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Monday, February 18, 2008 - ore 03:56


Bod-Laurea
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cari amici.. Eccomi tornato dopo un lunghissimo periodo di assenza..

La sessione di esami è finita e il mio caro Diritto Commerciale I è ormai solo un ricordo del passato..

Mi ero ripromesso di fare un resoconto dettagliato della Laurea di bod_man..

Penso che sia arrivato il momento..






Giovedì 29 novembre 2007, bod_man diventa dottore in Cinema Mediologico..

Sono passati quasi 3 mesi da quella data..

Il post ha accumulato un po’ di ritardo..
Ma, come dicono.. Meglio tardi che mai!

Bod_man, nel frattempo, è stato per la bellezza di 30 giorni a surfare le onde dell’Oceano Indiano in Sudafrica..

Mettiamola così.. Ho voluto attendere il suo ritorno per scrivere un post sulla sua festa di laurea (e soprattutto sul contenuto del suo papiro)..

Partirei quindi riportandone fedelmente le parole..



"Andrea venne alla luce in un tiepido sabato tardo-invernale.

Già appena nato denotava un precario equilibrio e un forte stato confusionale.

Il 17 marzo, nel 1984 cadeva di sabato e fu proprio l’anno di nascita a salvarlo da un destino sciagurato:

perché, fosse stato un venerdì quel 17 marzo, nessuno gli avrebbe mai potuto togliere l’etichetta del povero sfigato.

Sfigato.. Una parola che Andrea usa e ha usato davvero molto spesso..

Ma forse dimentica che il giorno del giudizio è arrivato e con esso l’elenco di tutti i suoi atti più prossimi all’eccesso..

Torniamo alla sua infanzia, senza eccessiva fretta di individuare il bandolo della matassa..

In questo giorno di festa narreremo la sua storia col distacco di chi dice: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa..”

Alle scuole elementari portava lo scompiglio in aula emettendo urla simili a ululati.

Ciò spinse le maestre a indagare nella sua schiera di amicizie in cerca di compagni mentecatti o squilibrati.

Ma già allora qualcuno aveva chiaro cosa nascondeva il suo atteggiamento incomprensibile e psicotico:

una subdola volontà di rendere tutto ciò che aveva intorno indefinibile e caotico.

Durante la tormentata pubertà, mentre i suoi coetanei alle compagne lussuriose davano la caccia,

Andrea passava le giornate a riflettere sull’uso che avrebbe potuto fare del suo membro smisurato, a forma di borraccia.

I suoi coetanei facevano a gara a chi faceva più ditalini o a chi si limonava più luride.

Lui, schivo e vergognoso, si rassegnava alle sue mostruose dimensioni e preferiva vedere solo in televisione le vagine semi-umide.

Se “dimensioni mostruose” vi sembra esagerato, sappiate che, sebbene il suo pene avesse la forma di una bottiglia,

era talmente lungo e dinoccolato da far sì che dovesse legarselo attorno alla caviglia!

Quando i suoi amici vennero a conoscenza di questa sua incredibile qualità, la loro sorpresa non fu una delle più belle:

infatti, già da molto tempo qualcuno aveva notato un colorito piuttosto scuro su tutta la sua pelle.

Oggigiorno, infatti, non fa più notizia sapere di un giovane africano che va a scuola ed è integrato,

così come non suscita scalpore vedere un uomo di colore col pene smisurato.

Fu così che, presto, i soprannomi nei suoi confronti iniziarono a sprecarsi:

più si prendeva del “Negro”, del “Maghrebo”, del “Vù-Cumprà”, più la sua autostima cominciava ad intaccarsi.

Per comprare il rispetto dei suoi amici, ormai teenagers, serviva qualcosa di spettacolare ed esagerato:

un gesto al tempo stesso comico, leggendario, indimenticabile e sfrontato..

In paese, c’era un locale gestito da un uomo che, negli anni ’70, aveva interpretato un cavallo in una nota serie televisiva

e fu proprio in quel locale che Andrea, una sera, decise per la prima volta di prendere l’iniziativa.

Nella sua mente già si delineava il progetto di una goliardata che nulla aveva in comune col galateo o con la virtù cavalleresca:

un’azione volgare, una bravata infame, un affronto inaudito.. Insomma.. Una cagata pazzesca!!

Sotto gli sguardi perplessi dei coetanei scalmanati, portò con sé un portacenere nel bagno a lui vicino

e pochi minuti più tardi, lo rimise sopra il tavolo riempito da uno stronzo profumato e genuino.



Quel giorno Andrea fece ciò che tutti noi, oggi, chiameremmo "una Borrazzata".

Ma per fortuna dei suoi amici questa non fu la prima nè l’ultima cazzata.

