E se anche Dio avesse bisogno di un decalogo?
Shemà, Adonai. Primo: se vedi l’uomo stanco, non lo disturbare. Le reazioni sono imprevedibili. Secondo: se bussi e non risponde, abbi la cortesia di ripassare domani. Terzo: non avere troppe pretese. Quarto: se non vuoi essere antipatico come la maestra, digli sempre che è bravo, bello e buono. Quinto: se ti chiede di vivere 73 anni, tu fallo vivere 73 anni. Sesto: non chiedergli mai di far fatica. Settimo: assicura il tuo finanziamento. Ha bisogno di sapere che tutto andrà sempre bene. Ottavo: digli che la Chiesa tante volte sbaglia. Vedrai un sorriso germogliare sulla labbra. Nono: raccomandagli di non stancarsi. Non faccia oggi quello che potrebbe fare domani. Decimo: assicuragli che la messa di Natale vale sei mesi e quella di Pasqua altri sei. Così la domenica mattina dorme in tutta pace.
Son quasi certo che un Dio così sarebbe gentilmente simpatico all’uomo!
Peccato che a quest’Uomo non prema essere simpatico, conquistarsi gli applausi, diventare il premier di un popolo giocherellone e bamboccione. A Lui preme che l’uomo diventi un gigante nella storia! E, allora, scopri che Lui è di una coerenza unica, di un’esigenza inaudita. Insomma: tutt’altro che un simpaticone. E’ semplicemente Dio dal capo ai piedi! Ne sanno qualcosa quegli uomini che, per loro fortuna o sfortuna, se Lo sono trovati davanti nella loro vita. Se prima era gente tranquilla e riposata, con i nervi saldi e la mente rilassata, nascosta sotto il cuscino o dentro un sacco a pelo…in un battibaleno te la ritrovi che corre impazzita e che urla, che non sta mai ferma e che t’importuna, che salta, danza e predica cose assurde. Fai due più due e tiri una conclusione: dev’essersi fulminata qualche lampadina nella testa!
Il caso clinico e di denuncia che oggi la Scrittura presenta è quello di
Abramo, provenienza Ur dei Caldei. Abramo era pastore: fiutare i pascoli era la sua passione. Il suo mestiere. Nella carta d’identità annoverava settantacinque primavere (e altrettanti inverni). Convinto che la vita stesse ormai tramontando. Tempo di testamenti da firmare e ricordi da custodire, tempo di passati, di nostalgie e di rimpianti. Tempo di verifica, di tristezza, di malinconia. Un Dio inaspettato varca la porta della sua tenda e, proponendogli un’assurdità, gli fa capire che settantacinque anni è l’età giusta per iniziare a vivere. Ed Abramo non ha nemmeno il tempo di capire, di collegare, di rabberciare la sua confusione. Gli dice solo tre cose. Gli dice:
“Vattene, Abramo, dalla tua terra”. Cioè: sii un senza terra! Complimenti, che augurio! All’uomo, per essere simpatico, dovresti dire: costruisci la casa, ingrandisci la sala da pranzo, allarga il giardino. Dio dovrebbe sapere che l’uomo soffre il “mal di strada”. L’uomo sogna di conservare, mantenere, proteggere, fare la ronda, investire, sorvegliare. Tutt’al più: di accumulare. Lui, invece, toglie la terra da sotto i piedi, ti scaraventa in avanti, ti fa abbandonare il certo per l’incerto. Ad Abramo dice:
“Vattene”. A Mosè dirà:
“Va dal faraone e scappa”. A Giosuè dirà:
“Entra”. Ad Elia dirà:
“Alzati”. Ai discepoli stanchi per il lavoro suggerirà un buon riposo:
“Seguitemi, vi farò pescatori di altri mari”. Alla Maddalena, che chiedeva un po’ d’intimità, dirà:
"Non mi trattenere. Piuttosto và…”. Ai discepoli confusi e preoccupati per la fine del Maestro proporrò una terapia folle:
“Andate in tutto il mondo e predicate il mio Vangelo”. Insomma: sembra faccia apposta. Mai una volta che ti dica:
“Non alzarti, allunga il tuo pisolino. Fai un po’ di shopping anche per me. Siediti all’ombra del campanile e bevi un aperitivo. Non prendertela troppo: divertiti che la vita è una sola”. Sai che bello se poi aggiungesse:
“Parola di Dio”. Avrebbe i colori della favola questo Dio: se qualcuno ti dicesse qualcosa, tu potresti sempre dire:
“E’ Parola di Dio”. E qui si che sarebbe da rispondere:
“Rendiamo grazie a questo Dio”. Sul Monte della Trasfigurazione ne fanno le spese
Pietro, Giacomo e Giovanni (non gente qualunque: gente avezza all’imprevedibilità del Maestro). Gli manifestano la loro gioia, la bellezza d’essere lassù, la luce di quella presenza. E propongono tre tende da montare: un giochetto per manovali esperti come loro. E, puntuale, la sferzata di Dio:
“Scendete a valle: il vostro posto è là in mezzo a loro!”. In realtà Lui è sincero: promette di esserci. Ma la sua presenza l’avverti solo quando sei per strada.
