Un vecchietto, seduto su una panchina della villa comunale, nota con soddisfazione che molti passanti, giunti vicino a lui, lo salutano e rallentano i loro passi. Alcuni addirittura togliendosi il cappello.
Il vecchietto è commosso e ammirato: mai aveva ricevuto tanti omaggi e persino dagli sconosciuti. Una donna però, giuntagli vicino, si ferma e si mette a pregare, con lo sguardo fisso al di sopra della sua testa. Allora il vecchietto si gira e si accorge che, alle spalle, c’è un’immagine della Madonna. Diventa rosso per la vergogna e la presunzione: sia pure per poco, aveva creduto rivolti a sé gli omaggi che i passanti indirizzavano alla vergine Maria.
Me lo immagino un po’ triste oggi il mio carissimo Cristo! Triste, perché s’accorge che la gente lo segue non tanto per il Pane che promette, ma per lo spettacolo che offre. Guarigioni e conversioni, stupore e incredulità, paralitici che corrono, ciechi che scrutano il cielo e muti che intonano canzoni. E’ alla moda annoverare un amico così. E pensare che nella Galilea del tempo era si
Figlio di Dio, ma non significava “figlio di papà”. Mi scoccia pensare che il primo segno che s’inventa appena uscito dalla sua infanzia non è un miracolo, né una parabola. Ma è questo spartire con noi la legge di chi nasce uomo, che si chiama tentazione. Mi irrita ma non mi sconvolge. Non mi provoca scandalo: anzi, m’è di consolante compagnia. Anzi, se guardo i gesti di
Satana m’innamoro ancor di più di questo Uomo che sta riscrivendo i passi dell’umano vagare. Perchè mi rendo conto la stupidità ingenua del Principe delle Tenebre. Imbevuto di cecità, dilettante di teologia, psicologo ridicolo conoscerà bene le tecniche per mettere in crisi
don Marco, povera creatura impreziosita di limiti; ma di fronte al fascino indecifrabile dell’Infinito, nel mezzo di quel deserto – condizione ideale per smantellare la grandezza di Gesù - impazzisce per la confusione e la stanchezza di un mestiere che si è logorato ripetendosi nei secoli.
Una partita giocata nel deserto! E nel deserto Cristo sembra costretto ad un “esame di coscienza”, costretto a capire se sta scegliendo la sua strada o se era stato scelto per una strada, se era ambizione o obbedienza. E il deserto, dopo quaranta giorni, gli presenta il conto: la fame! L’occasione che Satana avvertiva provvidenziale.
“Hai fame? – disse a Gesù con un pigli provocatorio e frustrante -
Dì a queste pietre che diventino pane! Avanti, coraggio! Un bel miracolo e tutti gli uomini ti adoreranno!" (Mt 4,6). Un Cristo prestigiatore, un Cristo acrobata sui tetti delle case per sbigottire e sbalordire la folla: questa è l’idea che Satana ha del Messia. Proposte meschine e arroganti, strumenti ridicoli di proprietà di uno che ha compreso male la fisionomia di quest’avventura. Ma vi prego: scrutate l’eleganza nella risposta data da Gesù: non c’è asprezza, non c’è sdegno nelle sue parole. C’è la serenità di un uomo che non ama la mezza misura, un uomo libero, un uomo ottimista, un uomo che sa resistere ai deserti e controbattere ai diavoli:
“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio…” (Mt 4,4).
Colpo alla gola fallito.
Ma Satana non cede. Lo punzecchia nell’orgoglio:
“Converti il mio cuore, ti prego: se riuscirai il resto di cuori sarà un gioco da bambini. Dai: buttati dal pinnacolo. Dai: fallo per me e così chiudiamo la partita”. Lo guarda e gli ricorda una legge:
“Sta scritto: non tenterai il Signore Dio tuo…” (Mt 4,7). Perché se l’intelligenza di Satana arriva a citare le Scritture Sacre, Gesù Cristo non è da meno… Due segnali per far capire a quel maldestro avversario di abbandonare quello sproporzionato duello. Ma Satana è sordo, la Bellezza non l’ammalia, l’orgoglio è ferito: continua ad immaginare un uomo comperabile con il fascino delle cose di quaggiù.
