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Vitto, 5 anni
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E chiamarmi Yanez.

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Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Thursday, January 31, 2008 - ore 00:31


piccola città.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La città è una bestiola strana. Cambia, cresce, si muove, sta ferma, rimpicciolisce, a ritmi a volte lenti a volte veloci (a seconda di cosa voglia dire veloce o lento). La città cresce attorno ai suoi abitanti, li definisce alla stessa maniera in cui essi definiscono lei, scolpendoli, aprendo loro prospettive nuove, cambiando o impostando le loro abitudini di vita.

Un giorno cammini per le vie del centro, e sotto la gomma morbida delle tue Converse non senti più rassicuranti sanpietrini lisci, ma fastidiosi ciotoli di fiume. Un altro giorno, stai per svoltare in una strada, e scopri che il senso unico è cambiato la sera prima (solitamente lo scopri dopo che il cofano della tua Panda o Uno usata ha conosciuto biblicamente il cofano di una BMW serie 7 schifosamente grande)...

Insomma...a camminare per una città, quasi non ti rendi conto di tutte le città che l’hanno preceduta....delle miriadi di forme di città-madre che hanno figliato gli angoli dove, magari, hai limonato per la prima volta...hai divorziato per la seconda...hai ricevuto l’estrema unzione per la terza. Magari...scopri che la strada su cui cammini prima era un canale...ma prima di essere un canale era un castrum romano.

Le città come Padova le sfogli come un carciofo, togliendo via le foglie esterne, che sembran le più dure, che sembran dare la forma alla città che conosci, per trovarci sotto una struttura impansata, quasi mai conosciuta.

Cammini per Ponte Molino,



e magari non pensi che quella era l’entrata principale della città sin dall’epoca romana, e che via Dante, che prima si chiamava Strada Maggiore, era uno dei due assi viari della città liviana.
E davanti alla porta, una volta stavano, nel fiume, i mulini, circa 40, che garantivano la farina alla città, prima che nel 1883 una piena li spazzasse via, e i nuovi impianti a vapore li sostituissero.




Guardi passare per le riviere il nuovo tram



e non pensi che ne esisteva uno già a metà ottocento, con uno dei "gobbi" più famosi della città a staccare i biglietti...




Passi in Piazza delle Erbe, e percepisci comunque, nonostante tutto, la centralità che ha sempre avuto, là dove si incontrano da sempre assi viari, mercati, potere politico, vita e morte (dai traditori della Serenissima durante l’assedio del 1509, impiccati anche qui, a Enrico Berlinguer, colto da ictus durante un comizio nell’85).

Centralità che ebbe pure nel 1866, quando le truppe del Regno d’Italia entrarono nella città, e la popolazione festeggiò per tre giorni e tre notti, ritirando fuori i giacobini Alberi della Libertà nascosti dopo il 1815...




Cammini per le riviere, e non senti nemmeno più l’odore di marcio dei canali tombinati, dove una volta si vendeva il pesce sotto tettoie di ferro battuto




Vai in cima alla torre della Specola, e guardi in fondo, verso i colli, verso Este, e ved una città, che un secolo fa nemmeno esisteva, nemmeno era pensata.



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