Uno accetta di partire, ma almeno la direzione la sognerebbe: e Dio è di una coerenza assoluta. Gli fornisce meridiani e paralleli, coordinate geografiche, via precisa, numero civico difficile da sbagliare. Gli dice:
“verso il paese che io t’indicherò”. Ma tu ci capiresti qualcosa? Noi siamo abituati che i giornali ci tengono che noi stiamo seduti. I grandi, tramite loro, per ogni problema ci forniscono in anticipo la risposta da dare: la scheda da votare, il partito da annettere, il film da guardare e quello da non guardare, il giornale da leggere, il telegiornale da ascoltare, l’acqua da bere, i cibi da deglutire. La strada da percorrere, il vestito da indossare, le parole da dire. Piaci loro seduto, perché ogni movimento è attentato all’autorità!
“Con una Parola come equipaggiamento”. Unica risorsa, unico appoggio: che consolazione! Eppure Abramo crede. Ma il tempo passa: eppure Abramo crede. Le possibilità si riducono: eppure Abramo crede. Dio sembra non mantenere le promesse: eppure Abramo crede. Sembra aver dimenticato le promesse: eppure Abramo crede. Crede. Non si lamenta. Non accantona il sogno. Non lo spaventa la derisione. Crede, perché ha intuito la tecnica di Dio: interviene quando tutte le possibilità dell’uomo sono bruciate. Mantiene con puntualità la Parola quando è passato il tempo, quando non c’è più nulla da aspettarsi. Come dire:
“Ora, o stringi la mia mano o stringi la mia mano”. Questo è il paradosso incredibile e lacerante della fede. Se l’accetti scopri un Dio magnifico: un Dio che ti mette in piedi! Che risveglia, provoca, fa nascere, interpella, scuote, accende la creatività, spalanca gli orizzonti, dischiude i passi. Ti libera! Ha un difetto, però: scappa sempre avanti! Il paese promesso è oltre: vietata la nostalgia! Loro t’addottrinano, Lui ti svuota per far ardere la libertà! L’uomo è statico e ripetitivo, Dio è dinamico e sorprendente!
L’ex giornalista e commentatore televisivo
John Chancellor si preparava a godersi la meritata pensione, quando fu colpito da un tumore allo stomaco. Con la malattia arrivarono i soliti sensi di colpa: ho fumato, bevuto o fatto altre cose che non dovevo? Mi sono preoccupato abbastanza della mia salute? Nella mia famiglia non c’erano mai stati casi di cancro. Perché proprio a me?
“Il cancro – dice –
ci ricorda che siamo legati ad un guinzaglio molto corto. Come ho letto da qualche parte: Volete far ridere Dio? Parlategli dei vostri progetti”.
Hai capito? Vuoi far ridere Dio? Parlagli un po’ dei tuo sogni!
"Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore" (Gen 12,4)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana