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Friday, February 22, 2008 - ore 13:42


Matematico impertinente
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il "matematico impertinente" sta preparando una nuova sorpresa, e noi del Punto eravamo davvero troppo curiosi di conoscere questo personaggio dal gusto della provocazione che con ironia riesce a spostare l’attenzione su scienza e razionalità, scatenando dietro di se reazioni tutt’altro che serene. Piergiogio Odifrddi, nato a Cuneo nel 1950, è attualmente professore ordinario di logica matematica all’Università di Torino, ma ha insegnato in America e in Unione Sovietica.





Di Silvia Dallo

Le sue teorie lo hanno portato a conflitti accesi con filosofi e politici torinesi, e dal 2003 è membro del comitato di presidenza dll’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Entrato da poco nel Partito Democratico è risultato il candidato eletto alle primarie del collegio di Torino centro. Preciso nei saggi di carattere scentifico quanto divertente nelle sue partecipazioni ai programmi di satira come "Crozza Italia" o "Che tempo che fa", ci ha rilasciato un’intervista davvero stuzzicante.
Il suo ultimo libro "Perchè non possiamo essere cristiani" ha scatenato numerose polemiche, la maggior parte delle quali legate alla provocatoria introduzione, dove viene proposta la teoria etimologica secondo la quale il termine cretino indicasse in origine il cristiano, e il cristianesimo sarebbe quindi una religione per "letterati cretini". Cosa risponde a chi si è sentito offeso da questa sua affermazione?
Se un cristiano ha una fede così traballante e un carattere così focoso da non riuscire ad andare oltre la terza pagina, magari ha qualche problema. Ma non è stato così per tutti. Ho ricevuto una mail di un frate della Puglia: non è un frate indemoniato, ma ugualmente ha considerato il mio libro uno stimolo per riflettere con i fedeli. Anche il direttore di Radio2 ha avuto la stessa reazione, definendolo quasi un "libro di preghiera". Sono due persone che sanno andare oltre la provocazione e capire i contenuti, mentre la maggior parte dei cristiani, che dovrebbero "porgere l’altra guancia", non si sforzano nemmeno. E il Vaticano, come ha evidenziato in un suo rcente articolo Curzio Maltese, ci costa assai di più della casta dei politici.
Il 2007 l’ha vista candidarsi nelle liste del Partito Democratico nella sezione di Torino Centro, e vincere. Cosa fa un matematico in politica?
A essere sincero ancora non so con quanti voti ho vinto. Il Partito Democratico sembra la fotocopia della Democrazia Cristiana, ma il mio ragionamento è stato questo: c’è una tendenza a escludere gli estremismi per fissarsi sull’asse Berlusconi/Veltroni. Schegliere un estremismo significa correre il rischio di assumere una posizione soddisfacente per sè ma di facciata. L’obiettivo è realizzare un Partito Democratico abbastanza solido da contrastare Forza Italia ma che permetta di parlare e farsi sentire. Da solo non ci sarei andato ma la proposta mi è arrivata direttamente da Veltroni, e io ho deciso di impegnarmi ponendomi in particolare due obiettivi: il primo è l’importanza della scienza e della ricerca, maggiori finanziamenti. Il secondo è la laicità. Sono nella commissione che redige il Manifesto dei Valori. Nella prima bozza, che io non ho accettato, la laicità era intesa in senso confuso e contraddittorio. Ora ci sono dibattiti e devo dirmi soddisfatto di questo discutere.
Da una recente indagine gli studenti italiani risultano avere una preparazione piuttosto scarsa in matematica. Secondo lei, qual’è il problema?
Il problema non è solo degli studenti italiani, almeno in una sua parte. Negli ultimi anni giovani e giovanissimi si sono abituati a mezzi come TV, Internet, Playstation, auricolari. Dopo 10 minuti si annoiano. Non si può negare ci sia un problema di concentrazione, e la concentrazione per la matematica è essenziale. Nella maggior parte dei paesi i test sono a domande chiuse, più facili; da noi a domande aperte. Tipica italiana è l’insana abitudine delle interrogazioni programmate, che non invogliano a uno studio regolare. Bisogna poi considerare che i vari tipi di intelligenza sono diversificate, la prima a svilupparsi è quella musicale, l’ultima, verso i 13 anni, quella matematica, quando ormai si è già deciso che il bambino "non è portato". Per tale ragione i professori dovrebbero, nell’attesa che si sviluppi, usare metodi alternativi per far studiare la materia, e magari, nell’età più delicata, associarla all’arte e alla musica, e in Italia questo non lo facciamo. Inoltre la mentalità cattolica è contraria a quella scientifica, perchè la seconda smentisce la prima, e in Italia la mentalità cattolica abbonda. Sommando questi e altri fattori, sarebbe strano se gli studenti italiani fossero primi.
Nel 2007 l’abbiamo vista partecipare, tra l’altro, a "Che tempo che fa" e, più spesso, a "Crozza Italia", che, a quanto pare, era un "esperimento". Ci svela il segreto?
La mia presenza a "Crozza Italia" era una prova, per vedere se poteva funzionare un programma tutto mio. In primavera, su LA7, sarò in prima serata, e la trasmissione antrà in onda dall’aula magna di molte delle Università italiane. Come ospiti avrò premi Nobel e scienziati. Un vero programma di scienza. Sarà davvero interessante.
Lei insegna Logica matematica all’Università di Torino. Che ne pensa dell’Università torinese? Cosa cambierebbe?
Sicuramente il problema è quello del Campus universitario, la cui realizzazione è sempre stata ostacolata da una situazione architettonica complicata. L’idea di realizzare un polo a Venaria è comunque positiva. La facoltà di matematica è a palazzo Campana e certo a Torino possiamo essere soddisfatti: il rettore sta facendo bene. La Sapienza di Roma è praticamente in bancarotta.
Quello che realmente non funziona nelle Università è il sistema del 3+2, della laurea breve insomma. Non piace agli studenti come agli industriali. Abbiamo cercato di imitare il sistema estero, ma ho insegnato 15 anni in America, e i due sistemi sono decisamente differenti. Da noi ci vuole una riforma dell’insegnamento, egli esami, e delle esercitazioni. La nostra università sembra per troppi versi ottocentesca.


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