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La fine della stradina di Yanli, le sue colline sfacciate e la manine sventolanti di A & B.
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Camiciuola svolazzante, ma di ruolo. Un ruolo. Quello che mi sono dato.

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Thursday, February 21, 2008 - ore 07:29


La Capsula e L’arte della Manutenzione della Medesima.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Molari,

due notti or sono tutto era iniziato sotto i peggiori auspici:
avevo finito il latte in casa.
Fatto di per se inusuale dato che ne tengo sempre 6/7 cartoni di sicurezza.
Consumandone infatti un litro e mezzo al giorno,
il livello di guardia s’accende quando i tetrapak scendono a tre.

Sono le 4.15 del mattino e il primo tempo di Liverpool-Inter sta scivolando via senza grossi affanni.
La mia mente fa la spola tra un’area e l’altra e resta in parte concentrata sull’assenza dell’amato estratto di mucca. Porca vacca, non ci voleva.
Nella pausa tra primo e secondo tempo prendo una decisione apparentemente priva di importanza, ma che modificherà il corso degli eventi successivi:
mi avvio assonnato verso il frigorifero per prendermi uno yogurt e delle pseudomerendine locali simil crostatina;
l’intenzione notturna e’ quella di versare lo yogurt in una tazza e di pucciarci l’informe dolciume dentro.
La porcata flaccida servira’ a tenermi sveglio.

Accade tutto in pochi istanti.
L’uno-due micidiale del Liverpool (ore 5.30am) e lo scricchiolio
innaturale che rimbomba all’interno della mia cavita’ orale.
E’ un crack inequivocabile.
E che per motivi ancora meno nobili mi tormenta da anni.

Vari organi interni con i quali ho un certo rapporto di fiducia sin da piccolo comunicano tra di loro senza che io possa interpretarne le intenzioni.
Attraverso un lavoro minuzioso della mia lingua certosina provo a separare le parti melmose di crostatina andando alla ricerca dell’elemento solido che ha provocato il tonfo palatale.
Deglutisco con parsimonia.
Mi resta sospesa sul pavimento della bocca la mia capsula.
Accendo la luce, anche se fuori gia’ albeggia.
E la capsula e’ divisa in due. Rotta.
Deformata dal peso del carro ponte.

Non so se esserne felice o incazzato perche’ questa capsula (permettetemi di mettere in piazza i panni sporchi) in tre occasioni tre ha gia’ fatto il giro del mio corpo partendo dal via, chiamiamolo
con un nome fittizio Orifizio A per presentarsi sotto mentite spoglie all’arrivo: Orifizio B.
Insomma, aveva una storia. Mi conosceva bene. Ed io conoscevo lei. Amici, separati in casa.

Deluso e frustrato me ne vado a letto per due orette ben sapendo che il guasto andava riparato il giorno seguente.


La prima volta che misi piede nello studio di un dentista cinese fu per l’estrazione di un dente del giudizio anni or sono. Che poi non avvenne mai.
Il dentista-alla mia domanda: “mi farete l’anestesia spero..” -rispose:
“Tu hai paura delle tigri?”
“N..N..o.No, no”
“Allora perche’ hai paura di male ai denti?”

Con queste premesse ieri mi son recato in un altro studio dentistico:



che mi era stato raccomandato da un amico intimo di Guardia B a cui per via di una dentatura funesta sin dalla nascita gli si era incasinato il modo di parlare:



Premessa:

ha suscitato un misto di scalpore e risate il fatto che io avessi una capsula e che non ricordassi di quante altre constasse la mia dentatura. “Non lo so davvero, 5, 6?”
“Ma dove sta il problema, chiedo?”
“Signore, non e’ affatto normale che alla sua eta’ lei abbia gia’ un numero imprecisato di denti finti..”

Fermi tutti.

Non e’ veramente normale? Intendo dire: qui in Cina o nel mondo?
Intendetemi, veramente non lo sapevo. Cioe’, dipende dalla gente, credo.
Io ho dei denti cosi’. Magari non servivano queste capsule, ma la mia dentista Rita me ne sparo’ appunto un numero imprecisato. Codesta fece bene? Fu la scelta giusta?
E, in ultima analisi, perche’ non ci ho mai pensato prima? E quanti sono in realta’?


L’odontoiatra cinese veste una regimental dai colori improponibili.
Mi da comunque fiducia.
Meno quando mi apre la bocca con le sue manine affilate.
Basta chiedere, la posso aprire spontaneamente la mia bocca.
Scuote la testa. E resta perplesso per un lungo interminabile minuto.
60 secondi che vedono le mie pupille fissare un punto immaginario del soffitto che decido essere costellato di elefantini rosa. Gommosi. Che cantano insieme. E non la loro nota canzone.

Non so se capita anche a voi, ma mi trovo sempre in imbarazzo quando la faccia del dentista o della (vedi Rita) dentista mi si para a 10cm del viso. In quel momento i miei occhi sono una sorta di flipper alla ricerca di un punto estraneo e meno imbarazzante da osservare. Si crea come una sorta di imbuto ove a fuoco si individuano almeno tre soggetti: il viso del dentista a destra, la lampada gigante al centro e l’aiuto dentista a sinistra. Solitamente fisso l’ambaradan luminoso per evitare momenti di tensione emotiva in cui potrebbe sembrare che ci sto provando o con l’uno o con l’altra.
Con l’aggravante che pur avendo un mio trapano, sono loro ad utilizzarlo. Quello vero.

Uno studio dentista cinese pone un ulteriore situazione visiva che non avevo ancora sperimentato.
L’occhio orientale.

Non credo (eccetto i vari Nelda, Matteo Cordioli, Luca Vigneri e forse il De Luca, ma per motivi diversi) che riusciate a capire l’inquietudine di avere sopra la vostra testa e a distanza ravvicinatissima due occhi orientali che vi fissano.
Specie se alla rovescia. Un 69 facciale intendo.
Fa paura. Sara’ che non hanno la palpebra.

Soggetto orientale casuale A:



Stesso Soggetto Orientale B Capovolto:



Insomma, inquietante e tramortifero. 90 minuti con questi occhi inespressivi e glaciali che ti fissano senza pieta’.

Mi sembrava di essere stato rapito da alieni e di essere finito sul loro tavolo di sperimentazione....
“non carpirete mai il nostro segreto, mai…e i nostri occhi sono piu’ belli, ce li invidiate lo so, altrimenti Mimi Hayuhara e Jenny la Tennista avrebbero avuto gli occhi a mandorla….”

Divagavo.

Concludo con toni positivi: mercoledi’ e per la modesta somma di 200 euri avro’ due nuove capsule rivestite in oro. Perche’ poi han voluto farmene anche un’altra che si era crepata.

Sono fiducioso. E ora esco a comprare il succo di mucca.


MOL ALE



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