Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
(questo BLOG è stato visitato 27951 volte) ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Monday, February 04, 2008 - ore 21:16
The indescribable moments of your life
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Grazie… In principio c’erano le parole, tante, messe lì per stupire…assemblate non a caso, ma nemmeno in posizione strategica studiata, solo facile opportunità sonora. Ma non rimane niente. Poi sono venute le esigenze comunicative soprattutto, bisognava, dovevo comunicare, anche a costo di essere provocante e scioccante. Ma non basta. Adesso c’è da raccontare. Sabato. Parto dai gradini…a me sono rimasti impressi i gradini, quelli del datch forum, tanti davanti, tutti da attraversare senza tempo per le aspettative, le ginocchia sono collegate alla ragione mi sono detta, perché pesanti non andavano abbastanza veloci, per correre dietro a quello che si faceva strada sulle scale delle mie emozioni e del mio istinto…mi sono sentita quasi divisa: la metà che cercava di costruirsi l’anticipazione di quello che sarebbe stato, e quella che correva dritta dritta per prendersela quell’anticipazione. Nel pomeriggio avevo sentito l’ebbrezza di un evento che avevo atteso. Se mi avessero chiesto di correre l’avrei fatto per come le scarpe perdevano la sensazione della consistenza di un asfalto di cose ragionate: mi ero divertita ad incontrare due persone in centro a bere uno spritz in un giorno che non mi sembrava né di festa, perché una di queste persone risaputamente lavora, né uno di quelli ordinari infrasettimanali, perché l’altra persona, fratello a quello di prima, ovviamente lavora…ma allora, Sara, che giorno era? Bah…io non lo so ancora, che giorno fosse, ma tra feriale e festivo credo ci sia posto per l’inusuale, l’impensabile…ecco. Poi casa, il citofono e le cose che non funzionano. Nella mattina di suddetto giorno avevo rotto il caricabatteria del mio portatile…non credo di aver scritto frase mai più semplice, ma è una cosa tragica, e la tragedia richiede semplicità, così come senso del ridicolo a posteriori, perché trovatemiuna persona normale che per far funzionare le cose le sfascia. Ed io avrei voluto scrivere prima questo post, con le mani ed i fremiti post concerto, ma volevo farlo dal mio pc…ma che cosa cambia? No, nulla…cioè si tanto, è come avere una propria moleskine…alla fine mi sono rassegnata, il mio pc è ancora malato ed io mi sono prostituita con un altro. Ma esiste la libertà delle soluzioni immaginate anche quando quello che facciamo di solito è ritagliare e plasmare spazi su nostra somiglianza, dei piccoli e grandi recinti in cui sentiamo di essere liberi. Soluzioni altre diverse che creano lo scarto di un punto esclamativo. Nel tardo pomeriggio passato in macchina, in uno spazio diviso per cinque e sovrapposto come piantine geografiche di stati vicini. E la musica in questa macchina? Mi sono trattenuta, perché se no passo sempre per la rompi balle…bè in questo spazio le aspettative le avevo buttate via dal finestrino, in autostrada, al primo autogrill mollate come una moglie impertinente (o come un marito, è uguale, come preferite). Risalita in macchina mi è piaciuto dormire un po’, ma solo poco, guardare il blackblock sciarpa blu che ballava a metà strada tra una ragazzinaindie e un ballerino heavymetal , sentire le richieste di soccorso stradale del guidatore(nel senso di quali direzioni prendere), vedere la manina di chi gli stava accanto che si allungava verso la luce per illuminare il percorso e poi ancora assistere al momento chiappe al vento per famigliola contenta.
E mi ritrovate di nuovo sui gradini adesso. Ce l’ho fatta anch’io, dietro a quelle porte c’è qualcosa che non realizzo ma che vivo intensamente…non aggiungo altro. Perché non ho voluto foto, perché non ho commentato, perché non riesco a spiegare. Tempo fa l’avevo detto, la prossima volta, se proprio devo nascere, sarò un chitarrista, o una chitarra…per quella sera una di Billy possibilmente. Io non mi sono commossa, cioè, mi sono anche commossa…il resto è qualcosa di privato, e non è una provocazione, un po’ come fare l’amore.