento divino con il quale vuole restituire vita a chi non l’ha. “Mosso a compassione, stese la mano”: noi non sappiamo come va a finire. Qui l’evangelista appositamente sceglie un’espressione che da sempre, nella teologia dell’Antico Testamento, indicava un’azione distruttrice, con la quale Dio e Mosè avevano colpito i loro nemici.
Quando nell’Antico Testamento, nelle famose dieci piaghe, si parla di stendere la mano, si indica un’azione punitrice di Dio attraverso Mosè: per esempio si legge “Stenderò la mano e colpirò l’Egitto”; “Stendi la mano sul paese d’Egitto per mandare le cavallette”. Immaginiamo di non sapere come finisce: “Gesù stende la mano e…” lo colpisce, viene da pensare. E’ vero che in precedenza si dice che è stato mosso a compassione, ma stende la mano e quindi senz’altro lo colpisce: è un peccatore, ha trasgredito la Legge di Dio per avvicinarsi a lui. E invece: “Stende la mano e lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii purificato”. Perché Gesù lo tocca? Quante volte Gesù ha curato, ha guarito, ha purificato le persone con la sola forza della sua parola? “Va, tuo figlio vive”, dice al funzionario reale. Perché qui Gesù stende la mano e lo tocca? Non vi era bisogno. Gesù lo tocca perché il libro del Levitico proibiva di toccare un lebbroso.
Era chiara la teologia: se tu che sei una persona sana tocchi una persona infetta, impura, la sua impurità si trasmette a te. Il lebbroso va allora emarginato, deve tenere una distanza di sicurezza. Ebbene, Gesù per dimostrare la falsità di questa teologia che impediva agli uomini di scoprire l’amore di Dio e ostacolava la comunicazione dell’amore di Dio agli uomini, stende la mano non per una punizione, ma per un’azione divina: lo tocca, cioè gli trasmette la sua vita, e dice “Lo voglio”. La volontà di Dio è l’eliminazione di ogni emarginazione attuata in nome suo e l’eliminazione definitiva della categoria degli impuri. Toccando il lebbroso e dicendo: “Lo voglio, è la volontà di Dio”, Gesù dimostra che la Legge, che impone questa emarginazione dalla società, non esprime la volontà di Dio. L’ostacolo che impediva al lebbroso di conoscere l’amore di Dio era la Legge stessa, che inculcava l’idea di un Dio castigatore, di un Dio che puniva, che castigava. Ma l’azione di Gesù manifesta che la distinzione tra puro e impuro, così consacrata dalla Legge divina, per Dio non ha alcun valore.
Con questo episodio l’evangelista dimostra che in nome di Dio non si può discriminare alcuna persona, non c’è alcuna persona che, per quanto sia riprovevole dal punto di vista morale, civile e religioso il suo comportamento, possa sentirsi esclusa dall’amore di Dio. E’ la Legge che non ha pietà della miseria e della sofferenza dell’uomo e la emargina: Gesù, che è Dio, no. Gesù si commuove di fronte alla sofferenza e accoglie la persona mettendo il bene dell’individuo al di sopra della Legge. Ricordate ieri la distinzione tra religione del Libro e fede nell’uomo? Quella di Gesù non è una religione del Libro, non si osserva il Libro, ma si guarda al bene dell’uomo. Ed ecco il risultato sorprendente: “Immediatamente la lebbra lo lasciò e fu purificato”. Gesù mostra la falsità di una Legge che pretendeva essere espressione della volontà di Dio. Non solo Gesù non viene infettato dalla lebbra, dalla impurità, ma il lebbroso viene purificato attraverso Gesù.
La religione insegnava al lebbroso che, per avvicinarsi a Dio, doveva essere puro; Gesù dimostra il contrario: è l’accoglienza di Dio e del suo amore quello che rende pura la persona impura. Questa è la fine di una delle basi dell’istituzione religiosa: la categoria dell’indegnità, dell’impurità che impedisce agli uomini di accogliere il Signore. La religione cosa insegna? Sei in peccato, sei impuro, e quindi sei indegno di accogliere il Signore. “Allora come faccio ad accogliere il Signore?”. Togliti da questa situazione di peccato e di impurità. “Non ci riesco, oppure non voglio”. Allora tu sei escluso per sempre da Dio. Quindi la persona che è nel peccato è impura, e non può avvicinarsi a Dio.