Arrivò il periodo delle paranoie e delle alienazioni mentali..

Andrea cadde nel baratro e si accentuarono i suoi disturbi comportamentali:

ovunque scorgeva pericoli e minacce,

gli amici diventavano nemici, le bottiglie diventavano borracce.

Un sabato sera, mentre scorrazzava per Battaglia in motorino col piccolo Sgambo,

venne fermato dai carabinieri e, preso dal panico, reagì in un modo alquanto strambo.

Smontò in tutta fretta dallo stalker dell’amico, giusto in tempo per fare una sua classica cappella:

scappò furtivamente e, inseguito da uno degli sbirri, non trovò altro luogo in cui rintanarsi se non sotto una Marbella.

La notte di Halloween del 2001 trascinò gli amici ad una festa privata in via Oslavia a Turri.

Una festa in una casetta diroccata piena di troie e di buzzurri.

La depressione presto lasciò spazio alla gioia quando incontrò Silvia: la morosa del Liceo.

Finalmente Andrea trovò una donna capace di accogliere le dimensioni impressionanti del suo oseo.

La sua gestione del rapporto non fece mancare occasione per scenate ingiustificate e banali.

Sarà stata colpa dell’inesperienza, della giovane età o chissà.. Forse delle irritazioni inguinali..

Negli annali è rimasto il suo imperativo: “Stai zitta, puttana!!” gridato alla compagna,

o il suo “Abluah abluah abluah” in piazza delle erbe, in preda ad una alcolica lasagna.

Stanca dei suoi atteggiamenti deliranti e del suo modo di fare da demente,

Silvia lo lasciò per affidarlo alle cure di Stefania, una ragazza con le palle che lo cambiò completamente.

Presto, Andrea, vergognosamente inzerbinito, non sembrò più la stessa persona:

mise da parte gli amici, per iniziare a divinizzare la sua nuova donna, dominante e musona.

Ai suoi vecchi compagni rimproverava di essere boari e provinciali,

si sentiva superiore alle loro serate alcoliche al Corallo e ai loro divertimenti triviali.

La sua personalità non era più la stessa: il suo modo di parlare e di vestirsi era cambiato.

Pensava al suo radioso futuro con Stefania e progettava di aprire in banca un conto cointestato.

Quando la tipa lo ebbe radicalmente trasformato, si stufò di lui perché non era più quello dell’inizio.

Bèrtaz si ritrovò solo e disperato, di nuovo in fondo al baratro, sull’orlo del precipizio.

Si presentò dai suoi amici Biccio e Ricky, umile e vergognoso, cercando qualche spalla su cui piangere, dopo un lunghissimo intervallo.

Loro gli assicurarono un rapido ritorno alla abitudini di sempre: bestemmie, niente fighe, stecche alcoliche e.. Corallo!!

Detto.. fatto!! Il ritorno alle origini gli fu ovviamente fatale:

quella sera, lui che additava gli amici come “volgari” e “provinciali”, fu il più grezzo tra i rozzi e bevve troppo spesso dal boccale.



La sosta a Monticelli per lo spino fu la goccia che fece traboccare la borraccia:

in pochi secondi cominciò a vomitare ininterrottamente, lasciando tracce di spantasso per terra, dentro in macchina, sulle scarpe e sulla faccia.

Proprio Ricky e Biccio si presero la briga di riaccompagnarlo a casa, come due veri amici:

lo buttarono in garage, e di coprirlo con tappeti, stracci sporchi, panni impolverati furono ben felici.

Poche settimane più tardi, in occasione della festività Pasquale,

partecipò a una due giorni di campeggio sul lago di Garda, dove fu protagonista di una nottata micidiale..

Poiché si riteneva un maestro nell’arte del barbecue e della cottura delle salsicce,

volle a tutti i costi cucinare da solo la carne per sé. Risultato: salsicce bruciate fuori e dentro rossicce.

Tuttavia, per una questione di orgoglio, se ne cibò ugualmente

e, la notte stessa, barcollava da una parte all’altra della piazzola vomitandosi addosso e dicendo: “Oh, tosi, veramente!!”

Da lì a pochi mesi, decise di far parte della comitiva di amici, diretti a Jesolo, al Muretto.

Un festeggiamento a lungo desiderato, un evento per molto tempo atteso, un sogno nel cassetto..

Fatale gli fu la sosta in autogrill, dove acquistò una bottiglia di limoncello per carburare..

Arrivato a destinazione già ubriaco, con la disco mezza vuota, era l’unico coglione lanciato nel ballare.

Da lì a poco si muoveva a quattro zampe tra la gente, spantassando sui piedi di chi gli passava accanto,

fino a quando l’alcool non prese il sopravvento e lui stramazzò a terra, coricandosi nel vomito che rimesso aveva intanto.

