Certe cose le ho archiviate come misteri, oramai. Arrivo a casa: a me sembra tutto a posto. Poi sento le urla della mamma che minaccia vendetta perchè la casa è tutta in disordine. Ma perché se la prende?! A scuola tanti si lamentano delle troppe espressioni di matematica: io ne faccio una e, se mi riesce, le altre le lascio perdere. Ma perché se la prendono?! Papà mi rinfaccia che sono sempre in ritardo. In realtà sono puntualissimo: arrivo sempre dieci minuti (ma precisi!) dopo l’orario stabilito. Ma perché se la prende?! Il parroco dice che sono un peccatore: in realtà mi piace sperimentare la misericordia di Dio. Ma perché se la prende?! La fidanzata mi rimprovera perché guando altre ragazze. Ha ragione: ma lo faccio solo per apprezzare meglio la mia. Ma perché se la prende?! Il mio vescovo si lamenta di non vedermi mai: in realtà a me sembra di trovarlo ovunque vada. Ma perché se la prende?!
Vedi: a cosa serve arrabbiarsi? Basta guardare il mondo dall’altra parte!
Da una parte
Battista Giovanni, figlio di Zaccaria ed Elisabetta. Dall’altra
Gesù di Nazareth, figlio di Maria e Giuseppe. Una vicenda intricata nella fedeltà, nella passione, nella simpatia. Leggendo a ritroso la storia scopri che si son cercati, incrociati, aiutati. Amicizia, complicità, profezia. A casa, nel fiume Giordano, davanti alla prigione. Un appassionante viaggio. Oggi cala il sipario finale, come nelle migliori storie d’amore. Cosa succede? Capita che una ciurma di persone discutano, s’arrabattino, s’avvelenano all’incrocio di una strada. Mi sembra di vederli: avranno parlato di tasse e corruzioni, marachelle e infedeltà, stupori, miserie e processioni. Tra loro sta il Battista, all’apice della sua carriera di profeta. Stanco di respirare pessimismo, alza la voce, punta il dito e fiero d’averlo riconosciuto, urla:
“Ecco l’Agnello di Dio”. Quasi a dire:
“Miseria, eccolo lì l’Uomo di cui vi ho parlato finora”. Che eleganza! Ha speso una vita per spianargli la strada, ha dissecato la gola per cantarne la grandezza, ha raschiato in fondo al barile per non arrendersi. Anche se impaurita dalle sue parole, la gente lo cercava. Schiacciata dal suo sguardo, lo adorava. Terrorizzata dalle sue sferzate non sapeva più vivere senza le sue parole. Che già profumavano di pane ed eternità. Che occasione per Giovanni: avesse detto d’essere il Messia gli avrebbero creduto.
Mamma mia! Sarebbe stata apoteosi, standing ovation, cori infuocati da stadio. Invece si dimostra folle fino alla fine. Dopo una vita da gregario, lo trovi tra la gente, ad un passo dal raccogliere la gloria degli uomini che chiude la mano, lascia fuori solo l’indice e dichiara:
“Ecco l’Agnello di Dio”. Come dire:
“Guardatelo, eccolo colui che il Padre ci ha mandato per regalarci l’ottimismo”. Che amicizia: gelosia nulla! Quel dito puntato, quel sorriso che esplode, quella meraviglia nel gesto. Quasi a dire:
“Caro amico vai! Adesso tocca a te: c’ho messo l’anima”. Poi si sposta, annoda i passi dei suoi fans all’Amico di Nazareth ed entra nel nascondimento. Scompare perché è l’Amico che deve passare per primo il traguardo!
