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Sunday, January 27, 2008 - ore 07:35


Collaborazione con Il Mattino di Padova
(categoria: " Riflessioni ")


SULLA STRADA DI EMMAUS
"Oscar Pistorius, Marion Jones, Peter Brugemann"

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, domenica 26 gennaio 2008, pag. 15

Tra allenamenti, sacrifici, cadute e ripartenze, sogni, pane e poesia… può anche darsi che Oscar Pistorius non abbia letto una delle massime di Mikhail Bakunin: “E’ ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile non hanno mai avanzato di un solo passo”. Era la favola da portare alle Olimpiadi di Pechino: la vittoria della volontà su una storia frastagliata d’avversità. Storia che, per qualche giorno, aveva oscurato le nubi minacciose di boicottaggio che pesano sulla prossima competizione a cinque cerchi. C’era tutto: sofferenza e determinazione, poesia e sudore, tenacia, caparbietà, forza di volontà. Ma soprattutto c’era lui, l’atleta sudafricano che rincorreva un sogno: competere accanto ai mostri sacri dell’atletica mondiale. Quando nasci bambino non puoi giurare che un giorno ti cingeranno il capo d’alloro, ma puoi provare d’averlo almeno sognato. Iniziano così le grandi storie: d’amore, di sport, di vita. Quasi per caso, all’inizio.


Ma c’è sempre un Gert Peter Brugemann (direttore dell’Istituto di Biomeccanica di Colonia) di mezzo. Ovvero: la razionalità che uccide la poesia, il calcolo che sterilizza la passione, l’ignoranza che decide il destino dell’uomo. Proiezioni, calcoli e approssimazioni. Grafici, disegni e interpretazioni. Esce la sentenza: le protesi lo avvantaggiano! Quasi a dire: fortunato lui ad essere così: corre più veloce! Alex Zanardi, pure lui emblema di uno spirito che sa ri-partire, disse: “Se una tua decisione può cambiare la vita di un’altra persona, allora devi essere all’altezza”. Ovvero: devi essere uomo onesto! La pelle che si stacca, il sangue che cola nella muscolatura, l’eleganza che viene meno, la fatica di far pace con una nuova fisionomia: la sentenza ha ascoltato la storia? Ma forse questo è il prezzo da pagare oggi: l’uomo vero non può brillare! Brugemann dirà che lo sport dev’essere uguale per tutti, che l’uguaglianza non guarda in faccia la storia, che la razionalità litiga con la compassione. Ha tutte le ragioni: fino a quando scopriremo che sui cinque cerchi “versione 2008” s’adagerà – puntuale come sempre – l’ombra di una siringa di steroidi.
Signor Brugemann, cosa falsifica un risultato: due protesi necessarie per vivere da protagonista l’avventura della vita o una sostanza che compromette in partenza la dignità di una sfida? Gliela traduco sportivamente: tra Marion Jones e Oscar Pistorius sarebbe proprio convinto di scegliere la prima?
Alla sua scientifica intelligenza l’attesa risposta.


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