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venerdì 15 febbraio 2008 - ore 18:44
(categoria: " Vita Quotidiana ")
nell’atrio dell’università in questi giorni c’è una mostra promossa dai
Medici Senza Frontiere dedicata alle malattie dimenticate.
Sono malattie come la malattia del sonno, la tubercolosi, la leishmaniosi e la malaria, che colpiscono prevalentemente zone poverissime in Africa, in Sud America ma anche nell’ Ex-Unione Sovietica. E’ difficile curarle per tanti motivi : la superstizione dei malati..la loro diffidenza, l’estrema povertà, il fatto che le medicine necessarie o non esistono o sono costosissime perchè non conviene sviluppare la ricerca su di essi... Queste malattie non riguardano il mondo ricco. Per la leishmaniosi c’è un po’ più di speranza...la medicina veterinaria se ne interessa perchè questa malattia colpisce i cani nei paesi ricchi ( sono le testuali parole che ho letto nella didascalia di una foto ).
Oggi ero di umore solitario e invece di andare a pranzo coi miei colleghi sono andata a sbirciare ( questa inizialmente era la mia intenzione ) questa mostra che è lì ormai da una decina di giorni. Ho impiegato più di un’ora per guardare tutte le foto e leggere tutte le didascalie. E mi sono sentita incredibilmente triste. Forse è il "periodo ormonale" che acuisce la percezione dei sentimenti tristi ( non voglio scrivere negativi perchè non è negativo sentirsi depressi alla consapevolezza di cosa può esistere ).
Mentre stavo lì a leggere mi sono passati a fianco un gruppo di studenti che facevano una gara di rutti e dato che l’atrio ha il soffitto altissimo e non c’era troppa gente diciamo che "rimbombavano", e ho pensato agli anni luce di distanza che separano me e gli studentelli ruttatori dalle persone ritratte nelle foto; ho pensato che con quello che poteva costare la cinturazza di Dolce& Gabbana del più tamarro chissà per quanti giorni ( o mesi! )ci vive un indio del Guatemala e cose così.
Niente di originale dunque.
Purtroppo anche se noi rinunciamo a una cintura orrenda o a un paio di scarpe in Guatemala non cambia niente.
Eppure mi sembra di avere letto o sentito una volta qualcosa riguardo al fatto che se una farfalla sbatte le ali in India..piove a New York..
Chissà quanti dei ragazzetti, profe e quant’altro che girano per l’istituto
si sarà fermato a darci un occhio?
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