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Friday, February 22, 2008 - ore 17:58


Collaborazione con L’Altopiano
(categoria: " Riflessioni ")


SAPOR D’ACQUA NATIA
Riportate Dio in Chiesa.
Se c’è ancora posto


di don Marco Pozza
da L’altopiano, sabato 23 febbraio 2008, pag. 2

Al tocco della campana entrano, al fischio della benedizione finale scappano. Al pari dei bambini che giocano all’uomo nero. Entrano mettendo il silenziatore al telefonino, escono togliendo il silenziatore e strofinandosi gli occhi. Come quando s’abbandona il cuscino. Varcano la soglia, recitano la poesia a memoria, s’alternano al ritmo del sacerdote, si siedono, si alzano, sgomitano, mormorano. Poggiati alla colonna sbadigliano. Pregano pure. Frammento di ordinaria religiosità domenicale. Scrisse Ch. Peguy: “Come volete che si convertano e tornino a credere, quando vedono cos’è la nostra fedeltà? Come hanno ragione di spregiarci, quando ci vedono così deboli e tremanti! Di noi essi non conoscono che facce rivolte a terra, e ginocchia prone e schiene ricurve, nuche ricurve e tremanti.”
Quaresima: tempo di deserti e silenzi, d’austerità, di santità, di quotidiana quotidianità. Tempo dell’anima, spazio del pensiero, ritmo di Vangelo. Eppure sembra tutto uguale: quel pugno di cenere non va oltre il cuoio capelluto, l’acqua sui piedi del giovedì santo pare una “scenetta” per commuovere le nonne anziane e le zie religiose. Le tentazioni del deserto, la donna di Samaria, il cieco nato, l’amico Lazzaro risuscitato paiono attori usciti da quel cassetto che ispirava il genio alla penna del Manzoni. Poco più che novelli Abbondi. Eppure sono lì per noi, da millenni c’attendono, vivono per il nostro passaggio: per interpellarci e scuoterci. Innalzarci, abbassarci e motivarci. Accendere, stupire e provocare. Oltre l’orizzonte c’è un Triduo Pasquale misterioso e affascinante: la storia di un tradimento, il silenzio di una croce, il brivido emozionante di un sepolcro vuoto. Donne che corrono piangendo, discepoli impauriti e attoniti, soldati appostati, guardie pagate, governatori esausti. Tuoni nel cielo, silenzio sulla terra, speranza sospesa ad un legno. C’è movimento e suspence, dolore e aspettativa, pane spezzato, baci regalati, spade sguainate.
Butti l’occhio dentro l’inferriata del Vangelo e t’invade il fremito di una storia scompigliata. Tutti di corsa a prepararsi: al cielo che bacia la terra, alla vita che ride in faccia alla morte, all’Uomo che schiude il sentiero per il cielo. Alla la vita: bellezza e sudore, poesia e sospiri, silenzi e sguardi, occhiate, sorrisi e carezze.



Peccato che quest’anno il Triduo dell’Eterno sia messo in ombra da un misero triduo umano. Quello elettorale. Scoraggiante che al posto della Samaritana e di Lazzaro, del cieco nato e di Pietro-Giacomo-Giovanni sui pulpiti delle chiese ci s’azzardi di parlare di Veltroni e Ferrara, Berlusconi, Mastella e Tabacci. Di Bertinotti, Storace, Boselli e Casini. Delle loro illusioni, fantasie e profezie già smantellate. Delle prese in giro, delle fucilate reciproche, di questi tre mesi di noia mortale, abissale e scontata a 360°. Sulla cima dell’Ortigara, sulle nude rocce cantate dagli alpini, stanno racchiusi visioni, occhiate e giovinezza di chi ha pagato con la vita il sogno di un’Italia libera. S’avverte necessario aprire la campagna elettorale lassù sulla cima, sotto la croce. In silenzio. Forse qualche lacrima di rimorso ricorderebbe che l’uomo non va preso in giro. Neppure con eleganza!
Nel giugno del 1991 il poeta e premio Nobel Aleksandr Solženicyn urlò: “Riportate Dio nella politica”. Oggi sembra essere necessaria una ri-traduzione di quella celebre frase: “Riportate Dio nella Chiesa”.
A patto che ci sia ancora posto!


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