Gesù dimostra tutto il contrario: non è l’uomo che deve purificarsi per essere degno di accogliere il Signore, ma è l’accoglienza del Signore quella che purifica l’uomo e lo rende degno del suo amore. Non è l’impurità del peccatore che si trasmette a Gesù, ma la purità di Dio che si trasmette al peccatore.
Voi capite che questo è un terremoto nella teologia, è un terremoto in tutta l’istituzione religiosa che si basava proprio su questa differenza tra il puro e l’impuro. E Gesù con questa azione mette fine alla categoria religiosa del merito: nella religione, l’amore di Dio occorre meritarlo per i propri sforzi, per i propri impegni, ma c’è tanta gente che non può o non riesce a meritare questo amore di Dio; allora è esclusa per sempre? Con Gesù l’amore di Dio non va più meritato con gli sforzi degli uomini, ma va accolto come dono gratuito da parte del Padre. Non più il merito ma il dono, l’uomo non deve meritare l’amore di Dio ma lo deve accogliere. E ciò cambia naturalmente sia il rapporto con Dio sia il rapporto con gli altri: con gli altri vale lo stesso principio, gli uomini non devono più meritare il nostro amore, perché l’amore non si basa sui meriti delle persone.
Ed ecco all’improvviso un cambio radicale di scena, che lascia un po’ sconcertati: “Lo rimproverò e lo cacciò subito dicendo”. Gesù si è mosso a compassione, lo ha purificato, e all’improvviso lo rimprovera. E perché lo rimprovera? Prima doveva rimproverarlo, quando si è avvicinato a lui. Perché adesso Gesù lo rimprovera e poi, in maniera enigmatica, l’evangelista dice: “Lo caccia subito?”. Da dove lo caccia subito? Il rimprovero al lebbroso è per aver creduto che Dio lo avesse escluso dal suo amore. Ma come hai potuto credere che Dio ti potesse emarginare? Ma come hai potuto credere che per quella situazione che la religione considera di peccato eri escluso dall’amore di Dio?
Vedete, la religione nella sua perversione allontana gli uomini da Dio e proprio gli uomini più bisognosi del suo amore li rende impossibilitati a sperimentarlo, perché il Dio della religione è un Dio che discrimina le persone. Ma in realtà Dio è Padre, Dio è genitore. Tutti i genitori si augurano che il figlio che nasce sia sano, sia bello, sia perfetto, ma quando in una famiglia nasce un figlio con un difetto, con una bruttezza, con un limite, che fanno, lo emarginano, lo escludono? Non sarà proprio questo il figlio che attirerà ancora di più l’amore, l’affetto, le attenzioni, le cure dei genitori? Così è Dio.
Allora il rimprovero di Gesù all’ex lebbroso è per aver creduto che Dio lo avesse escluso dal suo amore. Dio non esclude nessuno dal suo amore, nessuna persona, in qualunque situazione si trovi. Il rifiuto di Dio al lebbroso non è mai esistito, ma c’è un ambito in cui viene insegnato, applicato, ed è proprio la sinagoga, l’istituzione dominata dagli scribi. La causa dell’emarginazione del lebbroso non è stata Dio, ma l’istituzione religiosa che gli ha impedito di conoscere Dio, proponendogli una dottrina falsa su di lui.
Gesù lo caccia fuori: è un’azione simbolica con la quale Gesù lo allontana da questa istituzione religiosa che lo opprimeva, che gli impediva di scoprire l’amore di Dio. Lo caccia fuori rimproverandolo, perché non basta essere liberati, ma occorre liberarsi. “E - e terminiamo con questo avviso di Gesù - ascolta, non dir niente a nessuno e invece fa che il sacerdote ti esamini, e offri per la tua purificazione quanto prescrisse Mosè - attenzione alla traduzione che propongo - come prova contro di essi”.
