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venerdì 15 febbraio 2008 - ore 12:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è poi la storia di quel tipo che, alzatosi dal letto una grigia mattina di Febbraio, scostò le tende e trovò in veranda il Vecchio Nick seduto sul dondolo, una tazza di caffè fumante in mano e una coperta pesante tirata su, fin quasi al petto.
Aveva l’aria un po’ triste ma non triste come uno a cui sia capitato qualcosa di brutto (al Vecchio Nick ne erano capitate di tutti i colori questo si ma non si era mai perso d’animo). Pareva piuttosto un po’ malinconico e certo la mattina era quella giusta per sentirsi così.
Il caffè gli fumava tra le mani, aggiungendo volute di fumo al grigio della nebbia d’attorno.
Il nostro uomo stette in silenzio a fissarlo per un po’, incerto se uscire a chiedergli se voleva entrare a scaldarsi o se scacciarlo dalla veranda.
- Potrei anche solo uscire a salutarlo, d’altronde si tratta di buona educazione. - pensò. Poi però pensò anche che il Vecchio Nick era famoso per avere un carattere assai bizzarro e che anche la buona educazione poteva irritarlo.
Lo guardò trarre un profondo sospiro ma non seppe dire se il suo petto si alzasse davvero o se fosse solo la sua immaginazione. Lo vide portare la tazza alle labbra e trarre composto un sorso di caffè fumante.
Rannicchiato così su quel dondolo pareva ben misera cosa, a dispetto di quel che di lui (e su di lui) si dicesse.
Il nostro ospite era comunque un uomo di buon cuore, certo non un santo, questo no (il Vecchio Nick difficilmente si sarebbe seduto nella veranda di un santo, anche se in passato era capitato) quindi decise di uscire e dare il buon giorno a Nick.
Si mise addosso una pesante vestaglia di flanella, quel tipo di vestaglia che è una sorta di cimelio di famiglia, e se ne uscì con una tazza di caffè bollente in mano.
- Buongiorno a te Nick!-
Sulle prime il Vecchio Nick parve non averlo sentito, poi, con una voce inaspettatamente cortese disse - Buongiorno! Vieni sederti qui accanto a me. Ce ne vorrà prima che il sole buchi questa nebbia e io ho voglia di fare quattro chiacchiere prima di ripartire.
certo un po’ titubante ma non per questo scoraggiato, il nostro andò a sedersi sul dondolo, accolto da un tiepido sorriso.
In silenzio, per un po’ fissarono i rami ancora spogli sui quali facevano capolino le prime gemme intirizzite dalla brina.
Quando il silenzio parve aver esaurito quel che aveva da dire (ma era solo un’impressione: si sa che il silenzio ha più storie da raccontare di chiunque altro, basta stare ad ascoltarlo) il Vecchio Nick disse - Allora, che ne pensi? - - Che penso di cosa Nick? – chiese l’uomo un po’ perplesso.
- Di tutto questo - e dicendolo, con la testa indicò il giardino e il mondo che pareva finire appena al di là del cancello, inghiottito da un manto chiaro e ovattato.
L’uomo esitò a rispondere. A dire il vero non si fidava un granché. Il Vecchio Nick era famoso per essere un briccone di prima. Tuttavia decise di fidarsi di quell’aria un po’ così, come di chi stia facendo la domanda più a se stesso che a chi gli sta davanti, e di rispondere sinceramente.
- Mi sembra solo una gran baraonda. Per dirla come il poeta qui si fa "tanto rumore per nulla". -
Il Vecchio Nick abbozzò un sorriso divertito, come di un nonno alla battuta sagace di un vispo nipotino - Eh già, il giovane Will ne aveva capite di cose. -
Sentendosi incoraggiato il nostro continuò – Insomma, qui tutti si danno un gran da fare per sciocchezze, si affannano in mille cose inutili, credono di poter far cantare un gallo come un’allodola. -
- Provano a rincorrere i loro sogni. - disse il Vecchio Nick.
