Certe cose sono davvero strane! Immagino che se vedessi la mia mamma uscire a mezzanotte per andare dalla parrucchiera, minimo minimo le dire:“Stai bene, mamma?”. Se la nonna il pranzo di Natale facesse trovare minestra con il dado, cappuccino e brioche per tutti, forse le andrei vicino – ma senza farla vergognare - e le chiederei: “Stai bene, nonna?”. Come se vedessi uscire qualcuno alla tre di notte per fare la spesa, a mezzogiorno in agosto per annaffiare i fiori, alle dieci di sera per comprare il pane fresco. Come papà ti svegliasse alle due di notte convinta che devi andare a scuola.
Insomma, certe cose ti fanno guardare le persone in modo un po’ strano e ti chiedi se siano apposto.
Ascolta questa.
La campana suonava il mezzogiorno. Cioè calore e arsura, stanchezza, spossatezza e sete, solitudine, disagio e fantasia. Ora strana il mezzogiorno: cosa vedi? L’ombra del pozzo che si staglia sulla terra accaldata e l’aria arroventata attorno. Una
donna posa la brocca: forse perché stanca, appesantita, vuota. Va
a mezzogiorno, perché alle sette del mattino avvertiva le insinuazioni delle comari d’affari. Stanca delle umiliazioni, aspetta l’ora in cui la radura è vuota. C’è pure uno
Straniero stanco. Non solo: anche Lui cerca acqua. Di più: è misterioso, perché le parla. Stranissimo: un giudeo che s’abbassa a chiedere acqua ad una donna nemica, rinnegata, figlia di un popolo “bastardo”. Dice Giovanni:
“Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno” (Gv 4,6) Vabbè: cosa ci sarà di straordinario? Nulla se quest’Uomo non fosse il Figlio di Dio: cioè Colui che passeggiava nelle strade raddrizzando gli storpi, colorando gli occhi dei ciechi, parlando da far capire i sordi, risollevando i morti, sanando i lebbrosi: semplicemente una potenza! Come può Uno così sedersi stanco dopo un viaggio sotto il sole di mezzogiorno, come me, come te, come tutti gli uomini? E’ fantastico sapere che anche Gesù si stanca: perché ce lo fa sentire vicinissimo, compagno, amico. Ma guarda che differenza: quando io sono stanco divento nervoso, intrattabile, distratto. Insopportabile. Lui no! Lui è straordinario ad “orario continuato”.
S’incrociano per caso. Forse! Chi è lei? Due pennellate ed è poesia: bellissima e sveglia, furba, vivace e appassionata. In una parola: una figlia intraprendente. M’invento io? No, è che una donna normale sei uomini non li recupera nemmeno tramite un’agenzia matrimoniale. Le mancava solo la ricchezza: avrebbe mandato la serva al pozzo. Un cavaliere quell’uomo:la vede indaffarata e le dice
“Dammi da bere”. Lei, mica ignorante, Gli ribatte:
“Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. Donna samaritana. Come dire: sta zitto, almeno! Se vuoi bere, pesca l’acqua e allontanati. Forse puoi intuire la diffidenza: sai quanta gente c’avrà ricamato sopra quell’esistenza un po’ originale? Gesù, come al solito furbissimo e disarmante, le dice:
“Sono io l’acqua che spegne la sete!” La donna, tutta pepe, tenta di fare la spiritosa:
“Dammela quest’acqua. Che risparmio fatica”.