Vediamo di comprendere cos’era questa legislazione del puro e dell’impuro e dell’offerta dei peccati. A quell’epoca il perdono dei peccati, la cancellazione dell’impurità, non avveniva con la modica offerta di tre pater, ave e gloria, ma esigeva concretamente dei sacrifici in generi alimentari, normalmente erano animali. Quindi il clero viveva praticamente del peccato della gente. Ecco perché la Legge era così difficile da osservare, lo dice Dio stesso. Nel libro del profeta Osea, sapete cosa denuncia Dio ai sacerdoti? “Si nutrono dei peccati del mio popolo, il loro cuore avido della sua malvagità”. E’ una denuncia tremenda. “Voi sacerdoti dal pulpito tuonate contro i peccati e contro i peccatori, ma in cuor vostro vi augurate non solo che la gente continui a peccare, ma che pecchi ancora di più”. Più la gente pecca, più i sacerdoti ingrassano, perché a ogni peccato corrisponde un’offerta da portare al tempio.
La denuncia del profeta Osea è tremenda: “Si nutrono dei peccati del mio popolo”. Ecco perché avevano reso la Legge impossibile da osservare, perché occorreva mantenere un flusso continuo di offerte al tempio, in modo che tutta la casta sacerdotale vivesse più che bene; e non era soltanto l’offerta dell’animale in quanto tale, ma vi era il commercio della carne, la pelle preziosa andava rivenduta. Provate, per avere un’idea dell’azione che poi Gesù compirà nel tempio di Gerusalemme quando caccerà sia i mercanti sia i compratori, a immaginare l’azione. Pensate a un pellegrino, mettiamo di Nazareth, che va a Gerusalemme in una delle feste religiose e sale nel tempio per ottenere il perdono delle proprio impurità e dei peccati. Non può mica da Nazareth andare in giro con una capra per centinaia di chilometri.
Arrivato a Gerusalemme deve acquistare l’animale per il sacrificio, ma non tutti gli animali sono adatti. Devono essere animali senza difetto, animali selezionati. E dove si comprano? Lassù, sul monte degli Ulivi, c’è il recinto dove si possono comprare gli animali da offrire al tempio, di proprietà di Anania, della famiglia del sommo sacerdote. Quindi si comprava un animale dal sommo sacerdote, poi lo si portava al tempio dove lo sgozzavano - una spruzzatina di sangue su di me significava che le colpe erano cancellate - ma poi le pelli e la carne rimanevano di proprietà dei sacerdoti del tempio. In questi pellegrinaggi l’afflusso era talmente grande che le pelli se le tenevano (c’era un grande commercio), ma la carne veniva rivenduta nelle macellerie di Gerusalemme, tutte date in appalto alla famiglia del sommo sacerdote.
Quindi un individuo a Gerusalemme comprava un animale dal sommo sacerdote, glielo riportava, se poi voleva mangiarsi una coscetta d’agnello la doveva pagare. Un mercato tremendo e Gesù denuncerà tutto questo. E allora i sacerdoti avevano stabilito che, per dare il certificato di riammissione nella società, occorresse pagare e offrire tre agnelli.
Gesù non soltanto rimproverò il lebbroso, ma anche lo cacciò. Da dove? E’ una maniera simbolica per cacciarlo definitivamente fuori dalla sinagoga, dall’ambito dell’istituzione religiosa in cui questa Legge discriminatoria veniva insegnata. Gesù gli dice: “Ascolta, non dir niente a nessuno - prima di parlare deve prendere piena coscienza di quanto è accaduto - e fa che il sacerdote ti esamini”. Perché questo? All’epoca, per lebbra non si intendeva soltanto la malattia che oggi noi intendiamo come tale, ma qualunque malattia della pelle, qualunque affezione del cuoio capelluto, un eczema, un’irritazione veniva considerata una lebbra, e da queste malattie si poteva guarire.
Quando una persona veniva colpita da una di queste malattie, veniva isolata dal villaggio, doveva vivere lontano; quando la malattia scompariva non poteva rientrare di propria iniziativa nella comunità, per essere riammessa doveva essere esaminata dai sacerdoti che la osservavano attentamente, e se risultava guarita da queste infermità le mettevano in mano un certificato - diremmo noi igienico - di riabilitazione. Ma questo certificato andava pagato: l’offerta, secondo il libro del Levitico, era di tre agnelli, uno se la persona era povera.
Gesù dice: “Offri per la tua purificazione quanto prescrisse - non Dio, Dio non può aver prescritto questo - Mosè”. Di nuovo Gesù prende le distanze da quella che veniva presentata come volontà di Dio, che non è volontà di Dio; è Mosè che ha ceduto all’egoismo del popolo, “che ha ceduto alla vostra testardaggine”, come dirà altrove. E’ Mosè che ha prescritto questo, ma non si tratta della volontà di Dio e - scrive l’evangelista - “come prova contro di essi”. L’evangelista prende dal libro del Deuteronomio l’espressione: “Prendete questo libro della Legge, vi rimanga come testimonio contro di te”. E’ una testimonianza contro di loro.
