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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




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Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Tuesday, February 05, 2008 - ore 17:33


Donnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La ragazza bella, quella che noi comuni mortali chiamiamo “la figa”, non è necessariamente scema. Ci siamo adagiati sullo stereotipo della donna bella e sciocca, che non ragiona. E in molti, moltissimi casi, ci rallegriamo di avere pienamente ragione. Ma non è sempre così, e ci nascondiamo dietro facili conclusioni sottovalutando la caratteristica più importante di molte delle fighe in circolazione, perché ce ne sono due categorie, al mondo: le classiche sceme e le stronze.
Le sceme le conosciamo: sono quelle ochette che pensano solo al prossimo appuntamento dall’estetista, che al massimo riescono a leggere un Harmony ma non si premurano di usare il vocabolario quando i termini sono troppo complessi, che vengono portate in giro come cuccioli di razza, da mostrare agli amici e per fare invidia ai nemici, che parlano per frasi fatte, che spiccicano due parole in croce solo se riescono a citare Meneguzzi o Gigi D’Alessio, con le loro grandi verità sul genere umano. Sono quelle ragazze bellissime e tiratissime che sembrano sempre uscite da un salone del restauro, ma che non provano interesse in nulla tranne per ciò che riguarda l’essere ragazze bellissime e tiratissime – tutto ciò a prescindere dal colore dei capelli, ma prevalentemente bionde. Il tempo che perdono per curare l’estetica lo sottraggono alla cura di tutto il resto. Guardano gli uomini sperando di essere un giorno conquistate da un ricco milionario che le manterrà. O dal quale presumibilmente si separeranno per vivere di rendita in eterno.
Non crediamo di aver capito tutto quando le vediamo a spasso per il centro sui loro tacchi vertiginosi a mostrare la merce in vendita, perché non sono le uniche donne belle, no. Non crediamo di aver capito tutto quando vediamo una donna bella e stupida, perché è solo una parte dell’universo delle fighe. Una buona parte di esse si nasconde dietro luoghi comuni creati ad hoc dalle più intelligenti di loro perché sì, ce ne sono anche di intelligenti. Ma sono inesorabilmente stronze.
Le sceme sono quelle che credono di poter conquistare il mondo e gli uomini solo con il loro bel faccino. Le stronze sono quelle che fanno di questa conquista lo scopo della loro vita. E ce la fanno.
Sono quelle che ti fregano, sono quelle subdole. Sono le donne che si rendono perfettamente conto di essere belle e, dopo aver capito e aver realizzato il potere che ne deriva, ci giocano. E vincono. Sono quelle che sanno che davanti a una figa il 90% degli uomini diventa innocuo. Sono quelle che usano la bellezza per avere quello che desiderano, per colpire il bersaglio, e per questo sono diverse dalle sceme, che credono di raggiungere un obiettivo e invece l’obiettivo sono loro. Le stronze sono quelle che sanno perfettamente qual è il limite a cui possono arrivare semplicemente perché un uomo non riesce a staccare gli occhi dalle loro tette, o dalle gambe, o dal culo, dipende dal prototipo. È sbagliato? No, credo di no. È stronzo, ma non è sbagliato.
Vincono loro perché sanno giocare con le carte che hanno. Hanno solo la bellezza? La usano anche contro le altre donne perché si sa, la concorrenza tra donne è sleale. Una donna che piace di più agli uomini ti fotterà sempre, sul lavoro, con gli amici, nelle relazioni, in tutto. E in questo modo si dimostrano molto, molto più intelligenti del previsto, e molto più intelligenti di molte donne brutte ma intelligenti.
Purtroppo queste donne usano la bellezza, che è la loro arma vincente, ma dimenticano di usare tutto il resto. Non passano per sceme, perché quello che vogliono lo conquistano a modo loro, con la loro intelligenza strumentale. Ma non sentono il bisogno di dimostrare quello che valgono, o quanto sono brave, con altri metodi. Essere belle a volte è un peso. Essere belle a volte ti costringe a non usare qualità che ti farebbero valere molto di più.
Le brutte, invece, spesso si sforzano troppo di evidenziare la loro bravura in confronto alle belle, a esaltare le loro capacità. Ma è lì che sbagliano, perché fanno prevalere la loro forza intellettuale sull’aspetto fisico talmente tanto che rischiano di enfatizzare ancora di più un’estetica non curata. E si trascurano volutamente, come se essere curata fosse appannaggio unicamente delle donne belle.
Allora, nonostante io abbia perso tempo prezioso in elucubrazioni tanto futili, ho capito che serve un giusto compromesso: per essere ascoltata, per essere tenuta da conto, devi essere una donna intelligente ma non brutta. Il cervello non basta, non è mai bastato.
Ho cominciato a truccarmi, non metto più né magliette strausate e consunte, né le scarpe da ginnastica ogni giorno, con grande gioia di familiari e moroso. Speriamo serva anche ad altro.

Ieri, per dire, sono stata al mio primo pranzo di lavoro, il quale si è tenuto in un ristorante molto chic, diciamo uno dei due più costosi del centro, non so se il primo o il secondo. Ma è solo per farvi capire l’ambiente. Max ridendo mi ha detto Metti l’abito lungo, solo per farvi capire l’ambiente.
In conclusione, sono andata a questo super pranzo super chic super centro in rappresentanza del giornale (solo perché i redattori erano impegnati altrove, attenzione), pranzo gentilmente offerto da una grossa ditta alla stampa locale. Indipercui ero con uno dei miei uomini del presidio comunale, un bel po’ di giornalisti e una riga di imprenditori facoltosi. E ho sentito bisogno di essere un po’ figa e mi sono acconciata a modo, sfruttando al meglio due dei miei acquisti di sabato. Che mi hanno veramente fatto comodo, col senno di poi. Se no sarei andata nel panico. E anche questo mi fa capire un sacco di cose: io non ho vestiti per essere figa in quel senso lì, cioè nel senso di pranzi di lavoro chic.
Ho sbagliato ad aborrire per principio la figaggine, in tutti questi anni. Perché se fossi una tipa un po’ tiratina, un po’ carina, e soprattutto abituata ad essere tiratina e carina, mi sentirei molto più a mio agio fra le persone potenti, come si sentivano le altre ragazze presenti, e oltretutto riceverei molta più considerazione. Magari non mi guarderebbero come si guarda una ragazzina di 22 anni, che è come appaio a occhi di esterni.

Forse sto ricevendo più lezioni di quante non pensassi, con questo non pagato lavoro al giornale.
Lezioni non solo di ambito lavorativo, dico. Ottimo. Prendi appunti, cara mia.


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