
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO


HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Saturday, February 16, 2008 - ore 11:07
Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Credevo di essere un’esibizionista, di essere fatta per recitare: avevo sempre sognato di essere a teatro e giocare la mia parte - essere un’attrice. L’ho sempre sognato, l’ho sempre desiderato, dal profondo alla superficie. Sono un’attrice, dentro di me, dicevo, credendo che la mia spontaneità, il mio entusiasmo, la mia voglia di essere diversa, di cambiare, di trasformarmi fossero sufficienti per diventare un animale da palcoscenico. Invece ho scoperto che sono molto più timida di quel che dimostravo, che sono molto più ansiosa di quel che pensavo, che non sono esibizionista come sospettavo, che odio che la gente mi guardi. Andate via, ma che avete da guardare? Mi era già capitato di infastidirmi sotto lo sguardo di altri, ma l’avevo snobbata come una delle mie solite fisime temporanee, quelle che mi inibiscono da contatti sociali e mi fanno apparire come una squilibrata insicura e paranoica.
Invece io
sono una squilibrata insicura e paranoica.
Credevo che il palcoscenico fosse il mio ambiente naturale, ma mi sbagliavo. Il mio ambiente naturale è l’acqua. Non il teatro, alla mercé di occhi e commenti, dove tutti sono pronti a stroncarti, sopra un palco, ma sotto l’acqua, nel silenzio, nascosta e furtiva, tranquilla e serena, dove nessuno parla e addirittura alcuni non sanno tenere gli occhi aperti. Ecco, l’acqua. Un universo grandissimo, e chi mi nota a me? Chi? Chi mi vede fra tutte quelle alghe?
Prima di entrare in scena, in quella mezz’ora che è passata da quando abbiamo sentito il chiaro vociferare in sala, a quando siamo usciti con la nostra marcia ferale, beh in quella mezz’ora pensavo solo Ma chi me l’ha fatto fare? Poi sono tornata indietro.
Flashback. Prima di entrare in scena, cioè. Solo io posso mettermi a pensare a cose del genere a pochi minuti dall’inizio.
Da quanti anni volevo iscrivermi? Ci provavo ogni sei mesi da almeno 4 anni a convincere qualcuno. Dai, facciamo il corso. Avevo la vocazione. Nessun confortante sì, solo tanti risoluti no. In quarta superiore avevo addirittura vagliato l’ipotesi di scappare di casa per andare a Roma alla scuola di Proietti. Avevo la vocazione. In quarta elementare avevo commosso mamme mia e altrui con una straordinaria performance: una riduzione in 10 minuti dello Schiaccianoci. Forse è nato lì, questo desiderio. Forse è nata lì, per caso, la vocazione. La finta vocazione.
Ma anche lì ero terrorizzata, me lo ricordo come fosse ieri. Tremavo e guardavo dritta il muro bianco e giallino e pensavo che fare una figuraccia mi avrebbe fatto star male ancora di più. E ricordo di aver deciso di farla alla grande, sta cosa, se proprio dovevo farla. Allora l’ho fatta. Sono stata una bellissima Chiarina.
Dopo quello, il vuoto. Sogni buttati là, tentativi di convincere amici e amiche, Andiamo a fare il corso di teatro? Ma non avevo nessun riscontro. Poi Lem. Sì, io vengo. Allora anche Violetta e la Fra si accodano, e ci andiamo a iscrivere tutti e quattro insieme, come una squadra.
Ne è uscita una delle esperienze più belle della mia vita. Poche volte mi sono divertita tanto.
È stato tutto splendido. E l’emozione di salire e far tua la scena, e convincere un pubblico che quello che stai facendo è vero, tutto vero. Che non sei tu, ma sei un tizio col mantello nero che vuole tagliare la testa a un ragazzo. Forse ho la vocazione. Forse non ho niente. Forse dovrei tenere i piedi per terra e tenermi tutti gli altri lavori, hobby, impegni che ho. Forse il Teatro è troppo, forse non ce la faccio coi tempi.
Ma una cosa del genere, te la fai scappare? Ma un gruppo così, te lo lasci scappare?
Ho voglia di stare male di nuovo. Di farmi prendere dal panico. Oddio non mi ricordo niente. E di farmi consolare dai grandi esperti. Sentirmi dire Bravissima anche se so che non lo sono stata. Sentirmi parte di qualcosa che ho sempre voluto e che dopo tutti questi anni è tangibile, concreto. Re-a-le.
Lo vorrei o lo voglio? Maledetta paranoica insicura. Psicopatica che non sei altro.
Ma ti vuoi iscrivere o no al secondo livello? Siamo stati così bravi, abbiamo costruito una cosa così meravigliosa, molli adesso che il peggio è fatto? Te lo fai scappare così, sotto il naso?
Perché, sono dei nasidi anche loro?

Il Maestro

La costumista

La truccatrice

La sala trucco

E fassine

Lattesa e il relax

Sua maestà the King Lemon


Quelli sereni e quelli meno...

Ma va là, che ero tranquillissima prima dello spettacolo...
E POI NOI...

In prima fila: Violetta e Marta - In seconda fila, seduti: Stefano, Marisa, Enzo, Sandro - In terza fila: Simone (Lem), Alvise, Daniele, la Fra schiacciata, io
Mancano le foto dello spettacolo. Eh, lo so. Mica posso fare tutto io...
LEGGI I COMMENTI (6)
PERMALINK