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Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, nè delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa’ che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo,
e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza",
e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c’è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell’attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace,
ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse,
dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.



AMEN!!

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"PREGHIERA A DIO"
Dal "Trattato sulla tolleranza" del 1763








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Tuesday, February 19, 2008 - ore 19:44


Perché le donne stanno così tanto nei bagni pubblici??
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai
bagni è che da bambina tua mamma ti portava in
bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il
perimetro con la carta igienica e poi ti
spiegava: ’MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto’
e poi ti mostrava ’la posizione’ che consiste
nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per
sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
’La posizione’ è una delle prime lezioni di
vita di una bambina, importantissima e
necessaria, deve accompagnarci per il resto
della vita. Ma ancora oggi, da adulte, ’la
posizione’ è terribilmente difficile da
mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando ’devi andare’ in un bagno pubblico, ti
ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare
che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti
buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle
altre che aspettano anche loro con le gambe e
le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ’me la sto facendo
addosso’.
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la
mamma con ’la bambina piccola che non può più
trattenersi’ e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.
Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno
e ti butti addosso alla persona che esce. Entri
e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è
mai); non importa... Appendi la borsa a un
gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai),
ispezioni la zona, il pavimento è pieno di
liquidi non ben definiti e non osi poggiarla
lì, per cui te la appendi al collo ed è
pesantissima, piena com’è di cose che ci hai
messo dentro, la maggior parte delle quali non
usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando
alla porta... dato che non c’è la chiave, devi
tenerla con una mano, mentre con l’altra ti
abbassi i pantaloni e assumi ’la posizione’... AAhhhhhh...
finalmente...
A questo punto cominciano a tremarti le
gambe... perché sei sospesa in aria, con le
ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti
bloccano la circolazione, il braccio teso che
fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili
appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai
avuto il tempo di pulire la tazza né di
coprirla con la carta, dentro di te pensi che
non succederebbe nulla ma la voce di tua madre
ti risuona in testa ’non sederti mai su un
gabinetto pubblico!’, così rimani nella
’posizione’, ma per un errore di calcolo un
piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei
fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere
’la posizione’ richiede grande concentrazione.
Per allontanare dalla mente questa disgrazia,
cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n’è...!
(mai).
Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di
cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero
kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare
la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai
scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno
la spinge e devi frenarla con un movimento
brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta
in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora
urli ’O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere
la porta con la mano libera, e a quel punto dai
per scontato che tutte quelle che aspettano
fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la
porta senza paura, nessuno oserà aprirla di
nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo
molto) e ti rimetti a cercare il keenex,
vorresti usarne un paio ma sai quanto possono
tornare utili in casi come questi e ti
accontenti di uno, non si sa mai. In questo
preciso momento si spegne la luce automatica,
ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto
difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la
luce con la mano del kleenex, perché l’altra
sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti
restano per uscire di lì, sudando perché hai su
il cappotto che non avevi dove appendere e
perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo
di porta, il dolore al collo per la borsa, il
sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo
sulle calze... il ricordo di tua mamma che
sarebbe vergognatissima se ti vedesse così;
perché il suo culo non ha mai toccato la
tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero
non sai quante malattie potresti prenderti qui’.
Ma la debacle non è finita... sei esausta,
quando ti metti in piedi non senti più le
gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che
vergogna!
Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di
acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la
appendi alla spalla, non capisci come funziona
il rubinetto con i sensori automatici e tocchi
tutto finché riesci finalmente a lavarti le
mani in una posizione da gobbo di Notredame per
non far cadere la borsa nel lavandino;
l’asciugamani è così scarso che finisci per
asciugarti le mani nei pantaloni, perché non
vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci
passando accanto a tutte le altre donne che
ancora aspettano con le gambe incrociate e in
quei momenti non riesci a sorridere
spontaneamente, cosciente del fatto che hai
passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se
non esci con un pezzo di carta igienica
attaccato alla scarpa o peggio ancora con la
cerniera abbassata! A me è capitato una volta,
e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi
il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un
pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di
leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
Perché ci hai messo tanto?’ ti chiede irritato.
C’era molta coda’ ti limiti a rispondere. E
questo è il motivo per cui noi donne andiamo in
bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti
tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene
la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto
la porta; così è molto più semplice e veloce
perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ’la posizione’. E la
dignità.

Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo
che hanno usato un bagno pubblico e a voi
uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.





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