Era un cadavere vivente, una carcassa stesa a terra, un uomo agonizzante..

Un buttafuori si accorse di lui, lo prese di forza e, da un uscita di servizio, lo lanciò fuori al freddo come un passerotto svolazzante.

I compagni d’avventura lo trovarono quattro ore più tardi in mezzo all’erba, ai piedi di un’ambulanza.

Lo portarono in parcheggio, lo caricarono in auto, chiusero a chiave le portiere e si ridiedero alla danza.



Tutti questi episodi lo convinsero che facendo l’eremita e sparendo dalla circolazione,

il destino avrebbe premiato le sue rinunce con regali inaspettati, con splendidi successi e con la glorificazione.

Poiché da un anno aveva iniziato i suoi studi universitari al dams di Bologna,

decise di trasferirsi in quella città e contemporaneamente di applicare con gli amici l’arte della menzogna:

"Bèrtaz, esci questa settimana per un week-end all’insegna del divertimento?"

"Mi dispiace ragazzi, questa settimana ho quattro esami. Vi prego, non portate risentimento!"

La settimana dopo: "Bèrtaz, visto che la settimana scorsa hai dato quattro esami, esci e ti diverti coi tuoi compari?"

"Mi dispiace ragazzi, ma ho altri tre esami, tutti quanti nello stesso giorno. Ci sentiamo la prossima settimana, magari."

La settimana successiva: "Bèrtaz, nelle ultime due settimane hai dato sette esami, cioè un esame ogni due giorni. Ti va di uscire?"

"Mi dispiace ragazzi, ho tante idee per la testa e in più ho una critica del film "Tempeste sull’Asia" di Vsevolod Pudovkin del 1925 da finire!"

Gli amici, stufi dei suoi pacchi continui e delle sue scuse fantascientifiche smisero di cercarlo continuamente

E questa fu per Andrea l’occasione più propizia per trasformarsi in un uomo trascurato e deprimente.

Psoriasi, barba sempre lunga, capelli sempre grassi, fetore disumano..

Un pessimo mix di caratteristiche, sommate ad un abbigliamento da pastore boliviano.

Un giorno un suo amico gli disse: "Bèrtaz, sei una brava persona, sei retto da sentimenti buoni, dalla lealtà e dalla modestia..

Ma fa qualcosa per te stesso, perché sei simile in tutto e per tutto a un vero punkabbestia!"

La frase destò in lui un turbine di riflessioni e concezioni grossolane..

In effetti, per assomigliare a un vero punkabbestia, tutto ciò che gli mancava era solo un cane..

Fu così che in via Chiodare arrivò Bianca, un incrocio tra un Dobermann e un Rottweiler di sesso femminile,

per la quale Bèrtaz provò fin da subito un affetto talmente smisurato da fargli drizzare il campanile.

E con la povera cagna, il nostro caro neo-laureato sfogava le sue irrefrenabili pulsioni in deliri animaleschi,

fino a quando Bianca si ribellò al mostro e restituì le violenze subite con morsi al membro e metodi maneschi.

Archiviate le bestialità canine, Andrea si sentì d’improvviso ispirato e creativo

e di stupire i padovani con trovate inverosimili fece ben presto il tentativo.

Prima girò per le strade di Padova indossando una maschera a gas e fumando una sigaretta,

poi, non contento, studiò una nuova forma di arte, di cui a breve, lui stesso vi darà la ricetta:

dunque, punto primo: mangiare verdura per un mese.

Punto secondo: aspettare il momento esatto in cui diventano liquide le proprie scorese.

Punto terzo: cercare una cannuccia e infilarsela nel culo.

Punto quarto: con la cannuccia così inserita, spruzzare la merda liquida addosso a un muro.

In questo periodo Bod sviluppa anche la capacità di adattare la propria personalità alla persona che si trova a lui di fronte:

impara, in pratica, ad indossare una maschera diversa per dare al suo interlocutore risposte adeguate e sempre pronte.

Con gli amici: "*** cane! Porco ***! *** boia! ******** puttana!”

Con i colleghi universitari: "Il cortometraggio presenta degli scenari adamantini ed è un po’ artato nel finale, tuttavia nel contesto generale del transunto sembra quasi una panzana!"

Con le amiche usa un accento simil-emiliano con influenze lombardo-venete.

Con i colleghi di lavoro utilizza un’inflessione vagamente omosessuale che lo fa sembrare, più che sofisticato, un ebete.

Concludendo.. Andrea, Bèrtaz, Berta, Giò Grana, Borasso, Bod, rimane pure sempre un buon ragazzo

e chi pensa che tutto ciò che ha sentito finora sia indiscutibilmente vero, gli gridi ad alta voce: "Sei solo un Borrazzo!!”








































































































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