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venerdì 18 gennaio 2008 - ore 10:54
Natale 2007 a Villaggio Italia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ il giorno di Natale sulle colline confine tra Kosovo e il Montenegro. La pattuglia di bersaglieri italiani avanza lentamente in mezzo la boschetto coperto dalla neve. I fucili carichi, ma abbassati. Sulla cima del monte, poco più avanti, un edificio segnala la linea di frontiera che un tempo, per molti qui, voleva dire salvezza. Durante i tristi anni della guerra si è visto spesso questo luogo nei notiziari tv. La gente scappava dalla violenza, si inerpicava in lunghe file su queste colline. Ma oggi, qui, ci sono solo i militari di pattuglia e tanto silenzio.
Il confine della speranza, oggi, è altrove. E’ poco fuori la città di Peç, davanti a Villaggio Italia, la base del contingente italiano in Kosovo. Nei giorni preposti, lunghe file di famiglie si accalcano all’entrata. Portano i figli malati di cancro, con la speranza che l’esercito li accolga nel loro programma medico. Il progetto è partito meno di un anno fa, ma ha già portato 200 bambini kosovari a curarsi nel nostro Paese; 20 al mese. Partono con un aereo militare e arrivano in un ospedale italiano, dove ricevono quelle cure che in madre patria non potrebbero mai avere. L’esercito italiano è l’unico, fra tutti quelli del contingente internazionale, ad offrire questo servizio.
Ma, ovviamente, non è questa l’unica attività svolta dall’arma. Le operazioni di ricostruzione e di mantenimento dell’ordine pubblico sono in continuo svolgimento. Infatti, di ritorno dalla pattuglia al confine, i giovani militari italiani, quasi tutti del sud, organizzano un check-point: fermano alcune macchine e le controllano. I kosovari aprono tranquillamente bagagliaio e portiere, e ripartono. Ogni tanto capita di fermare qualche contrabbandiere o spacciatore, ma niente di più. Tutti sembrano tranquilli, pacifici, e per i compiti d’ordine pubblico che svolgono, i mezzi corazzati dell’esercito fermi ai lati della strada sembrano quasi di troppo. Sembrano, perchè ora tutto tace, ma nessuno sa cosa accadrebbe domani se le truppe del contingente internazionale se ne dovessero andare.
A Villaggio Italia il Natale si è festeggiato con una messa la mattina e un ricco pasto con panettone e spumante. Qui sembrano tutti molto ligi e attenti, ma distesi. La base offre ai sui 2.500 abitanti quasi ogni ordine di servizio e distrazione: campi sportivi, palestra, attrezzature per la telemedicina, telefonia mobile come se si chiamasse dall’Italia, bar... persino una sauna. «Qui è come una piccola Italia, solo che da noi funziona tutto», scherza il maggiore Angelo Vesto, portavoce del contingente italiano. Ma questa struttura imponente potrebbe presto essere smobilitata. Il Kosovo va verso l’indipendenza, l’ordine pubblico sarà gestito dalla polizia locale, e l’Unione Europea ha già espresso il suo desiderio di inviare una nuova spedizione, questa volta non militare ma “diplomatica”, nel Paese.
Ma qui nessuno pensa di avere i giorni contati. I progetti continuano: il genio prosegue nella ricostruzione di ponti e scuole; nella formazione dei medici e della polizia locale. I militari continuano a pattugliare il territorio, e il gruppo cinofilo insegna ai bambini kosovari a non aver paura dei cani, che qui vagano numerosi, randagi, e spaventano la popolazione. C’è persino una piccola stazione radio dell’esercito, che trasmette musica alternando dj dell’arma a due interpreti: un’albanese e una serba. «Questa è una missione di pace, e la nostra volontà e dovere è dimostrarlo ogni giorno» conclude Vesto. E se domani tutto questo dovrà finire? Il maggiore alza le spalle e guarda verso l’alto. Risponde garibaldino: «obbediremo».
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