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Sunday, February 03, 2008 - ore 19:18
Quarantotto
(categoria: " Vita Quotidiana ")
In un mondo dove il conteggio dei morti oramai non fa più da scala centigrada dell’orrore, qualcuno trova comunque il modo di uscire da tutti i tentativi di razionalizzazione della malvagità. Ieri mattina due esplosioni hanno sventrato il corpo molle di Bagdad. Ancora una volta. Ancora una volta, il bilancio provvisorio parla di numeri da carneficina - 46 morti e 84 feriti -; di vittime civili; di donne e bambini. Numeri già di per sè sufficienti a superare i limiti dell’umana sopportabilità, se solo non fossero oramai insopportabilmente abitudinari. Ma questa volta la mattanza in Iraq non è passata come logora notizia di metà giornale; ha invece conquistato la prima pagina perchè ieri a Bagdad, a farsi saltare in aria in mezzo alla gente comune, non c’erano "solo" due invasati islamici; c’erano due donne affette da sindrome di down, probabilmente fatte esplodere a distanza.
Cose del genere, così inaspettatatmente e sorprendentemente efferate, cercano di bypassare il nostro disgusto attraverso il disorientamento, l’incapacità di capire. E, purtroppo, ci riescono. Come davanti ad un’accencante esplosione, la nostra mente si ritira e rimane avvolta dal manto dell’insensibilità all’orrore. Ma se riuscissimo a reagire, a sbirciare attraverso questa coltre, vedremmo alcune piccole cose. Vedremmo, per esempio, che se gli estremisti si riducono ad utilizzare donne mentalmente minorate per raggiungere i loro sordidi scopi, questo vuol dire che sono alle ultime carte del loro mazzo. Ci renderemmo conto che, seppure in misura diversa, ogni kamikaze è un pupazzo succube di una volontà malvagia che egli ritiene superiore. Vedremmo, infine, che se volessimo considerare quelle due donne semplicemente quel che sono, due vittime, il conteggio dei cadaveri caduti ieri nei mercati di Bagdad salirebbe a 48. "48 morti in Iraq, vittime del terrorismo", avremmo letto nei giornali. Ma questo non ci sarebbe stato sufficiente a vedere chiaramente; semplicemente avremmo chiuso la strage di ieri nel nostro oramai saturo cassetto di insensibilità. E di queste cose, evidentemente, non avremmo nemmeno ragionato.

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Leonida, 23 anni
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