Proviamo a sederci – sul muretto di qualche piazzetta, sui gradini della chiesa o attorno al tavolo di un bar – e tradurre in italiano questo dito puntato. Forse ne uscirebbe uno scarabocchio. Forse una traduzione malforme o un dipinto sbiadito. Io c’ho provato e, contemplando la mia pittura, scorgo un gruppo di persone – italiane doc (e questo spiega tante cose) – alle prese con un giornale: una tempesta di notizie allarmanti. Corruzioni spaventose, illeciti amministrativi, scalate al potere, prestazioni sessuali trasformate in curriculum universitari, università sapienti vestite di ignoranza, preti che si sposano e sposi che ne sanno più dei preti, giunte che cadono, ministri-mogli-consuoceri travolti da bufere scandalistiche, istituzioni corrose dai sospetti. Uno sfascio che fa montare una rabbia cagnesca! E lì, in mezzo a loro, spunta un uomo che, quasi scusandosi per il disturbo arrecato, fa osservare:
“Ecco l’Agnello di Dio”. Come dire: guardate il positivo,
porca la miseria! Non la vedete una coscienza popolare che sta nascendo, criticamente bella, che controlla, che da fiducia ai politici e ai preti ma poi li esamina. Gente stanca di processi fasulli, di stipendi da capogiro, di balle diventate emendamenti, di processioni diventate frocissioni. Ma non vedete la voglia di cambiare dei giovani: stanchi delle prese in giro invocano giustizia, trasparenza, profumi e bellezza? E immagino che questi lettori, frastornati da quest’opposizione inaspettata, fra poco – come i primi due discepoli – si dimenticheranno del Battista, strapperanno quel giornale, correranno dietro a quell’Agnello e gli chiederanno:
“Maestro, dove abiti?”. Perché sembrerà loro impossibile leggere così la storia!
Ma la risposta di Gesù non poteva essere altra che questa:
“Venite e vedrete”. Certo, perché se si vuol conoscere la strada del Maestro bisogna stare alle sue calcagna, non perdere mai il percorso da lui tracciato. Al discepolo è chiesta attenzione: non potrà porre condizioni al passo del Maestro, non potrà costringere colui che segna il percorso a rallentare la sua corsa. Tradotto in lingua italiana? Non possiamo comandare allo Spirito Santo che ci mandi quel tal Papa o quella tale Chiesa all’inaugurazione di quel tale anno accademico! Chi vuol seguire il Signore ha una sola responsabilità: andare e vedere! Per scoprire il nuovo, bisogna avere il coraggio di lasciare il vecchio, per approdare a nuovi lidi è necessario lasciare la sicurezza del porto. Fra poco dirà a chi gli chiede indirizzo e coordinate bancarie:
“Venite e vedrete” (Gv 1,39). Curiosissimo che nel testo ebraico venite si possa tradurre anche con partite! Cioè: svegliatevi, datevi una mossa, reagite. Ribellatevi, sollevatevi, opponetevi! Datevi una scossa, alzatevi, partite! Sorprendente che oggi il Battista, sotto sotto inviti tutti a rischiare qualcosa per quell’Agnello: ma chi l’ha detto che essere fedeli è rimanere immobili, bloccati, statici, soffocati dalla nostalgia, paurosi del rischio. Sospettosi dei cambiamenti, impauriti dalla fantasia dello Spirito, impigriti dal sonno!
Rincoglioniti spiritualmente…
E’ meraviglioso ciò che dice
Paolo agli
abitanti di Corinto nella seconda lettura: siete
“chiamati ad essere santi assieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome di Gesù Cristo” (cfr 1Cor 1,1-3) Tu immagina la città di Corinto: città di mare, di pesce e di baratti. Brulicava di scaricatori di porto, di marinai, di commercianti, di artigiani, di puttane e di intellettuali! A costoro Paolo dice:
“non potete vivere da isolati”!
In Africa un venditore di scarpe, disperato, telefonò alla propria ditta dicendo:
“Voglio tornare a casa! In questa parte dell’Africa nessuno indossa le scarpe!”. Al posto suo arrivò un altro venditore che, invece, non faceva altro che inviare in continuazione un ordine dopo l’altro. Scriveva all’ufficio principale:
“Mandate in fretta altre scarpe, perché qui tutti ne hanno bisogno!” Vedi? E’ proprio vero: dipende dai punti di vista!
"Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano"(Is 49,16)
BUONA SETTIMANA!