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Saturday, January 19, 2008 - ore 06:28


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"Il cristianesimo della mia nonna: questione di stile"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 19 gennaio 2008, pag. 6

Cresciuta tra l’austerità dell’Ortigara e lo sciacquio dell’Astico, è l’emblema della fede semplice fatta di giaculatorie, rosari e novene. Digiuni, messe feriali e pratiche di pietà intercalate da un misterioso latino dal sapore più maccheronico che ciceroniano. Donna di fede la nonna. Affezionata a quel Papa polacco – con il quale spartiva l’età – non cessò mai di tradurmi in gesti di umile ferialità la vertigine della sua anima. Fosse viva si sarebbe infuriata in questi giorni: con la legna tra le mani o la biancheria da lavare avrebbe difeso coi denti il suo Papa. Non sarà quello polacco, ma è Papa. E questo le sarebbe bastato. Perché era donna precisa: al prete, al sindaco e al farmacista… ossequi in paese. Le devo tutto a quella vecchia contadina: la fede, la vocazione, la dolcezza della mia vita. Serenità e spensieratezza.


Anche se in questi giorni mi piacerebbe spiegarle con riguardo che quel suo cristianesimo – invidiabile nella sanità – sta scemando. Storia bella, arricchente, profonda. A casa mia per anni abbiamo attinto a quella fede. Peccato che sui banchi delle teologie il cristianesimo della mia nonna sia deriso, umiliato, guardato con diffidenza. Studiato con la passione dell’antiquario: ma è stato pur sempre un capitolo (e che capitolo) di storia sacra. Di fede incarnata nella storia! Non le potevo chiedere: “Perché sei cristiana, nonna?” Era una domanda stupida per lei: era cristiana e basta.
Non conosceva l’ermeneutica biblica nè la teologia dogmatica. La transustanziazione era “arabismo” ma credeva nel pane che diventa Corpo e il vino Sangue: non li sapeva sinonimi! La nonna ritrae quel cristianesimo dell’abitudine, della consuetudine che vediamo zoppicare. Oggi sta germogliando il cristianesimo dell’innamoramento: stupore, scelta di campo, coerenza e sudore, caparbietà e sofferenza. Il cristianesimo della gioia. La lezione della Sapienza di Roma c’avverte ch’è finito il tempo degli scherzi, del sentimentalismo, di una vaga spiritualità pagana, del “sono cristiano ma in chiesa non vado”. Oggi il cristiano deve mostrarsi, battagliare, abitare l’arena moderna. Non farsi né intimidire né imbambolare! Rompere nella società!
Però la nonna una cosa l’avea anticipata. Umile nella sua ignoranza, aveva intuito che, prima di tutto, il cristianesimo è questione di stile!
Lo stile di chi ti parla di Dio senza parlare.


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