- Io credo piuttosto che si diano una gran pena a rincorrere i sogni qualcun’altro. Non tutti forse, ma buona parte. -
Di nuovo il Vecchio Nick parve soddisfatto. Parve addirittura sul punto di dargli una pacchetta sulla spalla.
Invece chiese - E tu invece, cosa vai rincorrendo? -
- Io? Nick, guardami: alla mia età quello che potevo agguantare l’ho agguantato, il resto lo lascio a chi è sarà più fortunato di me. -
- E non ti dà fastidio che qualcun’altro si prenda quello che sarebbe potuto essere tuo?- suggerì Nick.
Che fosse perché gli pareva che ormai fossero in confidenza o perché il freddo l’aveva reso un po’ più ottuso, l’uomo non sentì puzza di zolfo e disse - Certo che mi dà fastidio! -
Se sia stato un guizzo fugace quanto un bagliore sull’acqua negli occhi di Nick o un po’ di buon senso rimasto in cantina, subito aggiunse - Bhe, d’altronde a te non dà fastidio che altri si siano presi il tuo posto di lavoro Nick? -.
Certo la mossa fu azzardata: Nick non amava che si tirasse fuori quell’argomento ma forse era in giornata buona. Che la giornata buona fosse per lui o per il suo ospite non saprei dirlo.
Tirò un sorso di caffè fumante e disse - E non c’è niente che ti manchi? -
L’uomo ci pensò un po’ e alla fine, con un po’ di imbarazzo disse - Forse l’unica cosa che mi manca è l’amore, Nick - e si affrettò ad aggiungere - ma per quello tu non puoi fare niente mi dicono. -
Il Vecchio Nick se ne uscì con una bella risata, fresca come una mattina di primavera e la brina sulle gemme parve sciogliersi un po’.
- Ah birbante, saresti sorpreso a sapere quello che posso e quello che non posso fare! -
- E poi , in fondo forse ho già avuto la mia parte e non dovrei lamentarmi -
- Vedi giovanotto, quello è solo il nome che gli danno e, nella peggiore delle ipotesi, l’idea che te ne fai. Per quello, credi al Vecchio Nick, non c’è nemmeno da scomodare una di quelle vecchie bacucche che se ne stanno in cucina a rigirare il mestolo, blaterando da sole, la retina in testa e un gattaccio spocchioso tra le gambe. La gente scarabocchia quella cosa su pagine che starebbero meglio intonse, ci mette la glassa in pasticceria, la ricama con colori chiassosi sui vestiti, la strilla in brutte canzoni e più se ne inventano e più se ne fanno. Ascolta un vecchio che di strada ne ha fatta un po’: se è questo quello che ti manca, stai bene come stai. Un tizio che forse qualcosa c’aveva capito, una volta ha detto "l’unica cosa che sappiamo dell’amore è che non ne sappiamo davvero niente finché non lo proviamo e anche dopo quello che ne sappiamo dire è ben poco". -
Il nostro amico si trovò a fissare gli occhi del Vecchio Nick e per un attimo gli sembrarono quelli di un nonno saggio e un po’ stanco.
In lontananza un gallo cantò con la voce roca di uno che si è appena svegliato.
- Pare che sia ora - disse il Vecchio Nick e dicendolo si alzò, poggiò la tazza di caffè fumante e piegò la coperta, posandola sul sedile.
- Posso farti una domanda, Nick? - chiese l’uomo.
- Certo, attendo a quel che chiedi però...- ma il tono era di finta minaccia, d’altra parte Nick aveva pur sempre una reputazione da difendere.
- E tu, non c’è niente che ti manchi, che desideri? -
Forse fu il modo ingenuo con il quale glielo chiese, chi lo sa, ma il Vecchio Nick rispose sereno, per nulla infastidito - Mi piacerebbe poter desiderare quello che vogliono tutti ed in insieme a quello un bel bagno caldo magari, una tazza di buon caffè e un posto dove riposare le ossa. - E detto questo si allontanò verso il cancello, sparendo alla vista inghiottito dagli ultimi barbagli di nebbia impigliati tra i rami.
Il caffè nella tazza gli lanciò un ultimo saluto con un esile, diafano filo di fumo.


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