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ORA VORREI TANTO...
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Saturday, February 02, 2008 - ore 01:44
into the wild
(categoria: " Cinema ")

Non sprecherò troppe parole a descriverlo perchè non ne sono capace, mi affido però ad una recensione che ho appena trovato nel web con la quale sono d’accordo al 100%.
Era da un bel po’ che non mi imbattevo in una pellicola di tale intensità.
Ah, la colonna sonora è interamente scritta e performata dal cantante dei Pearl Jam. non aggiungo altro
Alla sua quinta regia (contando l’episodio per il film collettivo "11 settembre 2001"), Sean Penn dà prova di sorprendente maturità espressiva. Il suo "Into the Wild" è un’opera densa, sentita, personalissima, che gli assegna di diritto un posto tra i grandi autori del cinema americano. Per dieci anni Penn ha cercato di trarre un film dal best seller "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer e fortunatamente alla fine ci è riuscito, visti i risultati a dir poco felici da lui ottenuti.
"Into the Wild" racconta la storia vera di Christopher McCandless, un ventiduenne che nel 1992, subito dopo la laurea, decide di rinunciare alla vita agiata assicuratagli dalla sua famiglia, di dare in beneficenza i suoi risparmi e di partire per un viaggio attraverso l’America, soprattutto quella selvaggia, con l’obiettivo di arrivare in Alaska. Il confronto sarà con l’asprezza (e insieme bellezza) della natura più estrema, ma non mancheranno lungo il percorso incontri con persone cariche di umanità: una coppia di hippies che presto gli si affezionano, un agricoltore del South Dakota da cui lavora per un periodo, una cantante country sedicenne che si prende una cotta per lui e infine un anziano reduce della guerra di Corea che vorrebbe adottarlo. Nessuno di loro riuscirà tuttavia a distoglierlo dal desiderio di raggiungere la meta che si era prefisso: l’Alaska. Qui Chris vivrà quattro mesi all’interno di un autobus abbandonato: poi gli sarà fatale un avvelenamento da bacche. Ma è allora che si troverà ad ammettere che la felicità va condivisa per essere davvero tale.
Sean Penn, autore anche della sceneggiatura, con "Into the Wild" guarda ai miti fondanti della sua nazione così come a certo cinema americano degli anni Settanta, ma non si ferma a una semplice riproposizione di temi e modelli. Il suo sguardo è nuovo e appassionato e il suo cinema "on the road" diventa un viaggio alla ricerca di sé profondamente vivo, vario, a tratti malinconico, libero tanto da ideologie quanto da schemi precostituiti. Anche stilisticamente quest’opera nel contempo epica e intimista convince, in perfetto equilibrio tra riprese classiche e soluzioni sperimentali. Quanto agli interpreti, non potevano essere scelti meglio: dall’inedito protagonista Emile Hirsch, eccezionale in un ritratto complesso che assomma in sé candore, entusiasmo e determinazione, agli eccellenti comprimari, tra cui la sempre preziosa Catherine Keener, una scoperta come Kristine Stewart e l’attempato Hal Holbrook, che trova qui il ruolo della vita (e l’Academy giustamente l’ha candidato all’Oscar). Le canzoni evocative di Eddie Vedder dei Pearl Jam sono uno struggente commento sonoro alla parabola esistenziale di Chris. Il finale è tra i più emozionanti e toccanti visti al cinema negli ultimi anni.
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