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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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domenica 24 febbraio 2008 - ore 13:34


Canzonismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È iniziato il mio secondo corso di teatro, che noi intimi chiamiamo amorevolmente, per abbreviare, il secondo livello del corso di teatro.
Questo significa che siamo passati di grado - e quindi che faremo cose più difficili, che ci dovremo impegnare di più, che impareremo di più, che diventeremo bravissimi e quindi che ci divertiremo moltissimo. Mi sembrano ottimi presupposti.
La prima lezione, devo dire, mi ha lasciato qualche titubanza, ma spero di lasciarla dietro l’angolo il prossimo venerdì quando il maestro ci farà colorare e io, se non lo sapete, adoro colorare. Ma non divaghiamo, come mio solito. Aggiungo solo molto brevemente che oggi non sono esattamente quel che si dice in forze perché ieri sera era il compleanno di Violetta, e abbiamo festeggiato abbondantemente (fin circa alle 3) - e adesso continuo col discorso che volevo fare.

Ripartiamo da capo, per non perdere il filo.

La prima serata di corso si è rivelata essere in realtà un complesso momento di incontro e di conoscenza con il gruppo nel quale ci andiamo a inserire, ovvero quelli del terzo livello. È successo che noi eravamo in pochi, loro in tanti ma non abbastanza, e allora ci siamo fusi, e allora siamo passati dal secondo al terzo. Cioè, Daniele ci ha fusi, perché lui è bastardo dentro - eh l’ha detto lui, mica io. Così dobbiamo metterci in pari con gente che è un bel po’ più avanti di noi, e la fatica ci spaventa e ci stimola. Soprattutto stimola.

Ma la cosa di cui vorrei discutere oggi, se lor signori me lo concederanno, è quella terribile domanda che ogni tanto ti pongono.
Qual è la tua canzone preferita?
Oddio, ce ne sono tante, dici tu. E l’intervistatore ti fa: no, devi sceglierne una sola.

Ritengo sia una pericolosissima forma di violenza psicologica. Succede anche con i film, che è più o meno la stessa cosa, come se si potesse, avere una sola canzone preferita, bah. Finisce che per sceglierne una sola ripercorri la storia della tua vita al contrario, dalla melodia straordinaria sentita ieri per la radio, a quella dolcissima canzoncina che ti aveva dedicato un bambino innamorato di te in terza elementare, passando per la gita del liceo e per le feste universitarie. E per scegliere finisce che non riesci a scegliere, perché ti vengono in mente tutte.
Come si può torturare una persona in questo modo? È sadismo allo stato brado, e io per principio mi oppongo, perché la mia vena polemica va sfogata esattamente come devo sfogare esibizionismo e paranoia in stato crescente.
Il maestro Daniele ci ha chiesto di portare la nostra “canzone preferita” alla terza lezione del corso. Solo questo: nessuna ulteriore indicazione mentre, maligno, sogghignava. Sogghignava, sì ne sono certa, lui sa perfettamente in che vortice di insicurezza e panico primordiale ci sta lasciando agonizzare. Sa che non penseremo ad altro per due settimane, che ci stiamo intrippando, immaginando cosa potrà farci fare con la canzone. È questo il suo scopo, farci impazzire.
Ma questo suo farci impazzire mi ha semplificato la scelta. Quando ha proferito parola e ha detto portate la vostra canzone preferita, me n’è venuta in mente subito una, e poi a ruota mille altre. Una per ogni stato d’animo, una all’anno, una per ogni persona che ho conosciuto, ogni luogo che ho visitato. Ho sentito immediatamente suonare la Rapsodia in Blu di Gershwin, sentendomi altrettanto immediatamente in colpa per non averla pensata per prima. Poi ho pensato ai Guns, a Piece Of My Heart di Janice, poi a Vasco che canta Brava. Rimmel di De Gregori mi fa un male che adoro, Bohemian Rapsody mi esalta all’ennesima potenza. Grande Grande, Minuetto, Gli uomini non cambiano, prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola gli uomini ti uccidono.
Ma in tutta questa confusione ho scelto la mia canzone preferita. E’ venuta fuori da sola. Quella che, eliminando un elemento per coppia, vinceva sempre.
"Fra Sweet Child e Spin tengo Spin , fra Open Your Eyes degli Alterbridge e Take On Me tengo gli Alterbridge.
Fra Spin e Alterbridge tengo Alterbridge."

E via dicendo con la gara fra canzoni, a due a due. E ne rimaneva sempre una, che vinceva tutte le selezioni. Quella che avevo pensato per prima. Quella che per prima avevo pensata, scusandomi con Bono, con Rino Gaetano, con Edith Piaf e con gli Stones. Rimaneva comunque sempre quella. E allora ho deciso che se proprio devo chiedere scusa a qualcuno, preferisco chieder scusa ai Toto e a Capossela. Ma non a loro. Loro no.
Ogni momento ha una canzone, come ogni canzone ha un momento. Ci sono giorni in cui non mi va di sentire i Beatles, e io li adoro. Ci sono giorni in cui mi stufano i Radiofiera, e io li adoro. Ci sono giorni in cui potrei ascoltare solo Elio a ripetizione, ci sono giorni che collego a Elio e sorrido e mi sento bene. Ma c’è sempre quella canzone che mi viene in mente prima, e sarà la mia canzone da corso. È giusto così, e poi lo sapevo dall’inizio che sarebbe stata quella. È arrivata con la domanda, era la risposta immediata. L’avevo deciso subito che era lei, ho solo cercato di complicarmi la vita, come mio solito. Ma ora c’è. E’ lei. E’ lui.
È una violenza psicologica, davvero, perché mi sono sentita in colpa per Ella Fitzgerald, Billy Holiday, Areetha Franklin, Carol King. Ma il mio Mister Jones non lascia scampo a nessuno.




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