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Saturday, February 23, 2008 - ore 11:58


Don’t dream it... be it!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Da "Il Terzo Secolo - Cronache americane" di Piero Scaruffi


Il "Rocky Horror Picture Show" e’ un musical del 1975 che fonde horror, sesso e rock and roll. Quando usci’, ebbe un modesto successo, ma non abbastanza da essere citato da una sola storia del cinema. Vent’anni dopo e’ il rituale per adolescenti piu’ diffuso in America. Nessuno sa con precisione spiegare cosa fece di questo film, piuttosto che di tanti altri, un fatto di culto.

Lo spettacolo in se` e’ un misto di cinema, musica e teatro. Per cominciare il film puo’ essere proiettato soltanto alla mezzanotte del sabato, in sincronia con l’azione del film. Poi viene proiettato in locali affittati da giovani (molto giovani, generalmente minorenni) che si prestano a recitare sul palco le stesse scene del film, man mano che vengono proiettate sullo schermo. Il pubblico assiste pertanto a due spettacoli, uno cinematografico e uno teatrale, che sono esattamente identici.

La storia e’ quella di un travestito (interpretato da Tim Curry) che accoglie nel suo castello una coppietta di fidanzatini benpensanti, educati in maniera tradizionale. Nel castello il travestito ha radunato il fior fiore dei mostri del mondo per presentare loro la sua creatura, uno splendido giovane sintetico che ha costruito per soddisfare i suoi desideri piu’ laidi. I due giovani vengono poco a poco traviati dal padrone di casa e dai suoi servitori. Verso la fine si scopre che i servitori sono invece gli inviati di una civilta’ extraterrestre che giustiziano il travestito, ma non dopo che questi si e’ arrampicato su una torre della RKO ed e’ precipitato in una piscina degna dei vecchi musical di Hollywood. La trama, insomma, e’ un minestrone di parodie della sottocultura dei film di serie B.

Il pubblico e’ a sua volta il terzo spettacolo, in quanto esiste una contro-sceneggiatura, tramandata per lo piu’ per via orale, che stabilisce cosa il pubblico debba (all’unisono) dire e fare. Cosi’ gli spettatori lanciano riso in sala quando i due fidanzatini fanno da testimoni a un matrimonio; cosi’ volano rotoli di carta igienica quando compare il perverso avvocato; cosi’ tutti si alzano e si precipitano nei corridoi per partecipare al balletto demenziale dei mostri; e via dicendo. Per molte battute dei protagonisti esiste una contro-battuta che il pubblico deve gridare di risposta. Ogni volta che il protagonista emette una delle sue frasi fuori luogo, il pubblico commenta con un sonoro "asshole" ("idiota), e ogni volta che la protagonista miagola pudibonda dal pubblico si leva il coro "slut" ("puttanella"). L’arrivo del motociclista punk (in seguito diventato il cantante Meat Loaf, cosi’ ribattezzatosi in funzione del suo ruolo nel film, quello appunto di fare da pasto di carne rosolata) viene salutato con grida al tempo stesso di giubilo (e’ l’eroe ribelle) e di disperazione (il suo fato e’ gia’ segnato).

Dulcis in fundo, questa non e’ un’esperienza casuale: se un locale proietta il "Rocky Horror Picture Show", lo deve proiettare tutti i sabati a mezzanotte. Poco prima dell’ora d’inizio le strade intorno al cinema vengono prese d’assalto da giovani bardati nelle acconciature piu’ pittoresche e i membri del cast si spargono fra il pubblico esibendo atteggiamenti provocanti. Uno dei rituali e’ quello della "vergine": se una delle persone in coda davanti alla biglietteria si dichiara novizia dello spettacolo, viene circondata dagli astanti che le ballano intorno.

Nel 1984 si sapeva di circa una trentina di cinema sparsi per tutta la Nazione che proiettavano il film tutti i sabati a mezzanotte, ma il numero e’ venuto crescendo di anno in anno. Ormai il "Rocky Horror Picture Show" e’ un’istituzione, che si trasmette di generazione in generazione. Molti dei ragazzini che lo interpretano oggi non erano neppure nati quando venne filmato.

Sono migliaia in tutti gli stati d’America i ragazzini che ogni sabato a mezzanotte si recano a vedere questo film (anzi, a partecipare a questo spettacolo). Ne’ i genitori ne’ le autorita’ hanno chiaro cosa succeda dentro il teatro: formalmente si tratta di una festa privata.

E’ soltanto il primo e piu’ influente dei rituali per soli giovani che sono sorti negli ultimi vent’anni. Se negli anni ’60 il rock and roll era stato un po’ il rituale generazionale in cui ciascun adolescente si riconosceva, dagli anni ’70 in poi nascono spontaneamente rituali piu’ occulti (nel senso che vengono tenuti segreti) e molto piu’ complessi, dei quali e’ difficile spiegare l’origine, il fascino e il significato.






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