Ma il viandante di Nazareth, seppur stanco, riparte in contropiede e la fa tremare: rompe la porta dell’anima e la denuda. Ma non come tutti gli altri uomini! Con eleganza, con delicatezza, con passione tutta divina, senza sotterrarla dicendole:
“Vedi quanto sei misera, sgangherata, peccatrice, sporca”. Seduto sul pozzo, non le porge uno specchio in cui specchiarsi ma le offre un quadro che racconta della bellezza. Una bellezza che può raggiungere, che deve raggiungere, che è semplice da raggiungere: basta scrostare l’anima. Non vuole restauri, vuole la novità. Nel Vangelo la Samaritana è un personaggio guasto come
Nicodemo e Abramo, Giona, Zaccheo e Giobbe, Maddalena, Giuda e don Marco. E i personaggi guasti Dio li scompone per farli risplendere. E’ una tecnica micidiale: gratta nell’anima, risveglia la nostalgia segreta, spolvera vecchi ricordi, ti fa piangere parlando della Bellezza. Guarda quel Gran Genio: non solo le offre da bere, ma prima le fa venir sete! Non solo le risponde, ma prima le fa nascere la domanda. E lei crolla. Tu crolli, perché è fatica rimanere senza rossore sul volto davanti al pozzo. Guarda che roba! Tremendo un Dio del genere! Prima le mostra la luce, poi fa terra bruciata. Prima spalanca una porta, poi chiude tutte le altre. Come dire: c’è speranza, luce, futuro. Ma devi cambiare! Vedi, forse tutti abbiamo bisogno di uno straniero. Perché tutti siamo come la donna di Samaria: viviamo di abitudini. Soliti giri e soliti amici, i soliti pensieri, le solite preoccupazioni. I soliti gesti. Ogni giorno lo stesso percorso di vita: andare al pozzo, attingere l’acqua, riempire la brocca, portarla a casa. Lavare la biancheria, urlare, preparare la tavola. Studiare, mangiare, dormire. E domani sarà ancora così: studiare, mangiare, dormire. Lavare la biancheria, urlare, preparare la tavola. E hai l’impressione di girare a vuoto, di essere stanco, noioso, ripetitivo, monotono. Poi un giorno passa Uno all’apparenza stanco come te - niente di eccezionale - che ti mostra uno sguardo diverso, accende una luce strana e tu ti senti improvvisamente giovane. Sei lo stesso, ma non sei lo stesso. Fai le cose di sempre ma non sono quelle di sempre. Sei tu, ma ti sembra d’essere più bello.
Figura pericolosa questo Cristo, però. La donna l’ha intuito subito che quel faccia a faccia era terribile, rischioso, compromettente. Quell’Uomo era strano, lei era guasta, l’aria era insopportabile. Ha tentato in tutti i modi di dirottare il discorso di portar fuori argomento il Maestro: Lui parla di acqua, acqua che disseta, acqua che è Lui. Cioè parla di cose pericolosissime. E Lei? Lei Gli chiede del Tempio, dell’adorazione. Come se il professore ti domandasse dell’eccidio delle fosse ardeatine e tu gli rispondessi chiedendo spiegazioni del teorema di Pitagora! Rispondi a modo tuo, cioè non rispondi. Perché hai paura di rispondere. Ma Cristo dice:
“Va a chiamare tuo marito”. Ah… ma allora ti conosce! Silenzio: non si muove foglia! Potessimo fotografare l’incrocio di quello sguardo. Non l’ha sotterrata, non l’ha umiliata. Le ha semplicemente detto che era triste, che poteva tornarsene dal pozzo uguale a prima, che era sgangherato/a perché quello non era suo marito.
“Va a chiamare tuo marito”. “Non ho marito”. Come dire: ho avuto tanti amori ma ho sete d’amore perché non ho amato. Ne avrà anche combinate…ma guarda che anima!
Sullo zaino di una ragazza c’è scritto:
“Senza di te, pulcino mio, il sole sorgerebbe lo stesso. La luna brillerebbe lo stesso, l’estate avanzerebbe lo stesso. I fiori si colorerebbero lo stesso. Il mondo esisterebbe lo stesso. Ma con te è tutto infinitamente più bello”.
Più o meno come la donna di Samaria: ogni giorno va al pozzo e torna con l’acqua. E il giorno dopo ancora così. Per tutta la vita. Poi un giorno se ne torna senza brocca e col sorriso: quasi andare al pozzo fosse stato così bello da dimenticarsi addirittura la brocca. Quasi avesse perso la testa.
Mi piace pensare che, avesse avuto uno zaino quell’Uomo, avrebbe trovato scritto:
"Senza di te il pozzo ci sarebbe lo stesso, la brocca si riempirebbe lo stesso... ma con Te, Signore, è tutto infinitamente più bello" "Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui" (Gv 4,16)
GOD BLESS YOU!
Buona settimana