Messo alle strette, si gioca il tutto per tutto. Gli rovescia sotto gli occhi l’intero tesoro, tenta di appendergli nel cuore l’intera umanità, rischia di addomesticarlo con il luccichio della banalità:
“Io ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni se mi adorerai”. Lo capisci anche tu: Satana potrà mai regalare quello che non è suo? Egli non è il padrone – come qualcuno ha tentato di insegnarci – di foreste, cattedrali, fiumi e giardini – ma ne è l’usurpatore. E’ padrone solo delle bave che noi facciamo di fronte al richiamo di tutto questo. E Gesù si stanca. Lo bracca, lo smantella e lo invita a cedere:
“Vattene, Satana”. Un comando, una risposta, un sogno: non quello di preservare la sua incorruttibilità ma di proteggere il mondo in tutta la sua fantasia. Meraviglioso un Dio del genere! Si è lasciato tentare perché non ripetiamo nei suoi confronti le medesime seduzioni, perché non abbiamo a costruire la nostra fede su un’immagine meschina e ridicola di Lui. Ha indossato la nuda libertà di Adamo: per ri-cucire l’errore di un uomo che voleva diventare come Dio, Dio diventa uomo fino a rivestirsi della debolezza della caduta e della seduzione.
Mi strega un Dio del genere! Altro che quella caricatura di Dio che Satana regala al povero Adamo, mezzo nudo e mezzo vestito, nel giardino dell’Eden. Hai visto che Dio gli dipinge? Un Dio tentatore – castratore, che un po’ sadicamente regala all’uomo il godimento per poi negarlo. Quasi a dire:
“Adamo, vedi com’è bello tutto ciò?”. E Adamo, appena promosso custode del creato, a rispondere:
“Meraviglioso, Signore mio”. E la sferzata sadica di Dio:
“Peccato sia proibito!”. Quando invece c’è tutta la tenerezza di Dio in quel racconto. Un Dio che ad Adamo regala il cielo e la terra, il mare, i fiumi e le montagne. Gli alberi, gli arbusti e gli uccelli del cielo. Regala tutto, ma gli mostra anche il cammino per arrivarci! La strada è sconnessa, pericolosa, difficile da indovinare: Cristo ci mette dei guard-rail, delle “barriere protettive”, degli indicatori stradali. Vedi dove s’incunea quel maledetto avversario: ieri, oggi, domani. Fino all’ultimo istante! Ti fa credere che Dio sia perverso e cattivo, geloso e invidioso, maligno e tremendo. Ma la Bibbia è disarmante nella sua puntualità: Satana gli mostra quel piccolo frutto cui aggrapparsi, una mela per godere, un piccolo albero come sogno proibito. Tutto in piccolo, abusivo e riduttivo, mentre Dio ad Adamo dava la possibilità di spaziare nell’intero Giardino. Di più: camminava con lui!
Oggi è veramente il caso di dire. Povero diavolo! Come ci sei caduto! Ma non avevi letto nelle istruzioni che il gioco era al contrario? Era Cristo a tentarti. Ti ha provocato per mostrarti chi era, ma tu non hai retto al gioco, ne sei uscito perdente. Perdente perché vittima anche tu della sindrome di
donna Prassede – di cui parla Alessandro Manzoni - la quale
“diceva spesso agli altri e a se stessa che tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di prendere per cielo il suo cervello” (A. MANZONI, I promessi sposi, cap.XXV)
Perdente… come sua madre Maria quando lo trovò ancora bambino seduto nel Tempio ad insegnare, come me, come tanti altri… perché di fronte al suo mistero brancoliamo tutti nel buio: peccatori e santi, diavolo e Madonna.
Povero diavolo! O povero me?
"Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode" (Sal 50)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana! *** Stamattina una signora mi ha detto:
"Lo sai, don Marco, che sei un bravissimo prete?". E io, con un pizzico d’ironia, le ho risposto:
"Lo so, signora. Me lo ricorda ogni mattina il Diavolo".