Il lebbroso deve prendere coscienza tra due azioni, quella di Dio, che regala gratuitamente la sua purificazione, e quella dei sacerdoti che presentano un Dio che pretende il pagamento. Ecco perché “non devi dire niente a nessuno, prima devi prendere coscienza della differenza tra l’azione di Dio che è completamente gratuita, e l’azione del Dio dei sacerdoti che invece è esosa e pretende il pagamento di questa offerta”. Il lebbroso deve prendere coscienza della piena e totale opposizione che esiste tra il comportamento di Dio e quello dell’istituzione religiosa gestita dai sacerdoti e dagli scribi. Per questo le prescrizioni, secondo Gesù, non sono di Dio ma di Mosè. E la prova qual è? E’ che Dio agisce esattamente al contrario di quello che i sacerdoti insegnano: non c’è più bisogno di offerte da parte delle persone, ma è Dio che si offre e chiede di essere accolto. Il lebbroso deve sperimentare la differenza che esiste tra il dono gratuito da parte di Dio e le pretese di Dio rappresentate dai sacerdoti.
Ed ecco la conclusione: “Egli, quando uscì - non si era detto che il luogo fosse chiuso, e non si dice esattamente da cosa esce: se ne va da questo ambito che lo faceva sentire emarginato, non perché fosse mai esistita la discriminazione di Dio, ma era lui che ci credeva perché viveva nell’ambito della teologia, dell’ideologia della sinagoga - si mise a predicare”. Lo stesso verbo che l’evangelista aveva utilizzato per Gesù nell’annunziare la buona notizia, qui viene applicato all’ex impuro. Predicare e divulgare il messaggio: non racconta un fatto, non va a raccontare l’episodio, ma racconta il messaggio di un Dio amore, un Dio che non è buono, è esclusivamente buono e nel suo amore non c’è una sola persona che, per quanto possa essere riprovevole, grave il suo comportamento, possa sentirsi esclusa. Non c’è alcuna persona che non si possa avvicinare a Dio perché si sente indegna, perché si sente impura, perché è l’accogliere questo Dio che toglie l’impurità.
E l’evangelista vuole esprimere questa allegria incontenibile moltiplicando i termini: predicare, divulgare instancabilmente il messaggio di un Dio che non è come i sacerdoti hanno insegnato, è completamente differente. I sacerdoti presentano un Dio che fa soffrire, un Dio che emargina, un Dio che punisce; Gesù ha presentato un Dio completamente diverso. Quindi l’uomo si converte in predicatore e non annuncia un semplice episodio, ma il messaggio: Dio non è come ce l’avevano presentato, non discrimina gli uomini; a tutti offre il suo amore.
Le conseguenze, però, di questo annuncio e di questo episodio sono negative: “Non può più entrare pubblicamente in nessuna città”. L’evangelista omette il soggetto. Chi non poteva più entrare in città, l’ex lebbroso o Gesù? L’evangelista identifica le due persone: Gesù e l’ex lebbroso ormai sono accomunati nella predicazione della buona notizia. Ma chi è che non può entrare pubblicamente in città e deve rimanere fuori, in luoghi disabitati? Gesù.
Gesù, toccando il lebbroso, ritualmente e giuridicamente è diventato impuro e in quanto tale, proprio come il lebbroso, non può entrare in luoghi abitati. Per Gesù il bene di questo individuo è stato più importante del proprio bene. Il comunicare vita a questo individuo è più importante della propria vita. Quindi Gesù, Dio, viene emarginato dalla città. Il Dio puro, che ha purificato l’impuro, agli occhi della religione diventa un impuro che va evitato. Non può entrare in città, deve rimanere in luoghi disabitati, ma: “Accorrevano a lui da tutte le parti”. Incomincia l’esodo, incomincia l’emorragia nell’istituzione religiosa. Nonostante Gesù venga considerato un impuro che non può entrare nella città - Gesù sarà assassinato fuori dalla città -, l’esodo è iniziato, tutte le folle cominciano ad accorrere a Gesù.