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Saturday, January 26, 2008 - ore 00:39
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vivere col terrore, in bilico tra due mondi.
L’atroce testimonianza di una giovane musulmana a Parigi in lotta per sfuggire a un malinteso senso dell’onore e della tradizione.
“Tacere, obbedire, sottomettersi. Questa era la mia vita.” Questa era la vita di Leila, una ragazza nata in Francia da una famiglia di immigrati marocchini tradizionalisti. E questo è lo sconvolgente documento in cui lei stessa racconta ciò che ha dovuto patire prima di conquistare la libertà. Come persona, come donna, come madre. Fin da bambina Leila vive una vita sdoppiata: libera come le sue coetanee francesi fuori casa e, prigioniera in famiglia dove non c’è spazio per la sua volontà o i suoi desideri, anche i più innocenti. A decidere sono sempre e solo gli uomini: suo padre e i suoi fratelli. E col passare degli anni le imposizioni diventano più severe, le punizioni più violente. Ma al peggio non c’è limite: Leila se ne accorge quando è costretta a sposare Mussa, un uomo brutale e possessivo da cui riceve solo percosse e umiliazioni. Nell’impossibilità psicologica e materiale di sfuggire al suo destino, Leila tenta e ritenta il suicidio, scivolando nell’anoressia finché un medico musulmano, alcune amiche francesi e, soprattutto, l’amore del suo bambino non l’aiutano ad aprire una breccia nel muro della prevaricazione e del pregiudizio. Ora dal luogo segreto in cui vive con suo figlio spera che la sua storia aiuti altre donne “murate vive” a liberarsi per sempre da qualunque carceriere.
“L’integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l’impossibilità”.
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